giovedì 27 novembre 2008

«Gelsomina, Cosimo confessò l’omicidio


È la prima volta, nel corso del processo che vede imputato Cosimo Di Lauro per l’omicidio di Gelsomina Verde, che qualcuno riferisce di aver parlato direttamente con il ras in persona. Fino ad ora l’accusa si riferiva a commenti fatti da affiliati che avevano saputo indirettamente che il mandato omicidiario era stata dato da Cosimo Di Lauro ad Ugo De Lucia. Si tratta di Antonio Prestieri, nipote di Maurizio e Tommaso e figlio di Raffaele. Lui da persona libera ha deciso di collaborare con lo Stato, raccontando ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli la sua verità. Sarà ascoltato in aula per la prima volta in questa settimana. Con lui in collegamento ci saranno anche Maurizio e Antonio Pica, altri due pentiti del clan di Secondigliano che hanno parlato dell’efferato delitto. Antonio Prestieri nel verbale del 22 maggio scorso così racconta. «Due giorni dopo l’omicidio di Gelsomina Verde fui convocato da Cosimo Di Lauro e lo incontrai in una abitazione diversa rispetto a quella dove ci eravamo incontrati fino ad allora dall’inizio della faida. Fu Peppe la “Befana” a portarmi l’imbasciata di Cosimo. Mi recai da lui accompagnato da Pagano Vincenzo, nostro affiliato detto “Piedi di papera”, che non ha nessuna parentela con Cesare Pagano capo degli scissionisti. Noi partimmo dall’Oasi del buon pastore ed arrivammo nei pressi del bar gestito da tale Pierino che si trova nel Terzo mondo, accanto al municipio. Lì Pagano fu preso da altri affiliati del clan e portato in un altro posto, mentre Peppenella mi disse di seguirlo. Siamo entrati nel palazzo di fronte al bar, Peppenella ha preso una chiave ed ha aperto un cancello dietro al quale vi era come un piccolo giardino, da lì siamo entrati in un altro palazzo dove abbiamo trovato due persone armate a vista, con le armi messe nella cintola dei pantaloni, che io non guardi in faccia. Abbiamo imboccato le scale ed abbiamo salito due piani, quindi abbiamo bussato ad una porta e ci hanno aperto. Siamo entrati direttamente in cucina, nella casa vi erano: Peppe “’a befana”, il “cavallaro”, vi erano altre due persone e seduto di spalle alla porta vie era Cosimo Di Lauro che quando siamo entrati si è alzato e mi ha salutato. Mentre parlavamo c'era la televisione accesa e passavano le immagini dell'omicidio di Gelsomina Verde a quel punto io dissi a Cosimo che quel fatto gli avrebbe portato molti guai. Lui mi rispose che Ugariello intendendo Ugo De Lucia, non aveva fatto le cose come diceva lui. Quando ce ne siamo andati anche Peppenella mi ha confermato che Cosimo aveva una certa freddezza, durata poco, nei confronti di Ugariello senza che questo volesse dire che non era più uno dei suoi uomini di fiducia, si trattava semplicemente di una piccola freddezza». Sullo stesso punto vi è il racconto accurato di Maurizio Prestieri che in ordine cronologico è il primo a raccontare dell’omicidio di Gelsomina Verde e lo fa in un verbale del 10 giungo scorso alla presenza del pubblico ministero Stefania Castaldi. «Io ho ricevuto notizie direttamente da Vincenzo Di Lauro che vidi al processo qualche giorno dopo l’omicidio. In questa occasione Vincenzo aveva già svolto dei colloqui con familiari ed egli era particolarmente adirato con il fratello Cosimo. Di fatti egli mi ripeteva di non comprendere le ragioni dell’omicidio e le modalità dello stesso in quanto alla giovane ragazza si erano chieste notizie di un suo amico ossia uno dei fratelli Notturno, in particolare le persone che l’avevano avvicinata le dovevano chiedere dove il Notturno si trovasse. Infatti i Noturno dal primo momento avevano deciso di affiancare Abete Arcangelo e Marino Gennaro nella scelta di passare con Amato Raffaele nella scissione del clan Di Lauro. Quindi se l’intento era quello di chiedere una informazione non si spiegava il Vincenzo Di Lauro come si fosse giunti ad ucciderla prima ed a bruciarne il corpo poi. Riteneva che il fratello stesse completamente perdendo la testa. Anche lo zio Enrico D’Avanzo, se pure con commenti più cauti, confermava che il nipote Cosimo aveva fatto un grande sbaglio in quanto in una faida così cruenta non vi era bisogno di aggiungervi una vittima non solo estranea all’ambito camorristico ma giovane donna e per giunta bruciarla. Infine c’è Antonio Pica, nel verbale del 13 novembre del 2008. «La mattina successiva all'omicidio di Gelsomina Verde io e mio cugino ci trovavamo in un appartamento in un palazzo dell'Oasi del Buon Pastore, al terzo piano. Il giorno dopo l'omicidio mio cugino Antonio detto “'o nano" e io ci recammo da Di Lauro per capire da chi fosse stato commesso l'omicidio. Noi Prestieri non conoscevamo la vittima e per questo volevamo sapere se fosse o non ascrivibile ai Di Lauro o agli scissionisti. Arrivammo sotto al palazzo, un ragazzo avvertì Cosimo che eravamo arrivati e che potevamo salire. Salì mio cugino Antonio e io rimasi giù ad aspettare. Mio cugino mi disse che sopra l'appartamento vi erano Cosimo di Lauro, Ciro Di Lauro, Giuseppe Pica e altre persone di cui non ricordo il nome. Mi disse che Cosimo gli aveva confermato che erano stato loro Di Lauro, per suo ordine, specificando anche chi era stato uno degli esecutori materiali, ossia Ugo De Lucia, che abitava nel Perrone, che io conoscevo personalmente, che era figlio di “capechiuovo". Antonio mio cugino mi precisò poi di aver appreso che la scelta era caduto su Ugo De Lucia in quanto anche lui del Perrone come la ragazza uccisa e che un amico di Ugo, tale Esposito, conosceva la vittima per cui avrebbe potuta portarla da Ugo, cosa che avvenne. Pochi giorni dopo sapemmo che questo Kojack era stato arrestato per l'omicidio della ragazza».