martedì 2 settembre 2008

UCCISO CRESCENZO MARINO


Aveva rifiutato di trasferirsi fuori Napoli, in località segreta sotto protezione della polizia, pensando che i killer del clan Di Lauro non se la prendessero con lui: settantenne e fuori dal giro malavitoso dei figli Gennaro e Gaetano, ras degli “scissionisti”. Ma non è stato così e alle 13 e 30 di ieri è stato ucciso Crescenzo Marino, un solo precedente per associazione per delinquere. I sicari, due in sella a un motorino, lo attendevano al varco e sono entrati in azione davanti alla sua abitazione, nella quarta traversa di via Limitone Arzano a Secondigliano. Crescenzo Marino è stato ferito mortalmente da sei colpi di pistola calibro 9 mentre era ancora a bordo della sua auto, una “Smart”. Si accingeva a parcheggiare per tornare a casa per il pranzo quando si è abbattuta su di lui la pioggia di piombo: i proiettili l’hanno centrato alla testa, al torace e all’addome, non lasciandogli scampo. Ricostruire la dinamica dell’omicidio è stato difficile, ma gli investigatori dell’Arma hanno raggiunto presto una certezza: l’omicidio è stato commesso da almeno due uomini. I proiettili esplosi dai sicari hanno sfondato i due finestrini laterali dell’automobile, che non presentava macchie di sangue a vista. In via Limatone Arzano sono arrivati anche molti curiosi ma, alle domande dei carabinieri, hanno risposto tutti di non aver visto niente. Tra essi probabilmente, però, c’erano dei testimoni oculari. Sul posto sono accorsi per primi i carabinieri del Nucleo operativo del Reparto provinciale, con il maggiore Carlo Pieroni e il tenente Angelillo, che hanno fatto scattare le indagini insieme con i colleghi della sezione investigazione scientifica e il coordinamento dell’instancabile pm della Dda Giovanni Corona. Nel pomeriggio sono stati compiuti alcuni Stube ai danni di pregiudicati ritenuti legati al clan Di Lauro. L’omicidio è avvenuto in una zona poco frequentata, tra i quartieri di Secondigliano e Scampia, in un’area poco distante dal centro penitenziario. La vittima abitava in campagna, in una zona isolata dove si alternano stradine in asfalto e palazzine residenziali, ma non lontano dalle lussuose case dei figli, da tempo disabitate e colpite da un attentato incendiario con una bomba-carta all'inizio di dicembre. Gli inquirenti non hanno dubbi sul movente del delitto: una vendetta trasversale contro i fratelli Marino da parte del clan Marino. La tenacia con cui gli uomini di “Ciruzzo o’ milionario” (al secolo Paolo Di Lauro, che però sembrerebbe essersi estraniato rispetto alla faida di Secondigliano, un po’ per scelta e un po’ perché latitante da ottobre 2002) si sta battendo contro il gruppo familiare di “Genny” Marino è spiegabile con il fatto che Gennaro è stato uno dei primi a lasciare il clan di cupa dell’Arco per fondare gli “scissionisti” o “spagnoli”. Ecco perché gli sono stati uccisi prima un cugino (Massimo Marino) e, ieri, il padre. La prima vittima del 2005 si è aggiunta agli oltre 30 omicidi della faida in corso a Secondigliano. Il 2004 si è invece chiuso con 134 omicidi nel Napoletano, di cui 105 attribuiti alla camorra. La famiglia Marino, come accennato, è stata raggiunta in questi mesi da decine di avvertimenti, ecco i più eclatanti: i Di Lauro incendiando i tre negozi intitolati a Roberto Manganiello, (scomparso dal 4 novembre scorso, dopo essere stato anche picchiato) che è imparentato con un ramo dei Marino, i quali di fatto ne gestivano le attività. Nel giro di 24 ore, fra il 28 e il 29 novembre sono state distrutte dal fuoco la panetteria in corso Secondigliano, la cornetteria in via Galielo Galieli e, successivamente, una pizzeria (in zona Perrone). Successivamente il fratello del titolare Roberto, Marco Manganiello, fu ferito da un colpo di arma da fuoco vicino ad una tabaccheria in via Cassano. La serie di avvertimenti ai Marino continua con l’incendio della villetta di Gennaro, sita nella quarta traversa Limatone Arzano: strada in cui oggi è stato ammazzato il padre Crescenzo, che abita nella stessa zona. La casetta in legno, un cottage di montagna con piscina contigua, nella periferia desolata fra i quartieri di Scampia e di Secondigliano, fu cosparsa di benzina e incendiata da ignoti.