venerdì 4 dicembre 2015

Addio a Luigi Vollaro il califfo della camorra..

Era salito alla ribalta della cronaca nera per aver ucciso una delle sue tanti amanti,insieme al traditore ovviamente..Tutto era iniziato per caso,una troupe cinematografica stava girando un documentario sulle falde del Vesuvio. Tutto ad un tratto un cineoperatore da lontano notò un cane che giocava con qualcosa di macabro tipo teschio.Si avvicinarono per approfondire e quello che osservarono li lasciò senza parole.Oltre il teschio che il cane usava a mo di pallone,c'erano anche delle mandibole e altri resti ossei sparsi un po da per tutto.Quando arrivarono i carabinieri,dopo accurate ricerche trovarono quel che restava di una donna,e altri resti ossei riconducibili a un'altro cadavere.Quei resti come si appuro' in seguito,appartenevano a una donna che era stata legato a Luigi Vollaro detto califfo,un imprenditore edile temuto e rispettato delle zone vesuviane.Da quel cadavere gli inquirenti dopo serrate indagini collocarono quella morte a un'altra morte avvenuta sempre pochi anni prima.Con precisione quattro anni prima,era una fredda sera di gennaio quando al comando dei carabinieri di San Giuseppe Vesuviano arrivò una telefonata anonima,segnalava il cadavere di un uomo orrendamente sfigurato su dei viottoli di campagna.Quando i carabinieri giunsero sul posto trovarono effettivamente un uomo,sfigurato e colpito in varie parti del corpo da colpi di arma da fuoco.L'uomo era ancora vivo,rantolava e prima di morire fece il nome di Luigi Vollaro,un brigadiere si annoto' il nome e partirono altre indagini.Quando dopo diversi mesi il califfo fu chiamato nella caserma dei carabinieri negò tutto e anzi disse che lui quella sera si trovava per lavoro fuori Napoli,e che dunque quell'uomo non solo non lo conosceva ma visto che non era in città era impossibile che lo avesse ammazzato lui.A quei tempi Luigi Vollaro era ancora uno sconosciuto per forze dell'ordine e magistratura,anzi figurava come un grosso imprenditore edile col solo vezzo per le donne.Nel suo paese aveva anche fondato una radio che oltre alla musica si occupava di seminari e altro.Tutto questo tra gli anni sessanta e settanta,già nei primi anni ottanta erano arrivate parecchie segnalazioni alle forze dell'ordine sul Califfo,come ad esempio la villa con oltre quaranta stanze piscine e altro costruita proprio sulle falde del Vesuvio. In quella villa il califfo viveva con le sue tredici amanti e tantissimi figli avuti da queste donne,una specie di arem fatto costruire sul Vesuvio. Tra quelle amanti però mancava una all'appello,Giuseppina Velotti,madre di quattro figli avuti con il califfo e sua amante.Quel teschio e i resti trovati sulle falde vesuviane appartenevano a lei,erano i suoi resti,gli inquirenti ne erano convinti fin dal ritrovamento.Quando interrogano il califfo,si difese dicendo che quei resti potevano appartenere a chiunque,e sulla scomparsa della donna disse solo che era una pazza instabile mentalmente che in più aveva abbandonato i quattro figli di cui lui si prendeva cura.Solo moltissimi anni dopo si ebbe la certezza che quelle ossa erano effettivamente della povera Giuseppina Velotti,e che il suo omicidio era collegato a quello del guardiano notturno trovato esamine che prima di morire aveva fatto il nome di Luigi Vollaro detto il califfo.I due erano stati torturati e uccisi perché avevano intrecciato una relazione sentimentale.Ma la storia di Luigi Vollaro non si limita a questo,infatti era uno dei fondatori della nuova famiglia che da anni si contrapponeva all'organizzazione creata da Raffaele Cutolo.Una lunga scia di sangue,una guerra di camorra che in dieci anni fece più di mille morti ammazzati.Nei prossimi post racconterò nei dettagli la storia e l'ascesa del boss dei boss,Luigi Vollaro detto il califfo.Appunti,aneddoti e lettere che i tanti detenuti rinchiusi nelle carceri di tutta Italia scrivevano a Luigi Vollaro giudice del tribunale della fratellanza pronto a dare giustizia a chi in galera aveva subito un torto.E sono tanti i detenuti che negli anno 80 scrivono al califfo per avere giustizia,boss di forcella,sanità, san Giovanni e di secondigliano.E proprio da secondigliano gli scriveva un suo fedelissimo Antonio De Caro originario del rione Berlingieri,che dopo una lite con Ciro Mazzarella e una bottiglia rotta in faccia scrive al califfo per avere soddisfazione..Tutto questo nel prossimo post...

lunedì 27 aprile 2015

Ammazzato Ciro Cortese e ferito Aldo Pezone...

Ore 10.00 parco acacie Casavatore,Ciro Cortese detto o gorilla è in compagnia di Aldo Pezone alduccio per gli amici.Entrambi si trovano all'interno del bar Vittoria a sorbire un caffè,un bar molto frequentato sopratutto a quell'ora del mattino.Stanno discutendo quando all'improvviso entra il killer con il volto camuffato per non farsi riconoscere,si dirige verso i due e inizia ha sparare,obiettivo Ciro Cortese fratello di Giovanni Cortese detto o cavallaro braccio destro di Cosimo Di Lauro durante la faida di scampia.Il killer si accanisce su Ciro Cortese che non gli da tempo ne di fuggire ne di tentare una inutile quando vana reazione per sfuggire alla morte,nel frattempo Aldo Pezone nel tentativo di scappare viene ferito alle spalle dal killer che tuttavia non da l'impressione di volerlo ammazzare visto che Alduccio trova la forza di scappare all'esterno del bar ferma una macchina e si fa portare dritto all'ospedale.Al momento non si conoscono le condizioni di Aldo Pezone,non si sa ne se è stato ferito in modo lieve ne se è stato leso qualche organo,si sa solo che si trova tutt'ora ricoverato.Tutt'altro destino invece per Ciro Cortese deceduto pochi minuti dopo essere stato colpito dai colpi del killer solitario che non gli ha lasciato scampo.Quella di Ciro Cortese è una morte che mette sul chi va là le forze dell'ordine che sanno bene che secondigliano è una polveriera e che basta poco ha dare fuoco alle polveri.Anche se Ciro Cortese va considerato un criminale con un basso profilo carismatico,tutt'altro discorso è per il fratello Giovanni che può disporre su un esiguo numero di giovani disposti a tutto.Ed è proprio la scarcerazione di Giovanni Cortese insieme a due figli di Paolo Di Lauro a preoccupare gli investigatori,visto gli arresti degli ultimi anni si può considerare secondigliano di nuovo terra di conquista..

giovedì 31 luglio 2014

Le confessioni gi joe banana.

«SONO uno degli otto capi della Vannella Grassi». Si presenta così, nel suo primo interrogatorio da collaboratore di giustizia, Rosario Guarino detto Joe Banana. È il 5 dicembre scorso, il trentenne leader del gruppo emergente di Scampia chiede di parlare con i magistrati del pool anticamorra: «Sono padre di tre figli, ho una moglie che è rimasta sola e una mamma vedova. Voglio un futuro migliore per loro», assicura. E RACCONTA di aver salvato la vita a uno dei figli del padrino Paolo Di Lauro vietando che gli sparassero durante un conflitto a fuoco. Guarino risponde al pm Maurizio De Marco, titolare delle indagini con i pm Stefania Castaldi e Anna Laura Alfano del pool coordinato dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo. Fra i vari episodi, riferisce «nei minimi dettagli» uno dei delitti che diedero fuoco alle polveri della nuova faida, quello di Antonello Faiello, assassinato il 14 aprile 2011. Cominciò tutto per caso, secondo la ricostruzione di Guarino ( nella foto il suo arresto ): i "cattivi ragazzi" della Vannella stavano andando «a mangiare una pizza» per festeggiare un compleanno quando incrociarono un loro affiliato in moto che scappava perché «i Di Lauro lo stavano inseguendo per picchiarlo». Ne scaturisce un conflitto a fuoco fra gli esponenti delle due fazioni. Faiello viene colpito perché Fabio Magnetti, uno dei capi della Vannella, «si impressionò vedendo che Faiello stringeva una pistola in mezzo alle gambe». Così, Magnetti «esplose un colpo di pistola alla tempia di Antonello Faiello, credendo di averlo ucciso, perché cadde a terra. In quello stesso momento Antonio Mennetta (altro esponente di spicco della Vannella n.d.r.) ingaggiò un conflitto a fuoco con i Di Lauro». A un tratto, Guarino dice di essersi ritrovato «con Raffaele Di Lauro nei pressi di un negozio». Uno dei sicari della Vannella gridòa Magnetti: «Uccidi il Lello». Ma Joe Banana si oppose. «Io racconta - mi misi davanti a Raffaele Di Lauroe gridaia Fabio Magnetti: "Tu non uccidi nessuno" e lui rinunciò. A quel punto il conflitto a fuoco con i Di Lauro era cessato e io feci allontanare il Lello». Nel frattempo Faiello, ferito al capo ma ancora vivo, «si alza da terra barcollando». Raffaele Di Lauro «lo sorregge per farlo salire su uno scooter» ma, nella versione fornita ai magistrati da Rosario Guarino, Mennetta «esce da dietro a una macchina dove si era riparato e si avvicina ai due. Dice a Raffaele Di Lauro: "Vattene". Lo fa allontanare e uccide Faiello con un colpo alla testa che lo fulmina». Magnetti e Mennetta sono ora imputati con l' accusa di aver ucciso Antonello Faiello. Assistiti dall' avvocato Giuseppe Ricciulli, hanno chiesto il rito abbreviato, la prossima udienza è in programma venerdì. Dopo l' omicidio, Guarino riferisce di essere tornato a casa, le armi furono distrutte e i vestiti di Magnetti e Mennetta bruciati «in una carriola». La nuova faida era appena cominciata. (d. d. p.)


mercoledì 11 dicembre 2013

Tremano quattro clan: c’è un nuovo pentito

Ha deciso di collaborare con lo Stato dopo che il capo è diventato pentito. La scelta è arrivata quasi in contemporanea. Mario Pacciarelli, pusher della Vanella Grassi, con compiti che vanno molto al di la del semplice spaccio di sostanze stupefacenti, ha deciso di parlare con i pm della Dda di Napoli. I primi verbali sono stati depositati ieri nel corso del processo per l’omicidio del 14 aprile del 2011 dove perse la vita Antonello Faiello. Ha fatto i nomi dei killer perché ha saputo che il commando di assassini era composto da affiliati alla Vanella Grassi tra i quali Antonio Mennetta detto “Er Nino”. Fu arresto a febbraio del 2012. Era in compagnia di tre donne, sue parenti, quando i carabinieri fecero irruzione nell’appartamento di Arzano. Mario Pacciarelli rimase di sasso: era arrivato da poche ore e stava per ripartire per un nuovo nascondiglio. È sotto accusa per associazione camorristica e traffico di stupefacenti, schiacciato dalla stessa ordinanza di custodia cautelare notificata il 26 gennaio scorso a Salvatore Petriccione “o marinaro”, Salvatore Frate detto “Papacianni e Gaetano Cursale.

«Sono uno spietato killer»

 «Un killer senza pietà». Così si definisce Rosario Guarino, boss della Vanella Grassi, ex capo del direttorio di Secondigliano e Scampia e a capo di un manipolo di giovani che decise, circa due anni fa, di dichiarare prima guerra agli Amato- Pagano, poi ai Di Lauro, poi agli Abete-Abbinante, con l’appoggio dei Di Lauro e dei Amato-Pagano, e poi ai Leonardi. Fino ad essere schiacciati dal peso degli arresti e del carcere duro. Una metamorfosi che ha portato a decine di omicidi dei quali Guarino racconta i particolari. Nel primo verbale del 9 dicembre scorso rilasciato al pm della Direzione distrettuale antimafia Maurizio De Marco e depositato nel processo a carico dei suoi ex compagni, accusati dell’omicidio di Antonello Faiello, Guarino, soprannominato “Jo Banana” parla di tutto e saggiamente il magistrato appone numerosi - omissis - per cercare di non svelare in anteprima la strategia investigativa. Sono indagini delicate di fatti di sangue recentissimi e molti degli indagati sono ancora a piede libero. Ciò che è certo è che il pentimento di Guarino rappresenta la fine della Vanella Grassi e del suo tentativo di ascesa nel mondo milionario dei traffici di sostanze stupefacenti. Sessanta pagine nelle quali “Jo Bana” parte dalla fine, ovvero dall’omicidio di Antonello Faiello, quello per il quale fu arrestato. Ma per il magistrato era doverosa una regressione. «Da dove parte la sua carriera»? Come a dire: tu chi sei?. Ecco uno stralcio significati del verbale così com’è stato depositato in Corte d’Assise.

sabato 31 agosto 2013

Ammazzato Antonio Matuozzo

Ancora un morto ammazzato a secondogliano,ancora sangue e lacrime per questo trentunenne massacrato con sei colpi alla testa e al viso.I killer lo hanno sfigurato abbandonandolo a se stesso in un lago di sangue sotto i portici di quel rione berlingieri salito molte volte alle cronache ultimamente.Eppure Antonio Matuozzo non era un camorrista,da voci confidenziali si dice che era un semplice ladro di auto,a differenza del fratello Carlo che e' affiliato al clan della vanella grassi.Ma cosa e' successso?perche'e' stato ammazzato?nuova faida in corso?niente di tutto cio'.Addirittura c'era chi aveva ipotizzato che il vero obiettivo dell'agguato fosse il fratello Carlo,e solo per una sfortunata coincidenza sia stato ucciso Antonio,visto che la moto guidata da Antonio era del fratello.Dunque errore dei killer?sembra proprio di no dalla dinamica dell'agguato e di come sia stato organizzato.Il rione berlingieri oggi e' gestito e comandato dal clan della vanella grassi,una nuova incursione del clan degli Abete-Abbinante e' impensabile vista la pax camorristica stipulata mesi fa,quando i capi dei due schieramenti in guerra furono arrestati.Da allora i due clan si sono divisi i guadagni e momentaneamente hanno messo a tacere le armi,anche se il gruppo della vanella grassi nonostante gli arresti si sta sempre piu' dimostrando un clan egemone e sanguinario.Propio da quest'ultimi forse e' partito l'ordine di ammazzare Antonio Matuozzo,visto il luogo dell'agguato e la dinamica dell'omicidio.Infatti secondo alcune frammentarie testimonianze Antonio Matuozzo e' arrivato sul luogo dell'agguato da solo e molti minuti prima di essere ammazzato,aveva sicuramente appuntamento con il suo o i suoi assassini che sono stati prudenti a scegliere anche il luogo dell'agguato.Gli ultimi istanti di vita di Antonio si sono svolti quasi sicuramente cosi',arriva sul posto dove gli e'stato dato appuntamento,ferma la moto e ripone il casco sullo sterzo e si avvicina al suo assassino che gli inizia a vomitare addosso piu' di dieci colpi di pistola che massacrano questo giovane e lo sfigurano in viso.Forse la sua e' stata una morte dovuta a qualche debito con il clan della zona,visto anche il ritrovamento nelle sue tasche di molte banconote di vario taglio,o forse noncurante del pericolo ha rubato l'auto di qualche parenti d iun boss,o qualche esponente in vista del clan,e da questo e' scattata la punizione.Sono tutte ipotesi,ma al momento gli inquirenti stanno analizzando il cellulare della vittima per capire da chi e' stato chiamato per recarsi nel rione berlingieri.Come sempre massimo rispetto e fiducia per le forze dell'ordine che stanno lavorando intensamente per scovare i killer e mandanti,e sicuramente i risultati come sempre non tarderanno ad arrivare,speriamo bene che vengono fermati questi barbari assassini...

mercoledì 31 luglio 2013

Giovanni De Luise viene scarcerato dopo 8 anni in cella da innocente..

Finalmente dopo 8 anni di interrotta detenzione,ieri sera Giovanni De Luise e' stato scarcerato,grazie anche alle dichiarazioni rese da piu' collaboratori di giustizia.Era stato accusato di essere il killer di Massimo Marino,ammazzato durante la faida del 2004,era stato condannato in tutti e tre gradi di giudizio a ben 28 anni di detenzione.Ma poi i collaboratori,tra cui Vincenzo Lombardi avevano insistito sul fatto che il killer di Marino non era lui,che in carcere ha scontare una lunga condanna c'era un innocente.Infatti da poi il vero killer si e' pentito anche lui,e si e' accusato questo omicidio scagionando definitivamente il De Luise..

mercoledì 12 giugno 2013

Fine di un'epoca

C'e' fermento nella camorra nella camorra di secondigliano,il blitz di stanotte ne e' l'ennesima prova,centonove arresti,tutti organici e affiliati di rispetto del clan Di Lauro.Una vera piazza pulita che ha visto impegnati 500 militari che sono andati fin sopra le case a prenderli con le orecchie a questi cosiddetti camorristi.Pali,spacciatori,fiancheggiatori,estorsori,killer e chi piu' ne ha piu' ne metta,una piazza pulita senza precedenti,e questa volta le accuse sono pesanti per tutti loro,associazione mafiosa,traffico internazionale di stupefacenti ecc. ecc.Tra gli arrestati,anche un noto vigile urbano molto conosciuto che dava informazioni ai vari capipiazza sui blitz e le indagini in corso.Il figlio di Ciruzzo o Milionar Raffaele Di Lauro gli hanno

Camorra, storia e affari del clan Di Lauro, da «Ciruzzo 'O Milionario» al rampollo Lello

I filmati. Per incastrare i capi del clan i carabinieri, coordinati dalla Procura, hanno utilizzato intercettazioni telefoniche ed ambientali, operazioni di sequestro di armi (provenienti, in parte, dall’est dell’Europa) e di stupefacenti (acquistati anche sul mercato spagnolo), videoriprese delle piazze di spaccio del rione dei Fiori che documentano scene di “ordinaria illegalità”.
Le telecamere mostrano lunghe code di autovetture, i cui occupanti sono in attesa di acquistare stupefacenti, naturalmente dopo esser stati accuratamente controllati dagli affiliati addetti alla vigilanza del rione, una spacciatrice che dal balcone dell’abitazione “cala il paniere” contenente lo stupefacente al complice, il quale lo riceve e lo consegna all’acquirente, in attesa in autovettura, in cambio del denaro.
Gli affari. Indicazioni fondamentali sono arrivate dal sequestro dei libri contabili del clan avvenuto nelll’abitazione di Angelo Zimbetti, che mostrano l’enorme volume dei proventi illeciti. Nel periodo compreso tra il 1°aprile 2007 ed il 3 maggio 2008 l’organizzazione ha venduto 117.914 dosi di cocaina - o suoi derivati - ricavando quattro milioni e mezzo di euro. Ma gli incassi maggiori arrivano a Natale: nel periodo tra l Natale 2007 e il Capodanno 2008 in pochi giorni sulle piazze del Rione dei Fiori sono state vendute 4.080 dosi di cocaina per un incasso pari a dieci milioni di euro.

Napoli camorra. Scacco al clan Di Lauro, il figlio del boss arrestato sulla nave da crociera

Oltre centro persone, accusate di essere affiliate al clan di camorra Di Lauro, sono state arrestate dai Carabinieri del Comando provinciale di Napoli e del Ros, in un'operazione scattata all'alba in Campania. Fra gli arrestati vi sono anche stretti favoreggiatori del capo clan, il latitante Marco Di Lauro.
I Carabinieri hanno eseguito un centinaio di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura distrettuale antimafia per i reati di associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, tentativo di omicidio e detenzione di armi, tutti aggravati da finalità mafiosa.