sabato 22 dicembre 2007

Le accuse dei Misso contro i Di Biasi


Le accuse sono state puntuali e precise e per questo faranno parte delle accuse rivolte contro i boss del clan Di Biasi dei Quartieri Spagnoli. Giuseppe Misso jr, suo fratello Emiliano Zapata e il cugino Michelangelo Mazza hanno accusato i “Faiano” e le loro dichiarazioni faranno parte dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari che in questi giorni dovrebbe essere notificata per gli indagati che diventeranno poi imputati. Quello contro i Di Biasi se non fu il colpo del “ko” poco ci mancava. È orfano dei suoi vertici, tutti e tre rinchiusi nel carcere di Poggioreale con gravi accuse a carico: Luigi, Renato e Mario Di Biasi. Con quest’ultimo addirittura schiacciato dall’imputazione più pesante contenuta nel decreto di fermo a firma dei pm antimafia Sergio Amato e Raffaele Marino (coordinati dal procuratore aggiunto Franco Roberti): presunto mandante dell’omicidio di Umberto Melotti. Ma non solo: destinatari del provvedimento restrittivo sono stati anche luogotenenti e gregari del clan, alcuni dei quali già dietro le sbarre per altri reati. L’inchiesta si basa su tre cardini: le dichiarazioni di 10 pentiti, tra i quali in particolare Antonio Esposito detto “papillon”; «le intercettazioni telefoniche e ambientali e il lavoro investigativo puro», come ha ben spiegato il pm Raffaele Marino. Ad eseguire i fermi sono stati i poliziotti della squadra mobile della questura (agli ordini del dirigente Vittorio Pisani e con il vice questore Fulvio Filocamo, investigatore anticamorra che ben conosce la mala dei Quartieri Spagnoli). A parte gli irreperibili, che non erano in casa né sono stati trovati presso parenti, tutti gli altri stavano tranquillamente dormendo. I Cangiano, padre e figlia, erano nello stesso appartamento e in quel caso non sono servite ulteriori ricerche. Per tutti è scattata l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico mentre in 7 rispondono di omicidio: Mario Di Biasi, Massimiliano Artuso, Luciano Boccia (figlio di Salvatore, ammazzato nell’estate 2006 nella sua vineria), Luigi Cangiano, Sergio Parmiggiano e Ciro Saporito per la morte violenta di Melotti (5 ottobre 2005) e Vincenzo Gallozzi (scarcerato ad agosto per indulto, detto “’o figlio do’ musichiere”) per l’omicidio di Raffaele Esposito (deceduto il 19 dicembre scorso per le ferite riportate nell’agguato del 23 settembre precedente). Di concorso in estorsione, tentata o compiuta a seconda dei casi, debbono rispondere Artuso e Attanasio per aver messo sotto pressione due commercianti dei Quartieri Spagnoli; Giuseppe, Raffaele detto “’o boss” e Salvatore Scala, Renato Di Biasi, Saporito e Gallozzi per aver intimidito a scopo estorsivo due coniugi che avevano acquistato mobili da appartenenti al clan; Artuso, Boccia, Mario Di Biasi ed Esposito per racket nei confronti del titolare di un garage

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SVOGATEVI CON QUESTI CAZZO DI CAMORRISTI,VOGLIO SENTIRLE E VEDERLE DI TUTTI I COLORI