domenica 9 dicembre 2007

Anni 80 : cronaca



Ciro Maresca non ebbe più bisogno di una vendetta ai danni di Cuomo, perchè questi fu ucciso da Raffaele Catapano e Pasquale Barra, fedelissimi di Cutolo, in prigione a Poggioreale, il 31 gennaio 1980. Sembra che Cuomo non avesse avvertito Cutolo di un rapimento. Cuomo fu rimpiazzato dal suo braccio destro Antonio Lucarelli. Sua moglie Carla Ciampi rivelò poi ai giudici gli esecutori e i mandanti dell'omicidio. In febbraio, la Ciampi fu ammazzata a colpi di pistola nella sua auto.
Nel 1980 Giuseppe Maresca festeggia il suo matrimonio nel ristorante "La Cascina" di Domenico Ferrara, fedelissimo di Antonio Bardellino, boss di Giugliano e Caserta.
Il 7 novembre 1980 l'assessore Mimmo Beneventano viene uccise in quel di Ottaviano mentre scende dalla sua auto, per ordine di Cutolo.
Il 23 novembre ci fu una forte scossa di terremoto in Campania. Cutolo approfittò della confusione nel carcere di Poggioreale per ammazzare Antonino Palmieri, tramite Salvatore Esposito e Pasquale D'Amico, perchè aveva cambiato fronte, alleandosi con i Bardellino e i Giuliano, della Nuova Famiglia. Cutolo fu poi trasferito ad Ascoli Piceno. Ma anche da Ascoli, il Professore decideva la vita e la morte. Il 10 dicembre fece uccidere il sindaco di Pagani Marcello Torre, ostacolo per gli appalti del dopo-terremoto. Fu ucciso anche il boss di Pagani, Salvatore Serra, in carcere, e sostituito dal cutoliano Salvatore Di Maio e dal suo luogotenete Antonio Benigno. Il braccio destro di Serra, Oliviero, cominciò quindi a lavorare per la Nuova Famiglia, in particolare per Carmine Alfieri, e divenne il boss di Salerno.
Nel marzo del 1981, intanto, ci fu un vertice della Nuova Famiglia al quale parteciaprono Zaza, Bardellino, Nuvoletta e i Giuliano. Decisero di piazzare una autobomba al castello di Cutolo, a Ottaviano. In quello stesso anno anche i Misso del quartiere Sanità decisero di allearsi alla Nuova Famiglia.
Il 17 agosto 1981 Cutolo organizza l'omicidio a Milano del boss Francesco Turatello, per supportare il clan dei catanesi. Il 9 ottobre la polizia ordina un blitz a casa di Cutolo : Rosetta scappa, ma vengono arrestati il figlio di Cutolo, Roberto, il nipote Luigi Cutolo, e Sabatino Saviano, Giovanni Malandrino, Francesco Pirone, Salvatore e Sabatino Pavone, Salvatore Varriale, Michele Nappo e Mario Ferraro (poi tutti liberati dopo 8 mesi). Nello stesso mese il cassiere di Cutolo, il marsigliese Albert Bergamelli, fu ammazzato in carcere da Umberto Ammaturo.
Il 27 dicembre Giuseppe Romano e suo figlio furono uccisi per ordine di Cutolo : Giuseppe era l'amante di sua sorella Rosetta.
Nel 1981, inoltre, Cutolo ordina l'omicidio del direttore del carcere di Poggioreale, Giuseppe Salvia, perchè questo aveva scoperto che Cutolo aveva amicizie particolari al Ministero degli Interni che gli permettevano di trasferire i detenuti a suo piacimento, per poi organizzarne più facilmente gli omicidi.
Nei primi anni 80 il boss della Sanità, Giuseppe Misso, organizzò due spettacolari rapine al Banco di Napoli e alla gioielleria Pane, con l'aiuto dei siciliani Gerlando Alberti (un nipote di Pippo Calò), e del killer Francesco Caccamo (più tardi poi ammazzato).
Per cercare un'intesa, i principali gruppi campani nel 1981 tengono alcune riunioni a Vallesana, in una tenuta dei Bardellino. Cutolo non può essere presente perché dopo l'evasione è stato arrestato. Ma lo rappresentano il fratello Pasquale, Vincenzo Casillo, suo braccio destro, ed altri dirigenti dell'organizzazione. La controparte è costituita da Bardellino, Alfieri, Galasso. Nuvoletta è l'ospite e cerca di svolgere una funzione di arbitro. Mentre si tengono alcune delle riunioni, Riina, Provenzano e Bagarella, sono ospitati in un edificio separato. Nel corso delle discussioni le fasi di tensione erano inevitabili e per sedarle si ricorreva ai corleonesi. Ma le riunioni non danno nessun esito, anche perché, secondo Galasso, Nuvoletta fa il doppio gioco. Vuole porsi come arbitro della controversia per acquisire autorevolezza, vuole stare dalla parte degli avversari di Cutolo, che tiene un comportamento eccessivamente espansionista, ma non vuole manifestare palesemente avversita' a Cutolo, che e' ancora potente. Percio' non si agita troppo. Il comportamento e' quello tipico dei corleonesi quando c'e' uno scontro: fingere di parteggiare per uno dei contendenti, guardare come vanno le cose e poi schierarsi dalla parte di chi vince agevolandone il successo. Gli omicidi eccellenti si succedono gli uni agli altri. I fratelli di Alfieri e Galasso sono uccisi dalle bande di Cutolo. Uomini di Cutolo cadono sotto i colpi dei clan avversi. Il 1982 è l'anno in cui si registra il maggior numero di omicidi in Campania, 284, segno della permanente instabilità delle relazioni tra gruppi camorristici. Ed è proprio a partire dal 1982, che comincia il declino di Cutolo e l'ascesa di Alfieri.
Nel 1982, durante il maxi-arresto contro gli uomini di Cutolo, il boss Giuseppe Misso viveva in Brasile e comandava da lì la guerra contro Cutolo e quella contro i Giuliano di Forcella. I boss dei Quartieri Spagnoli, Ciro e Marco Mariano, si allearono con i Giuliano.
Il 1 aprile 1982, la polizia trovò a Ottaviano il corpo senza vita dello psicologo Aldo Semerari, amico di Cutolo; era stato ammazzato da uomini al comando di Umberto Ammaturo e della fidanzata Pupetta Maresca.
Il 15 aprile la madre del detenuto Antonio De Matteo fu ammazzata a colpi di mitraglietta. La donna riceveva gli ordini di Cutolo tramite il figlio Antonio. Il giorno dopo il fratello di Antonio, Mattia, fu trovato bruciato nella sua auto. Il 18 aprile Antonio De Matteo fu impiccato nella sua cella da Marco Medda e Pasquale D'amico, perchè Cutolo aveva paura che cominciasse a parlare. Il giorno dopo Cutolo fu trasferito al carcere dell'Asinara, il più duro e protetto dell'epoca in Italia, per ordine del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Nello stesso mese il cassiere di Cutolo, Alfonso Rosanova, fu ucciso in un ospedale di Salerno per ordine di Carmine Alfieri.
Il 25 maggio Celeste Bifulco fu ammazzata. Seguirono, in quei mesi, gli omicidi di decine di uomini legati a Cutolo, tra i quali : Giacomo Frattini, il boss calabrese Ciccio Canale, Antonio Lucarelli, Armando Visone.
Il 6 luglio un vertice delle Nuova Famiglia all'hotel Belvedere fu interrotto dalla polizia.
Nel luglio del 1982, inoltre, le Brigate Rosse ammazarono il capo della polizia napoletana Antonio Ammaturo per ordine di Cutolo, perchè aveva acquisito le prove dei contatti tra Cutolo, alcuni politici e le stesse Brigate Rosse (durante il rapimento dell'assesore Cirillo).
Il 13 settembre 1982 i luogotenenti di Cutolo, Sergio Marinelli e Vincenzo Casillo, organizzarono un agguato al giudice Antonio Gagliardi, eseguito da Massimo Scarpa di Castellammare, ma il giudice sopravvive.
Nello stesso mese il cutoliano Paolo Dongo fu ucciso da Antonio Cianci perchè non era ancora riuscito ad ammazzare il killer di Bergamelli, Umberto Ammaturo. Nello stesso anno Andrea Pandico, il fratello di Giovanni Pandico, fu ammazzato a colpi di pistola durante un'imboscata. In carcere Raffaele Catapano uccide il camorrista Mario Vangone perchè aveva ammazzato suo fratello.
Sempre a settembre Michele Zaza arriva a Parigi per incontrare Antonio Salamone, il nipote di Salomone, Alfredo Bono e Francesco De Matteo; incontro che fu osservato dalla polizia. Zaza inaugurò poi una raffineria di eroina a Rouen, controllata poi da Nunzio Guida in collaborazione coi corsicani Paul Graziani and Bernard Quilichini. Il 25 settembre arriva nella sua casa di Los Angeles e due giorni dopo Salomone va a trovarlo. Salomone da lì telefona al nipote a Palermo e gli ordina di incontrare il genero di Paolo Cuntrera Nino Mongiovi e di partire per Caracas, dopo essersi assicurato del suo arrivo a San Paolo. Un mese dopo arriva a casa di Zaza un carico di 132 Kg di eroina pura, ma la polizia arriva troppo tardi. La polizia francese, infatti, si era infiltrata nella banda di Nunzio Guida. Ma quando l'infiltrato fu scoperto, suo fratello fu ucciso agli Champ Elysees.
Il 22 gennaio 1983, a Poggioreale, furono trovate pistole nelle celle di Maurizio Rossi e dello slavo Yugoslav Stevan Cosa. La notizia ebbe molto risalto a livello nazionale : ci si domandava come potessero avvenire cose del genere; ma il bello (o il brutto) doveva ancora venire.
Il 29 gennaio il braccio destro di Cutolo, Vincenzo Casillo, saltò in aria a Roma a causa di una autobomba organizzata da Giuseppe Puca e Ettore Miranda sotto il comando di Pasquale Galasso, braccio destro di Carmine Alfieri. Il luogotenente di Casillo, Mario Cuomo, sopravvive, ma molti degli uomini di Cutolo cominciarono a pentirsi.
Poco prima c'era stato un agguato al fratello di Michele Zaza, Salvatore che fu solo ferito.
Le esecuzioni cominciavano a rasentare l'incredibile : la moglie di Andrea Pandico, Filomena Schiavone, fu ammazzata mentre piangeva sulla tomba del marito, da Alfredo Guarneri al soldo di Giovanni Pandico, perchè era stata amante di un membro della Nuova Famiglia.
Il 7 febbraio 1983, 21 dei 160 sospetti di un enorme traffico internazionale di droga furono arrestati a Milano. L'organizzazione era riuscita ad acquistare l'ippodromo di San Siro e l'hotel Hilton per circa 100 miliardi di lire, per riciclare le loro ingenti somme di denaro. Oltre ai più importanti boss mafiosi di quegli anni, fra i sospettati c'erano i fratelli Nuvoletta e i fratelli Zaza. Il 15 febbraio ci furono altri arresti a Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo. Furono arrestati la sorella di Zaza, Maria, e suo cognato Giuseppe Liguori. Fu poi scoperta che il tarffico serviva, tra l'altro, a finanziare il famoso Casino di Campione d'Italia. Dalle indagini, si scoprì inoltre che siciliani e camorristi possedevano non solo il casino di Campione, ma anche i casino di San Remo e di Saint Vincent in Italia, il casino di Nizza (il famoso casino Ruhl del gangster marsigliese Dominique Fratoni), i casino di Chomonix e Menton in Francia, parecchi casino a Las Vegas e a Atlantic City e anche alcuni in Africa. Questi casino erano usati principalmente per riciclare i soldi provenienti da attività illecite, principalmente il traffico di droga, con l'aiuto delle banche.
Sempre nel corso del 1983, iniziò il processo a carico di Ciro Mariano per l'omicidio di Antonio Di Scaccia.
In maggio la moglie di Casillo, il braccio destro di Cutolo ammazzato con una autobomba, fu uccisa da Antonio Varriale e Mauro Marra al comando dello stesso Cutolo che accusò la donna di tradimento.
Il 16 giugno molti degli uomini di Cutolo furono arrestati (tra i quali anche il noto presentatore Enzo Tortora, ta l'altro innocente) tra i quali : Mariano Santini, Rosetta Cutolo, Antonio Sibila, Felicia Cuozzo (la fidanzata di Bergamelli), Aldina Murelli, Franco Califano, Antonio Faro, Sante Notarnicola, Francesco Gangemi, Bruno Spiezia, Errico Madonna, Salvatore La Marca, Renato Vallanzasca, Mario Astorina, Gianni Melluso, Pierluigi Concutelli, Nadia Marzano, Giuliana Brusa, Anna Mariniello (la moglie del boss di Afragola Luigi Moccia), Fiorella Piconzi, Stevan Cosa e Mario Mirabile (di Salerno). Si pentono : Michelangelo D'Agostino, Gianni Melluso, Mario Incarnato, Pasquale D'Amico, Salvatore Sanfilippo, Pasquale Barra, Luigi Riccio, Andrea Villa, Vincenzo Esposito, Guido Catapano e Giovanni Pandico.
Dopo il mega-processo a carico dell'organizzazione di Cutolo, i Nuvoletta diventano il clan più importante dell'area napoletana, supportati da Giuseppe Polverino di Marano, Nicola Nuzzo di Acerra e da Valentino Gionta col suo braccio destro Migliorino di Torre Annunziata.
Esaurita la minaccia della NCO di CutoIo, i Nuvoletta iniziano una guerra con la Nuova Famiglia di Alfieri, supportata da Pasquale Galasso di Poggiomarino, Angelo Moccia, Bardellino, Contini (con il braccio destro Riccardo Perucci), Licciardi, Giuseppe Mallardo (col braccio destro Luigi Esposito).
Il 12 giugno 1983 scompare Giuseppe Muollo ed il giorno dopo si trovano i corpi senza vita di tre dei suoi uomini. Tutti comprimari di Carmine Alfieri ed uccisi per ordine di Cutolo da Michele D'alessandro del clan D'alessandro.
In seguito un poliziotto italiano visita l'appartamento a Rio de Janeiro di Bardellino, occupato in quel momento dalla moglie Rita De Vita. Il poliziotto non trova Bardellino ma riconosce il boss siciliano Tommaso Buscetta che vive nell'appartamento che sta sotto a quello di Bardellino. Il 22 ottobre 1983 Buscetta, con la moglie Christina Guimaraes, viene arrestato. Vengono arrestati anche gli uomini di Buscetta : Paolo Staccioli, Giuseppe Favia, Lorenzo Garello, Leonardo Badalamenti (il figlio di Gaetano) e Giuseppe Bizarro. Bizarro era stato poco prima contattato da Michele Zaza da Los Angeles mentre era in compagnia del boss siciliano Salamone.
Nel 1984 Cutolo sposa in prigione Immacolata Iacone, ragazza di 23 anni.
l 26 agosto 1984 un commando composto da almeno 14 persone arriva aTorre Annunziata a bordo di un pullman e di due auto; i mezzi si fermano davanti al "Circolo del pescatore". E' domenica mattina e, come al solito, nei locali e davanti al circolo sostano numerosi aderenti al clan di Valentino Gionta. Il gruppo scende dal pullman e dalle auto, apre il fuoco, uccide sette persone appartenenti al clan Gionta e ne ferisce altre sette.
La strage era stata preceduta da numerosi omicidi realizzati da ciascuno dei gruppi in danno dell'altro. Il piu' clamoroso aveva colpito Ciro Nuvoletta, il 10 giugno 1984, nella sua tenuta di Vallesana, dove, tre anni prima, si erano tenuti i vertici per la pacificazione tra NF e NCO. Un gruppo di uomini armati appartenenti ai clan Alfieri-Galasso-Bardellino era entrato nella tenuta sparando all'impazzata ed aveva ucciso il piu' spietato dei tre fratelli Nuvoletta. La strage è evitata perche' tutti gli altri occupanti della tenuta fra i quali c'e' Gionta con alcuni suoi uomini, riescono a fuggire.
L' omicidio, a sua volta, era stato preceduto dall'arresto in Spagna di Bardellino, il quale riteneva di essere stato tradito da un appartenente al clan Nuvoletta. La strage ferisce gravemente il prestigio del clan Nuvoletta-Gionta.
Entrare nella città di Gionta cosi' numerosi, arrivare davanti al suo circolo, sparare sui presenti tra la folla, ripartire indenni significava: ledere il prestigio del boss della città, mostrarlo inidoneo a difendere sè stesso e i cittadini, segnalare la presenza di un fortissimo gruppo avversario, mettere in crisi i grandi affari di Gionta che si svolgevano nel campo del contrabbando di tabacchi, del traffico di cocaina, nell'edilizia, nei mercati del pesce, delle carni e dei fiori.
Negli anni successivi alla strage di Torre Annunziata emerge progressivamente il clan Alfieri, che diventa via via più potente, eliminando i superstiti frammenti della NCO e scatenando una lotta sempre più feroce contro il clan Nuvoletta ed i suoi alleati. Tra il 1984 e il 1989 questa organizzazione, che operava tradizionalmente a Nola, si espande, nella provincia di Napoli, in diverse direzioni verso Pomigliano d'Arco, verso l'agro nocerino-sarnese, verso la fascia costiera tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia e verso l'area vesuviana nei comuni di Somma Vesuviana, S.Anastasia e Volla.
Il 31 maggio 1985 un'autobomba uccide la madre di Giovanni Pandico, Francesca Muroni (65 anni), ferendo gravemente la cognata Gisella Gioberti, e suo fratello Nicola.
Nel 1986, sono egemoni, a Napoli e provincia, principalmente 18 clan : Graziano, Ammaturo, Cutolo, Zaza, Galasso, Licciardi, Contini, Nuvoletta, Bardellino, Giuliano, Misso, Alfieri, Cava, Mariano, D’Alessandro, Gionta, Moccia e Nuzzo-Fabbrocino.
Intorno alla metà del 1986, 10 elementi di spicco di organizzazioni malavitose colombiane, siciliane e napoletane si incontrano in Spagna. L'accordo si trova : i colombiani esportano cocaina al mercato europeo facendolo arrivare alle raffinerie siciliane. Da qui e da Napoli parte poi per tutta Europa. La famiglia siciliana Madonia di Palermo la distribuisce nell'Europa centrale, mentre i Corleonesi nell' Europa dell'est. I boss della camorra Zaza e Bardellino la distribuiscono in Francia, Italia e Spagna.

Zaza si trasferisce a Marsiglia, Nunzio e Vincenzo De Falco in Portogallo, Antonio La Torre in Scozia ad Aberdeen. Augusto, Antonio e Francesco Tiberio La Torre in Olanda (dove inaugurano l'apertura dell'hotel Isolabella e di alcune pizzerie). Enrico Maisto in Austria, Antonio Egizio in Germania (dove inaugura anche una catena commerciale), Eduardo Contini nell'Europa dell'est (dove apre pizzerie, bar, ristoranti, alberghi). Francesco Toscanino si trasferisce in Brasile.
Il 6 ottobre 1986 gaetano Nuvoletta viene arrestato a casa della sorella.
Nel gennaio del 1987 il camorrista Franco Valdini viene ammazzato; è il proprietario dell'Hotel Belvedere di Ercolano ed era frequentato dai giudici Armando Cono Lancuba e Vito Masi, che lavoravano per Alfieri.
Sempre nel 1987 il camorrista dell'NCO Massimo Scarpa ammazza Francesco Affatigato.
Ed un certo Salvatore Pizza uccide il genero di sua figlia, Tommaso Sepe, membro del clan Alfieri. Il 27-9-88 Alfieri fa ammazzare i 3 fratelli di Pizza (19, 21 e 23 anni) tramite il suo uomo, Raffaele Tufano.
Il 4 ottobre 1988 il genero di Cutolo, Salvatore Iacone, 54 anni, viene ammazzato mentre esce dal barbiere, a Ottaviano.
Sempre nel 1988, Domenico Iovine, il fratello del braccio destro di Bardellino, Mario Iovine, viene ammazzato.
Intanto ai Quartieri Spagnoli si festeggia un matrimonio : il boss Marco Mariano si sposa al ristorante Le Cascine di Domenico Ferrara, uomo dei Casalesi.
Michele Zaza pensa di stabilirsi definiivamente a Marsiglia. Ma il 15 febbraio dell'89 i suoi luogotenenti Nunzio Barbarossa, Nunzio Guida e Umberto Naviglia vengono arrestati a Nizza. Prologo dell'arresto del boss : il 14 marzo viene messo in manette Zaza e, a Napoli, alcuni suoi uomini tra cui Vincenzo Tagliamento e Nini Giappone.
Nel 1898 lo shock per i Casalesi : in Brasile scompare Antonio Bardellino dopo un incontro col suo luogotenente Mario Iovine. Il clan viene preso in mano dal Boss Carmine "Sandokan" Schiavone.
Iovine, Ferrara e Schiavone si alleano con i Nuvoletta e cominciano a sorgere i primi dubbi su chi abbia potuto ammazzare Bardellino. A Napoli scoppia una sanguinosa guerra, Iovine e Schiavone si nascondono in Francia.
La morte di Bardellino segna una rottura all'interno del "clan dei Casalesi", che dominava tradizionalmente la citta' di Casal di Principe e che aveva occupato fin dagli anni '70 una posizione di preminenza nell'intera provincia di Caserta. L'intensa conflittualita' interna indebolisce questo gruppo criminale, dedito alle estorsioni, allo spaccio di sostanze stupefacenti ed alle rapine, ma in grado di condizionare pesantemente anche l'amministrazione comunale. Il clan dei Casalesi è ancora assai forte, specialmente se si tiene conto della polverizzazione degii altri gruppi camorristici nella provincia di Caserta. I Casalesi, oltre ad esercitare la propria influenza nei comuni dell'aversano e nel mondragonese, hanno attivita' anche fuori della Campania, giungendo fino all'Emilia Romagna. I gruppi camorristici della provincia di Caserta sono numerosi ed ampiamente radicati. Nella zona di Sparanise e di Tulazio opera il clan Lubrano-Papa, tradizionalmente legato ai Nuvoletta di Marano (in provincia di Napoli). Le famiglie La Torre ed Esposito controllano Mondragone, Grazzanise, Sessa Aurunca, Carinola e Baia Domizia, spingendosi fino al basso Lazio. A Casapesenna e nei comuni vicini opera il clan Venosa-Caterino, che si e' sottratto all'egemonia dei Casalesi dopo la morte di Mario Iovine.
A Caserta citta' e' presente il gruppo di Rosario Benenato. A Recale quello dei fratelli Antimo e di Giovanni Perreca. Gli esempi sin qui indicati non esauriscono la complessa geografia dei clan, ma sono sufficienti a mostrare il carattere accentuatamente pluralistico di questi insediamenti criminali. I capi di numerosi clan operanti in provincia di Caserta tendono ad inserirsi in attivita' economiche legali, nei settori del turismo, della intermediazione finanziaria e degli investimenti immobiliari. Si possono ricordare in proposito la gestione di stabilimenti balneari a Castel Volturno da parte di gruppi che fanno capo al clan dei Casalesi e la gestione di supermercati nella citta' di Sessa Aurunca da parte di imprenditori legati al latitante Mario Esposito, del clan Muzzone.
Intantoil 12 agosto 1989 il brigatista Franco La Maestra viene arrestato a Napoli: è sospettato degli omicidi dei magistrati Tarantelli, Conti e Ruffili. Alla fine delle indagini si scopre che la cellula delle Brigate Rosse a Napoli era vicina al clan di Vincenzo Rinaldi, di San Giovanni a Teduccio.
Ai Quartieri Spagnoli scoppia un'altra sanguinosa guerra : i Mariano, spalleggiati dal boss della mala flegrea Malventi, dichiara guerra ai De Biase. A cavallo tra gli anni 80 e 90, si contano centinaia di omicidi a Napoli, tutti di stampo camorristico.
Il 6 novembre 1989 gli 007 della polizia ascoltano una telefonata del boss Alfieri ad una donna. Quando si giunge a casa di quest'ultima non la si trova. Si scopre in seguito che era stata avvertita dal commissatio Matteo Cinque, che lavorava per Alfieri.

Il 7 dicembre dell'89 alcuni killer entrarono in azione negli spogliatoi del Circolo Canottieri a Napoli, trucidando il boss Gaetano Di Costanzo e i pregiudicati Pasquale Arienzo, Pietro Avallone e Francesco Zenga. In seguito verranno accusati del quadruplo omicidio Ciro Mariano, Marco Mariano, Tommaso Esposito, Salvatore Cirelli, Pasquale Frajese, Giuseppe Amendola e Salvo Terracciano, che hanno seguito l'ordine dei boss Malventi ed Alfieri.
Intanto Alfieri continua la sua latitanza, scappando sempre all'ultimo minuto ai blitz grazie al commissario Cinque.
La citta divisa in una miriade di clan
Raffaele Cutolo è ormai nel carcere di Cuneo. Sconfitto. Ogni tanto lancia segnali sibillini. Ma la Nco non esiste più. Il disegno cutoliano è fallito, si sgretola subito dopo la vicenda della trattativa per il rapimento Cirillo. Un caso? Quasi 400 imputati del maxi-blitz del giugno '83 hanno avuto condanne definitive, decine di assolti da sentenze giudiziarie dello stesso processo sono stati poi uccisi quando sono ritornati in libertà. Il «potere camorrista» è ormai in mano agli ex nemici di Cutolo.
La famiglia Giuliano di Forcella, ad esempio, resta un punto di riferimento per le organizzazioni camorristiche. Antonio Spavone è scomparso, Michele Zaza, fuggito dall'Italia, viene riarrestato in Francia e, per lungo tempo, resta in carcere a Marsiglia. Scomparso, ormai all'estero, Umberto Ammaturo, restano gli altri: la famiglia VoIlaro, i Nuvoletta, i Misso della sanità, i Mallardo di Giugliano. Ma cominciano a crescere quelli che, prima, erano semplici guaglioni, gregari. La sconfitta di Cutolo fa nascere piccoli astri di quartiere. Sono spesso spietati ex killers (che anche in posizioni di preminenza continuano a sparare), che hanno saputo farsi rispettare ed hanno raccolto altri disperati che, attraverso la violenza, controllano il traffico di droga e le estorsioni nelle loro zone.
Forcella, il centro storico, resta il quartiere-Stato dei Giuliano. Ma nella geografia degli anni Novanta aumenta il peso dei Quartieri spagnoli. Sono i luoghi dove viveva anche don Ciccio Cappuccio: un dedalo di vie e viuzze, intricate, dove erano sistemate le truppe del vicerè di Spagna. Sconfitto Cutolo, è usanza, tutta popolare, di appioppare un soprannome che fissa una caratteristica fisica, un vezzo, una somiglianza. Un'usanza che ha sempre contraddistinto il «potere camorrista». Un'usanza tutta popolare.
Il centro storico ha ancora un altro quartiere-Stato: la Sanità. È la zona che ha ispirato Eduardo De Filippo nella celebre commedia «Il sindaco del rione Sanità», imperniata sulla figura di un guappo di quartiere che risolve tutti i problemi e sostituisce le Autorità diverse per qualsiasi vicenda della sua zona. La Sanità è anche il quartiere dove è nato Totò, l'area di un celebre monastero di frati domenicani, dove ha avuto origine il culto religioso popolare del «monacone». In questa zona, che confina con il regno dei Giuliano e con la sede della Curia napoletana, prospera una guerra tra gruppi: la famiglia Guida, Giuseppe Misso, la famiglia Tolomelli. In un agguato, i killers non esitano a sparare anche in presenza di un bambino di due anni, Nunzio Pandolfi. Resta ucciso. Al funerale, il parroco che celebra la messa, don Francesco Rapullino, dal pulpito, nella commozione generale per questo inspiegabile omicidio di camorra, urla, in maniera provocatoria: «Fujtevenne 'a Napule». Un disperato invito alla fuga da una città ormai spietata, che ha perso la misura dei valori morali.
Sanità, Forcella, Quartieri spagnoli: siamo ancora nelle zone che hanno fatto da scenario ai quattro secoli precedenti di «potere camorrista». Ma la città si è estesa. Come nelle altre aree metropolitane nazionali, sono cresciute le periferie. Altre zone, dove è stato facile, per piccoli clan di quartiere, prosperare. C'è la zona orientale, vecchia area industriale. Barra, San Giovanni, Ponticelli, un triangolo dove, in pochi mesi, verranno uccise decine di persone, tra i palazzi popolari realizzati con i fondi della legge 167.
Tanti gruppi a contendersi gli affari delle estorsioni e del traffico dell'eroina: Andrea Andreotti, detto 'o cappotto, la famiglia Sarno, gli Aprea, i Nemolato, il gruppo di Ciro Mazzarella, detto 'o scellone, nipote di Michele Zaza.
Dalla zona orientale, dominio di fabbriche inquinanti e pericolose, molte in disarmo o in crisi, alla zona occidentale. Qui, vecchia area industriale con lo stabilimento dell'Italsider, ex Ilva, nel ventennio fascista prosperava il contrabbando. Ora, nella zona degradata e inquinata dagli altoforni della fabbrica ormai in crisi e prossima alla chiusura, con tradizionale voto comunista, sono nati gruppi e gruppuscoli malavitosi. Sono dislocati soprattutto al rione Traiano, quartiere nato dopo lo sventramento di Napoli per sistemarvi le famiglie popolari allontanate dai vicoli distrutti dai picconi del Risan"ento. Poco più avanti, c'è il quartiere Pianura, regno incontrastato dell'abusivismo edilizio. Tre società frutto del riciclaggio del denaro sporco, controllate dal clan dei fratelli Lago, avrebbero realizzato, in breve tempo, metri cubi su metri cubi di costruzioni prive di licenza. Un quartiere abusivo, realizzato con i soldi della camorra. Ma quella periferia abbandonata e degradata è in mano, in gran parte, ad altri gruppi, prima uniti e poi in guerra: i Perrella e i Puccinelli. Si contendono il controllo dello smercio dell'eroina.
E poi c'è Secondigliano. Una zona periferica, regno di palazzi di edilizia popolare, finanziati dalla legge 167. Qui è cresciuto un ex gregario dei Giuliano. Si chiama Gennaro Licciardi, detto 'a scigna. È proprio lo stesso ex killer che gli uomini di Cutolo, nel 1981, avevano cercato di uccidere nei sotterranei del Tribunale. Licciardi è cresciuto. Ora controlla un clan violento. Pericoloso e senza scrupoli. Ha soppiantato, in zona, la famiglia Lo Russo, detti i capitone. Controlla lo smercio dell'eroina ed è, sostengono gli inquirenti, un sanguinario. Un nuovo capo: poca cultura, riflessi pronti e decisione. Nella zona della Ferrovia, c'è invece Eduardo Contini, detto 'o romano per la sua lunga permanenza a Roma. Gli inquirenti sono convinti che, attraverso il suo affiliato Giovanni Paesano, collegato al capomafia Pietro Vernengo (legato alle cosche vincenti dei corleonesi, protagonista di una clamorosa evasione dall'ospedale, poi riarrestato a casa sua dai carabinieri), abbia legami con gruppi mafiosi. Anche Contini è un emergente: da ex gregario a capoclan, per il controllo del traffico di stupefacenti e del lottonero. Proprio il totonero e il lotto clandestino rappresentano la prima attività delle organizzazioni.
Di lotto illegale si nutriva anche la camorra ottocentesca. Negli anni Novanta, il giro di affari è di 1500 miliardi. Poi, il toto-clandestino, che con le sue giocate sostituisce la schedina del Totocalcio. Oltre cinquemila addetti per fatturati di mille miliardi. Giovani e giovanissimi, con un guadagno di cinquecentomila lire a settimana, sono reclutati per piazzare le matrici delle scommesse ai giocatori. Offrono i loro servigi, crescono nella cultura illegale, alimentano quel substrato che, secondo molti inquirenti, è pronto per il passo successivo: l'affiliazione violenta ai clan camorristici. Un po' come avveniva, negli anni '60 e '70, con il contrabbando di sigarette. La rotta del contrabbando ormai si è spostata in Puglia. In città, resta solo la vendita al dettaglio, che dà da mangiare a circa 25 mila persone. Poi le estorsioni. La città è divisa in zone di competenza, in ogni strada c'è un gruppo che chiede la tangente. Le tecniche si fanno sempre più sofisticate. Non ci sono solo le telefonate con minacce, per avere i soldi. Ci sono anche dei conti correnti bancari puliti che, all'improvviso, vengono beneficiati di qualche centinaio di milione. Poi arriva una telefonata che avverte: non ti preoccupare, reinvesti quei soldi, poi ci pensiamo noi. I1 «fortunato» non può rischiare. Salvo poi a dover pagare il conto: dividere gli utili della sua attività, restituire i profitti. E il clan ha riciclato i suoi guadagni illegali, in attività pulite. Una tecnica prima usata con le imprese edili, poi con i commercianti. Per il riciclaggio c'è anche chi acquista matrici di schedine vincenti del Totocalcio o del lotto. Servono a giustificare certi improvvisi guadagni strani. Insieme con il lottonero e il totoclandestino, la prima fonte illegale di guadagno è il traffico di droga. Il giro di affari è ormai da capogiro. Cifre approssimative parlano di 40 mila miliardi all'anno. L'organizzazione americana che si occupa del traffico di stupefacenti, la Dea, parla di guadagni italiani per 256 mila miliardi. Una torta enorme. Nel panorama internazionale, è la mafia a essere l'interlocutore privilegiato delle organizzazioni statunitensi e dei grossi cartelli sudamericani (colombiani in testa). In anni ormai di «internazionalizzazione» del crimine, la divisione della torta è avvenuta per prodotti: la camorra napoletana si occupa di smistare la cocaina in Europa. Ed è la droga, che può dar da mangiare a tutti, ad aver accentuato la frammentazione dei clan. Scrive il sociologo Amato Lamberti, studioso delle organizzazioni criminali: «Il territorio non è più controllato da nessuna figura storicamente legittimata all'occupazione del mercato criminale. Si apre un terreno agibile per la manovalanza, abbandonata dai capi. Una manovalanza che si trova ad occupare quote di territorio, ad assumere ruoli di comando senza alcuna legittimazione nel campo criminale. Per cui questa legittimazione deve essere conquistata con l'unico strumento a disposizione: la violenza». Gli ex gregari non diventano capi perché eletti dagli altri affiliati. È lontana la camorra ottocentesca, sconfitto il disegno cutoliano di ricrearla. Ora è la forza, la violenza a fare il capo. Il più deciso, l'uomo che ha meno scrupoli, diventa rispettato dagli altri. Cutolo aveva cultura, leggeva libri, riusciva a parlare con persone di altri ambienti sociali. Pochi tra i nuovi capi leggono più di qualche titolo di giornale. Divorano gli articoli che li riguardano, che spesso sono lo strumento ufficiale della loro legittimazione a capoclan. Quanti titoli creano personaggi, miti malavitosi che durano, come i giornali del giorno: lo spazio di un mattino. Sono ormai 120 i gruppi nella provincia di Napoli, oltre 60 solo in città. Attorno alla «cultura camorrista», solo nella provincia napoletana prosperano, tra affiliati diretti e connivenze indirette, 300 mila persone, sostiene il procuratore generale Vincenzo Schiano di Colella Lavina. Aree limitate, conflitti frequenti, omicidi anche per vendette personali. Non ci sono disegni, né strategie. C'è solo la lotta per controllare gli affari illeciti, la soppressione dell'avversario perché legato ad un gruppo nemico. Un fenomeno che si è sviluppato in pochi anni. All'epoca del maxi-blitz dell'83, i gruppi camorristici erano dodici. Nell'88 un rapporto della Squadra mobile della polizia già ne individua 32. A metà degli anni nella sola città di Napoli diventano più di cento.
In uno stesso territorio anche più clan contrapposti. Il disegno di camorra unitario, in tempi di esasperato individualismo, è crollato. Gli anni Novanta sono il periodo della «polverizzazione» della camorra. Alle soglie del quinto secolo di vita delle organizzazioni malavitose cittadine, ci sono micro-controlli di territori, miriadi di riferimenti, meno possibilità di supervisione della violenza e dell'intimidazione. Resta unica solo la cultura della sopraffazione, del più forte: è il «camorrismo», diffuso in una città da sempre priva di esempi stabili di potere legale, di riferimenti positivi di governo, di senso di appartenenza ad uno Stato. Il camorrismo è il lievito della camorra. Un lievito diffuso, questo, sì, in tutti gli strati sociali.
I poli principali in città diventano il cartello dell'Alleanza di Secondigliano, nella zona nord, i gruppi flegrei (Puccinelli, D'ausilio, Beneduce, Lago) nella zona ovest, e le famiglie di Ponticelli e San Giovanni (capitanate dai Sarno e dai Mazzarella) nella zona ovest. Ma la situazione è instabile e, alla fine del millennio, il pluralismo è l'unico segno distintivo della camorra campana.

2 commenti:

  1. bene,vorrei sapere qunti dei camorristi e pentiti
    sono fuori e cosa fanno,possibile che non si capisca che i camorristi non possono lasciare la società,come i guappi, e chi è fuori dal carcere continua il suo ruolo fino alla morte?

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  2. cuomo era mio zio...

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SVOGATEVI CON QUESTI CAZZO DI CAMORRISTI,VOGLIO SENTIRLE E VEDERLE DI TUTTI I COLORI