venerdì 21 dicembre 2007

Ucciso a pochi passi dalla caserma dei carabinieri



A due passi dalla caserma “Caretto”, a due passi
dalla futura cittadella dello sport, a due passi dal
negozio di telefonini dove la camorra spezzò la vita
innocente di Attilio Romanò, giace, in una pozza di
sangue, l’ennesima vittima della strage senza fine di
quest’anno. I killer hanno ammazzato Giuseppe
Moliterno in una stradina che collega via Napoli-
Capodimonte con via Monte Rosa, Miano a
Scampia, dunque. Terra di confine non solo per la
geografia urbana ma anche per i clan che da queste
parti si spartiscono il controllo del mercato degli
stupefacenti. Via Cupa Cardone per oltre due ore è
animata come non succede mai. Gli agenti del
commissariato di Scampia, coordinati dal
vicequestore Michele Spina, bloccano l’accesso alla
viuzza sui due versanti. Lungo il percorso che
costeggia la caserma dei carabinieri, dove sarebbe
dovuto sorgere il nuovo stadio cittadino, si respira
un’atmosfera spettrale. Intorno al cadavere del
giovane, riverso sul selciato accanto all’Honda Sh su
cui viaggiava, ci sono soltanto i tutori dell’ordine. I
pochi curiosi restano lontani dal corpo crivellato da
quattro colpi, dietro il nastro bianco e rosso che
sbarra il passaggio pedonale. Due lampioni fanno
luce sul luogo dell’agguato. Per procedere ai rilievi
gli uomini della Scientifica si servono di torce.
Riconoscere la salma diventa difficile perché nelle
tasche dei jeans e del giubbotto che la vittima
indossava non c’era alcun documento. Solo a tarda
sera si è saputo che si trattava di Moliterno. Ad un
palmo dal corpo massacrato di proiettili corre il
muro di tufo che fa da perimetro della struttura
militare. Più sopra sorge la torretta di avvistamento
che per una sera ha uno scenario desolante come
sempre, macabro per la prima volta perché in questa
stradina l’albo degli omicidi non ha mai annoverato
episodi cruenti. Non c’è nemmeno la solita folla di
curiosi, di familiari o semplici conoscenti. Il
gruppetto di spettatori riunitosi all’angolo di via
Monte Rosa si dirada in una decina di minuti.
In via Cupa Cardone il silenzio cala insieme al gelo
della sera. Le finestre dei palazzi che si contano
sulle punta delle dita hanno le finestre sprangate.
Dietro un cancello su cui si legge “Qui si vende vino
bianco e rosso” la quiete è rotta dal latrato di un
cane. Quando il furgone della Mortuaria approda
nel vicoletto noto per le rapine il cadavere è in una
pozza di sangue. Fuori le vetrine addobbate a festa
ricordano che cinque giorni è Natale. Qui restano le
tenebre. Come la morte.

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SVOGATEVI CON QUESTI CAZZO DI CAMORRISTI,VOGLIO SENTIRLE E VEDERLE DI TUTTI I COLORI