sabato 22 dicembre 2007

Gigi e Paolo, la Cassazione si riserva: il processo potrebbe lasciare Napoli








Il 14 giugno del 2007 la difesa ricusò la Corte d’Appello di Napoli bloccando il processo a carico dei presunti assassini di Gigi Sequino e Paolo Castaldi. Ieri la Corte di Cassazione si è riservata e se accogliesse il ricorso presentato dagli avvocati Giovanni Aricò e Maurizio Zuccaro il processo potrebbe lasciare Napoli. È durato meno di un mese il processo d’Appello ai killer di Luigi Sequino e Paolo Castaldi, i due giovani uccisi per errore sotto l’abitazione del boss Rosario Marra dai “guaglioni” del clan Marfella di Pianura la sera del 10 agosto del 2000. Pasquale Pesce (nella foto), difeso dall’avvocato Maurizio Zuccaro, uno dei due imputati condannati in primo grado all’ergastolo, infatti, ha invocato la legittima suspicione. La richiesta è stata formulata dallo stesso Pesce leggendo una richiesta al presidente della Corte di Assise di Appello di Napoli, Omero Ambrogi, sollecitando il trasferimento del processo in altra sede territoriale perché, a suo giudizio, non esisterebbero le condizioni ambientali per un giudizio sereno e riferendosi ad una presunta campagna di stampa che sarebbe stata molto sfavorevole nei confronti degli imputati. Tra le motivazioni addotte da Pesce, c’è il fatto che la Corte di Assise di Appello di Napoli ha rigettato l’istanza dei suoi difensori di fiducia di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, respingendo così la richiesta di acquisizione di nuovi atti istruttori. La Corte ha trasmesso gli atti alla Cassazione che valuterà se ricorrono i presupposti per il trasferimento del processo. «Riteniamo - disse l’avvocato Zuccaro - che in un ambiente diverso e più sereno il processo d’Appello possa essere più equo, visto che sono fondati i motivi del legittimo sospetto». «È una richiesta inammissibile - spiegò l’avvocato Andrea Abbagnano che rappresenta la famiglia Castaldi, l’ex moglie e la figlia di Sequino - rispetto alla attuale fase processuale e riteniamo che sia solo un fatto dilatorio». «La richiesta - sottolineò l’avvocato Antonio Majo che rappresenta Vincenzo Sequino, il papà di Luigi - è intempestiva perché, per quanto riguarda la presunta campagna di stampa cui si fa riferimento».

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