sabato 22 dicembre 2007

Sfida alla malavita: no al “Pizzo”


Una saracinesca che brucia, le luci lampeggianti di una volante, una sera come tante altre: sembra un film visto alla tv, ma le immagini che scorrono sul video per le tante vittime del racket e dell’usura, rappresentano purtroppo una dolorosa pagina di vita vera, un incubo indelebile vissuto sulla propria pelle, che è, allo stesso tempo, una sconfitta collettiva. A ricordarcelo è “Rompere il silenzio”, il documentario-denuncia realizzato dall’associazione Alilacco Casa della Solidarietà di Torre Annunziata nell’ambito di un progetto regionale di educazione alla legalità, presentato ieri alla Camera di Commercio, prossimamente distribuito nelle scuole medie e superiori di tutta la Campania. Prendendo spunto da un reportage realizzato dalla giornalista Amalia De Simone, trasmesso nell’ambito del format “Lavoro in corso”, già insignito di un riconoscimento speciale al Premio Cronista dell’anno 2004 e finalista al Premio “Ilaria Alpi”, il video affronta il drammatico fenomeno del racket e dell’usura attraverso le testimonianze degli stessi protagonisti. Tante voci, tante storie legate da un filo comune, quello nero della camorra, che tesse le sua trame criminali, appropriandosi dello sviluppo del territorio campano: esercizi commerciali, piccole imprese, punti vendita, qualunque tipo di insediamento produttivo può risultare utile alla criminalità organizzata per condizionare l’economia locale, e rifornire i suoi loschi traffici. In Campania la statistica vede 1 su negozio su 5 schiavo del cosiddetto “pizzo”, per un giro di milioni di euro, utilizzati per il pagamento della manovalanza, delle parcelle degli avvocati nei processi penali, ad esempio, oltre a costituire il punto di partenza dell’altro fenomeno collegato, ovvero quello dell’usura, in un circolo senza fine. Un prestito di 3 milioni delle vecchie lire per pagare la “rata” può condurre infatti a pagare interessi per ben 400 milioni, raccontano le vittime nel filmato, e, per chi ha il coraggio di denunciare, si apre una vita sotto protezione, fatta di minacce e paure, che a qualcuno fa persino rimpiangere la scelta fatta. Grazie alle fin troppo rapide scarcerazioni, è facile, a pochi mesi dalla denuncia, ritrovarsi faccia a faccia con i propri aguzzini, pronti a cancellare la speranza, eliminando gli uomini che possono infonderla, come Luigi Staiano, assassinato nel luglio del 1986, o Federico Del Prete, ucciso con sei colpi di pistola nel febbraio del 1992. «È proprio a uomini come loro che dedichiamo questo progetto, - ha spiegato Amleto Frosi, presidente dell’Alilacco - senza alcun supporto legislativo e in assenza di una cittadinanza attivamente partecipe, queste persone hanno saputo dire “no” all’estorsione; come associazione, lotto tenacemente la criminalità organizzata, con lo scopo di portare i colpevoli al processo, restituendo la libertà alle vittime, costantemente sostenute, soprattutto dopo la denuncia». Utilizzando il numero verde 800406600, è possibile infatti contattare i volontari della Casa della Solidarietà, ricevendo un supporto legale e morale teso, ed attivando un percorso che ha visto l’Associazione costituirsi sino ad oggi, come parte civile in 10 procedimenti giudiziari. «Il sostegno delle vittime dopo la denuncia è fondamentale - hanno confermato il Colonnello dei Carabinieri Claudio Domizi e il Capitano della Guardia di Finanza Eduardo Sandomenico intervenuti alla presentazione - bisogna mantenere sempre alta l’attenzione su queste tematiche, stimolando la sensibilità dell’opinione pubblica; la diffusione nelle scuole è decisiva per arginare alla radice il fenomeno». Adelaide Auriemma

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SVOGATEVI CON QUESTI CAZZO DI CAMORRISTI,VOGLIO SENTIRLE E VEDERLE DI TUTTI I COLORI