sabato 1 novembre 2008

Del Gaudio è stato ucciso»archivio


Pietro Del Gaudio (nella foto), detenuto nel carcere di Secondigliano, stava facendo lo sciopero della fame e la morte l’aveva messa nel conto dei pranzi e delle cene che aveva deciso di saltare. Ma morire di fame sotto stretta sorveglianza non è un’impresa facile. Per questo sono state aperte due inchieste, una della Procura e una interna, disposta dalla direzione del penitenziario. All’interno della casa circondariale ci sono agenti che vigilano sui detenuti, ci sono medici ad occuparsi del loro stato di salute. Bisogna accertare se tutto è stato fatto secondo coscienza e rispettando i protocolli previsti in casi come questo. Bisogna capire se Del Gaudio è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale “Cardarelli” già in fin di vita. Ognuno avrà i suoi buoni motivi da spiegare al magistrato. Ma contro i buoni motivi ci sono le denunce degli altri detenuti. A “il Giornale di Napoli” ne sono state inviate due. “Ciò che è successo a Del Gaudio è un omicidio”, dicono i detenuti nella prima lettera. “Hanno tutti la colpa della morte di Pietro perché lo hanno sempre trattato in malomodo, e ancora oggi che è morto, non hanno fatto altro che ripetere se n’è andato un altro scemo”, scrivono i reclusi. “Pietro stava qui in sezione con noi, sappiamo tutta la sua storia, era una persona normale ma era caduto in una forte depressione. Tutti ci prendevamo cura di lui, perché gli volevano bene. Qui dentro si perde tutto”. Poi incalzano: “Ci aspettiamo che venga qui in carcere una commissione per poter urlare tutto ciò che ci è impedito di dire. Per qualsiasi inchiesta noi saremo presenti. Direttore aiutateci se no qui moriremo tutti, giorno per giorno”, concludono i detenuti. La seconda lettera la scrive un detenuto che si trova nel reparto clinico del carcere di Secondigliano è che è stato nello stesso settore di Del Gaudio. Del Gaudio stava male da molti più giorni di quanto è stati dichiarato, evidenzia il recluso, che precisa: “Più volte chiamavamo i medici, gli infermieri. Sapete cosa ci rispondevano? Con un sorriso stampato sul viso ci dicevano che stava fingendo, e così lo hanno fatto morire. Noi siamo disposti a pagare per i nostri errori, ma non con la morte, conclude il detenuto che rivolge un appello al Presidente della Repubblica, Azeglio Ciampi e uno al Guardasigilli, Roberto Castelli “che ha definito le carceri alberghi a cinque stelle