sabato 25 ottobre 2008

«Quell’auto nuova era il suo sogno»



«Mio padre era una persona dai sani principi, per
lui era inaccettabile il fatto che volessero sottrargli qualcosa di
suo e sono sicuro che non ha reagito per la macchina in sé, ma
per il sopruso che stava subendo». Sono distrutti i familiari di
Fortunato Montella, assassinato nella notte tra martedì e mercoledì
dopo un tentativo di rapina nei pressi della rotonda di Casavatore.
Per tutti i cinque figli parla Federico. «È sempre stato
un uomo onesto e per lui erano inconcepibili atti di ingiustizia
come questi. Ci ha cresciuto sempre con questi valori e
purtroppo penso che anche questa volta avrà cercato di reagire
ad un sopruso. Dopo aver lottato per venti anni al fianco di mia
madre Rosa (deceduta un anno e mezzo fa), affetta da una terribile
malattia, stava cercando di ricostruirsi una sua serenità
dopo lo shock della sua morte. Aveva raggiunto un piccolo sogno
di acquistare un auto nuova con i soldi della pensione e stava
frequentando una signora di Melito per provare a ricominciare.
Purtroppo in un primo momento si sono fatte varie ipotesi
sul perché un pensionato frequentasse quelle zone malfamate.
Ci tengo a dire che mio padre è morto per amore».
Nel ricostruire gli attimi dell’arrivo della notizia in famiglia le
lacrime non possono fare a meno di percorrere gli occhi dei figli.
«Sono venuti i carabinieri alle quattro a bussare alla nostra
porta. Cercavano un certo Fortunato Montella. Ci hanno detto
che c’era stato un incidente e abbiamo pensato che papà avesse
potuto commettere un atto per cui i militari lo cercassero.
Hanno voluto parlare con me e i miei fratelli cercando di capire
dove poteva essere andato e perché si trovasse lì la sua auto
incustodita. Abbiamo mostrato loro una foto e il volto del
carabiniere che l’ha vista ha subito cambiato espressione. Non
convinto ha passato la foto al collega e dopo essersi guardati in
faccia hanno deciso di andare via. Abbiamo chiesto se fosse
successo qualcosa ma loro ci hanno detto di non preoccuparci
e che ci avrebbero richiamato. In quel momento abbiamo capito
che era successo qualcosa di brutto a papà. Abbiamo fatto il
giro di tutte le caserme della zona in cerca di notizie ma nessuno
sapeva dirci nulla. Solo alle nove è arrivata la conferma che nostro
padre era rimasto vittima di un incidente». Poi è cominciata
una giornata straziante dove nessuno riusciva a ricostruire
la dinamica dell’incidente ai poveri figli estenuati dall’incertezza
delle forze dell’ordine. Solo il riconoscimento ha permesso
ad uno dei figli di rivedere il corpo del padre straziato dai balordi.
«Penso che papà sia morto perché ha tentato di acciuffare il
malvivente una volta in auto e probabilmente avrà subito un
colpo che gli ha fatto perdere i sensi perché aveva un livido su
una tempia. Forse quello è stato il colpo letale. Sinceramente
non sappiamo più cosa pensare e questa attesa ci sta distruggendo,
vorremmo solo avere papà qui con noi. Le forze dell’ordine
non sanno dirci ancora nulla su quando verrà fatta l’autopsia
per adesso ci hanno detto che il corpo deve rimanere a
disposizione della magistratura ma noi speriamo che torni qui
al più presto. Non pensiamo che verrà fatta giustizia, in Italia non
ci sono sistemi adeguati e se pure verranno presi i responsabili
non pagheranno abbastanza e tra un po’ saranno di nuovo liberi
come testimoniano le ultime vicende di cronaca. Personalmente
non so dire se avessi i responsabili davanti cosa farei,
probabilmente dimenticherei tutti i valori con cui sono stato
cresciuto».