lunedì 30 aprile 2007

MATTEO BOE L'UOMO DALLE FUGHI IMPOSSIBILI

Lula, provincia di Nuoro. E' martedì 25 novembre 2003. Una sera triste e scura. Piove, il maestrale non smette un attimo di soffiare e dalle rocce bianche del Monte Albo si infila ghiacciato tra le stradine del paese. Luisa Manfredi, studentessa di 14 anni, figlia maggiore del bandito Matteo Boe, è a casa con la sorella più piccola Marianna, 10 anni. La madre Laura e il fratellino Andrea sono usciti, ospiti di una famiglia che abita poco lontano dallo loro villetta alla periferia del paese.
Fuori è già buio. Sono da poco passate le 18.30, e Luisa si sta preparando per andare a lezione di ballo sardo. Ma quella sera Luisa non uscirà mai. Quella sera Luisa viene ferita a morte. Colpita nel terrazzo di casa da un unico colpo di fucile calibro 12. Luisa si accascia sul balcone, respira ancora. L'ambulanza arriva in quindici minuti. Viene trasportata all'ospedale di Nuoro. Ma Luisa non riprenderà più conoscenza. Lei muore il giorno successivo, poco dopo le 18, durante un ultimo disperato tentativo dei medici di salvarle la vita.
Lula è un paese che conosce il silenzio, il dolore, la rabbia, la paura. Ha pianto la morte di Luisa, ma non vuole fermarsi, non vuole farsi assediare. Il sindaco, Maddalena Calia.
Luisa era una ragazza brillante, dinamica, serena. Figlia prediletta di un bandito che, per proteggerla, non le aveva dato il suo nome. Era nata in Francia, ma a Lula era cresciuta e Lula era diventato il suo paese, il suo piccolo mondo. Così come lo era stato per suo padre, simbolo di quel paese sempre in conflitto con la legalità.
Matteo Boe incontra per l'ultima volta la figlia Luisa il 16 dicembre 2002. Fa ritorno a Lula in permesso speciale, riabbraccia la madre malata, rivede la compagna e i suoi tre figli. Undici mesi dopo, Luisa viene uccisa. L'ex bandito non assiste al funerale della figlia: troppo pericolosa la sua presenza a Lula. Si parla di una sua visita segreta, si aspetta il suo arrivo. Il 30 gennaio, infine, il ritorno in Sardegna, a Nuoro, nel carcere di Badu 'e Carros. E da lì ancora una volta a Lula, per ritrovare i propri familiari. Per provare a scoprire, attraverso le loro parole, che cosa è realmente successo. Pier Luigi Piredda, La Nuova Sardegna.
E' un caso complesso, perché è stata uccisa una ragazza di 14 anni e perché era la figlia di Matteo Boe. Per questo si pensa subito alla vendetta trasversale nei suoi confronti, oppure a uno scambio di persona con la madre Laura, che poteva essere il vero bersaglio dell'agguato. Poi, però, le indagini si spostano verso altre direzioni. Si segue allora la pista del delitto passionale, del gesto di follia, dell'errore di una mano inesperta, dell'avvertimento finito per sbaglio nel sangue. Due ragazzi lulesi vengono iscritti nel registro degli indagati come persone informate sui fatti. Poi, solo silenzio. Colonnello Salvatore Favarolo, comandante provinciale dei Carabinieri. Matteo Boe, e' tornato nel carcere di Spoleto, al termine delle cinque visite effettuate a Lula e concesse dal Giudice di Sorveglianza. Prima di ripartire e' stato sentito dalla Polizia nel carcere di Badu 'e Carros. Con ogni probabilità ha risposto a domande sull' omicidio della figlia Luisa.E il silenzio, a Lula, continua ancora. Non è bastato il duplice atto d'accusa di Laura Manfredi. Non è bastato il messaggio "Qualcuno di voi ha ucciso Luisa" scritto davanti alla chiesa; non è bastato urlare la propria disperazione, senza paura, chiedere perché, rivolgersi direttamente alla gente del paese. Luisa è morta. E lei non vuole che sia dimenticata.

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SVOGATEVI CON QUESTI CAZZO DI CAMORRISTI,VOGLIO SENTIRLE E VEDERLE DI TUTTI I COLORI