martedì 18 dicembre 2007

Contini “tradito” da una frase di troppo



Sta da Nunziatina?». Una
parola di troppo, sfuggita per telefono
a uno degli affiliati più “puliti”
che gli coprivano la latitanza.
Una semplice distrazione di un attimo
che è costata le manette al superlatitante
della camorra napoletana
Edoardo Contini, 52 anni compiuti
il 6 luglio scorso, boss fondatore
dell’“Alleanza di Secondigliano”
con Gennaro Licciardi e Francesco
Mallardo, tra l’altro suo cognato.
Dall’intercettazione gli investigatori
della polizia
sono risaliti
alla famiglia della
casalinga, originaria
del rione San
Giovanniello all’Arenaccia,
che insieme
a 4 dei suoi
6 figli accudiva il padrino in casa
sua: in via Cimarosa 21 a Casavatore.
Una palazzina anonima in un vicolo
cieco, dove l’altro ieri sera “’o
romano” si è dovuto arrendere allo
Stato dopo 7 anni.
Edoardo Contini aveva usato tutte
le precauzioni possibili, comunicando
addirittura attraverso i “pizzini”
(biglietti, in dialetto siciliano,
per chi non avesse ancora imparato
il termine) con gli “angeli custodi”:
una vedova 62enne e i figli, tra
i 25 e i 39 anni, quasi tutti disoccupati
e incensurati. “’O romano” dormiva
al secondo piano della palazzina
in un appartamento di 65 metri
quadri con mobili vecchi e solo
l’essenziale all’interno, ma pulito.
Mentre invece andava a mangiare,
a pranzo e cena, a casa della famiglia
ospitante, al piano di sopra: un
piatto per pasto, non di più, per
mantenersi in forma.
Dopo aver girato per mezza Europa,
godendo di coperture “eccellenti”,
da 5 mesi Contini (secondo
gli uomini della squadra mobile della
Questura, agli ordini del dirigente
Vittorio Pisani e con il commissario-
capo Cristiana Mandara) aveva
trovato rifugio nell’abitazione di
Casavatore. E da allora conduceva
una vita da recluso, per certi versi
addirittura peggiore di quella carceraria:
solo, senza parlare temendo
microspie in casa. Ma non si era
affatto abbrutito: nell’appartamento
c’era un tapis roulant con cui il
boss faceva un po’ di moto, tre tipi
di profumi, dieci abiti di sartoria, 30
paia di jeans, 20 di scarpe alla moda,
100 di calzini e 200 slip, che non
faceva mai lavare e buttava dopo l’uso.
Al momento dell’arresto calzava
un paio di “Hogan”, indossava jeans
“Cavalli” con camicia firmata e maglione
di cachemire ed era perfettamente
sbarbato. Su un tavolo c’erano
anche tutti i quotidiani locali
di Napoli e attraverso insospettabili
a rotazione manteneva il legame
con gli affiliati al suo clan.
Per gli investigatori (coordinati
dal procuratore aggiunto Franco
Roberti e dal sostituto Barbara Sargenti)
Contini avrebbe pagato profumatamente
le persone che l’ospitavano,
ora indagate a piede libero
per favoreggiamento e procurata
inosservanza di pena con l’aggravante
dell’articolo della legge Falcone
(il metodo mafioso). A loro il
ras consegnava un menu settimanale
(per esempio l’altra sera stava
cenando a base di pollo con patate)
e li raggiungeva attraverso una scala
esterna all’edificio che dava su un
cortile interno. In pochi potevano
vederlo, ma nessuno si è mai sognato
di parlare.
L’intelligence della Questura ha
stretto il cerchio intorno a lui nel
giorno dell’Immacolata, captando la
frase dell’affiliato. Individuata la famiglia,
un cui componente è imparentato
con un fiancheggiatore dei
Contini, è stato messo sotto controllo
il telefono di casa e gli investigatori
hanno avuto la conferma
che andava a mangiare lì e per logica
conseguenza dormiva nei dintorni.
Gli appostamenti sono continuati
fino alle 23 di venerdì, quando
si è concretizzato il momento
tanto atteso. «Il lavoro è riuscito alla
perfezione perché i miei uomini
c’hanno messo passione, non solo
tecnica», ha chiosato il questore
Oscar Fioriolli visibilmente soddisfatto.

Nessun commento:

Posta un commento

SVOGATEVI CON QUESTI CAZZO DI CAMORRISTI,VOGLIO SENTIRLE E VEDERLE DI TUTTI I COLORI