mercoledì 29 ottobre 2008

Condannato il cassiere del clan Misso


Sono otto i pentiti che accusano Antonio Economico, uomo di fiducia del clan Misso, arrestato in esecuzione ad un decreto di fermo emesso dal pm della Dda Sergio Amato. Ieri è stato condannato a sei anni di reclusione dal gup Caputo. Il pubblico ministero Giuseppe Narducci aveva chiesto 10 anni di reclusione, era difeso dall’avvocato Mario Bruno che è riuscito ad ottenere un livellamento della pena. Economico era libero dal maggio del 2006, dopo essere stato scarcerato dal Tribunale del Riesame su istanza del suo avvocato di fiducia. A distanza di più di un anno ha dovuto fare ritorno in carcere. I collaboratori di giustizia, primo fra tutti Michelangelo Mazza, lo accusano di essere il tesoriere del boss della Sanità Giuseppe Misso. Dopo Mazza è stata la volta dei collaboratori Spirito, Puglia e i fratelli Giuseppe (nella foto) e Emiliano Zapata Misso. Proprio da loro sono partite le indagini della Dda di Napoli che hanno consentito di risalire ad un’imbarcazione ormeggiata accanto a Castel Dell’Ovo, formalmente intestata ad un commercialista napoletano, ma in realtà usata da Economico per incontri di affari. Un milione di euro per uno yacht, chiamato “Top cigarette american”, su cui Economico si è fatto fotografare. Due istantanee che hanno fornito agli inquirenti la prova che lo ha incastrato. Le fotografie sono state sequestrate nella sua casa di Posillipo, al parco Carelli. Nel corso del sopralluogo nella sua abitazione i finanzieri hanno sequestrato anche custodie di orologi di valore, centinaia di capi di abbigliamento griffati, ricevute degli ormeggi del motoscafo in porticcioli delle isole del golfo. Di Economico gli investigatori non hanno mai perso le tracce, da quando nel 2006 fu coinvolto in un maxi-operazione alla Sanità. Fu, secondo molti, il colpo da kappaò al clan Misso della Sanità, che prese di mira i reggenti dell’organizzazione in assenza dei capi detenuti, i fiancheggiatori e coloro che fornivano appoggio logistico: trovando nascondigli e trasportando i latitanti da un luogo all’altro