mercoledì 26 novembre 2008

«Ecco i killer di Montanino e Salierno»



Dopo l’omicidio di Fulvio
Montanino e Claudio Salierno
venne a colloquio da me mia madre
che non seppe dirmi molto dell’omicidio,
invece D’Avanzo fece
colloquio con la moglie ed il fratello
e lui seppe più notizie di me».
Inizia così il racconto di Maurizio
Prestieri sul duplice omicidio che
segnò l’inizio delle ostilità tra il clan
Di Lauro e il gruppo degli scissionisti
che si erano staccati. «Nel rione,
il giorno dell’omicidio, avevano
visto quali killer Angioletto, ovvero
Arcangelo Abete (nelle foto);
Mekkey, ovvero Gennaro Marino;
Vettorio, ovvero Enzo Notturno;
Notturno Gennaro e Maglietta ovvero
Cafasso Massimiliano. Questi
era da appoggio in una macchina.
Queste cose sono state viste
dai ragazzi del Terzo Mondo. Gli
assassini erano a volto scoperto in
quanto erano stati riconosciuti, i
killer erano a bordo di due moto,
tranne Cafasso che era in una
macchina di cui non il tipo. Non so
chi dei quattro sparò. Inoltre i killer
ebbero una facile via di fuga essendo
le case celesti vicine al gterzo
mondo dove avvenne l'agguato.
Montanino e Salierno erano su
di una moto guidata dal Salierno, la
possibilità di compiere un omicidio
sia pure eccellente per la persona
della vittima fu possibile in
quanto i Di Lauro non si apsettavano
tale colpo. Montanino per i Di
Lauro era una persona di primo
piano avendo preso il posto del Petrozzi
Raffaele di cui aveva sposato
una nipote, era una persona giovane
e fidata di Cosimo, quindi con
la morte i Fulvio si colpisce direttamente
Cosimo. Questo è stato
l'omicidio più strategico ed eccellente
di tutta la faida, nel senso che
nessuna altra vittima aveva la caratura
criminale di Montanino Le
stesse cose furono dette a Vincenzo
Di Lauro».