sabato 25 ottobre 2008

Minacciato don Aniello Manganiello



«Sei un infame, la pagherai
». Don Aniello Manganiello stava
chiudendo il cancello del campetto
della sua parrocchia quando qualcuno
da una macchina gli ha gridato
una frase che suona come una
minaccia. No, non poteva passare
inosservato il filmato trasmesso da
“Le Iene”. Non poteva cadere nell’indifferenza
una denuncia così pesante
contro la camorra mandata in
onda in prima serata. Don Aniello
sa che qualcosa è cambiato da martedì
scorso. Ma mostra la tenacia di
sempre nel portare avanti la battaglia
per dare voce ai suoi fedeli,
quelli che con il “sistema” sono costretti
a convivere, come un cancro
che produce metastasi senza sosta.
«Certo, non posso nascondere che
dopo quell’intervista il clima nel rione
è diventato più teso nei miei confronti
perché ho detto cose scomode.
Continuo la mia missione sapendo
che le minacce bisogna metterle
in conto in questi casi» racconta
al telefono mentre si trova a
Caserta a caricare i viveri per i poveri
che la sua comunità assiste.
Già da tempo le prese di posizione
del parroco del Don Guanella avevano
dato fastidio a chi campa grazie
alla criminalità. Agli avvertimenti
lui ha deciso di rispondere
mostrando alle telecamere di “Italia
Uno” un territorio assoggettato sì al
male, dove però la speranza resiste
come la ginestra leopardiana alla furia
del Vesuvio. Don Aniello sa che
d’ora in poi dovrà procedere con
maggiore prudenza, «ma questo
non significa che abbandonerò la
gente desiderosa di riscattare il proprio
quartiere».
Lui che in una notte di Natale negò
i sacramenti ai camorristi avverte il
calore dei suoi fedeli: «È più forte la
loro vicinanza che le minacce». Su
Youtube dove è stato caricato il video
di martedì sera già abbondano
i messaggi di solidarietà nei suoi
confronti. Un ex corista parrocchiale
scrive: «Don Aniello dev’essere
d’esempio per tutti i preti a non nascondersi
sotto la tunica». IMETON
(questo il nick utilizzato) gli fa eco:
«Sei un grande parroco, hai coraggio
da vendere». Nella sua chiesa è
un susseguirsi di mamme che lo invitano
a non mollare, che gli stringono
la mano per sostenerlo. La
Scampia onesta, ma anche la Miano
pulita (la parrocchia abbraccia i
due quartieri), resta al suo fianco per
lottare.
Come sei mesi fa quando decine di
giovani provenienti da ogni parte
del Sud, richiamati dal parroco, sfilarono
per le strade del rione con lo
striscione “Droga e camorra sono la
morte della nostra città. Vangelo e
lavoro sono le uniche possibilità di
rinascita».
E se chiedete a don Aniello perché
non ha esitato a parlare senza perifrasi
davanti alle telecamere, lui vi
risponderà che è stata un’occasione
per accendere i riflettori su un
quartiere completamente abbandonato
dalle istituzioni. «È stata l’ennesima
sollecitazione - spiega - rivolta
ai nostri governanti perché
s’impegnino concretamente per dare
un futuro diverso a questo territorio
da cui i giovani scappano sempre
di più». Un messaggio durante
l’intervista don Aniello lo aveva rivolto
anche al governatore Bassolino,
con il quale in passato si era
scontrato dopo avergli dato del “pinocchio”:
«Come si fa a non accorgersi
del degrado e dell’assenza dello
Stato?