domenica 2 novembre 2008

«Giuliano ha svelato 100 omicidi»(archivio)


Luigi Giuliano ha ricostruito più di cento omicidi. Ha svelato le responsabilità individuali di più di cento omicidi, avvenuti in un arco di tempo molto ampio, che lo ha visto dominare la camorra napoletana, tra gli anni Settanta e la fine degli anni Novanta, prima di passare dalla parte dello Stato, nella clamorosa scelta collaborativa dell’undici settembre del 2002. Lo ha scritto il gip del tribunale di Roma Zaira Secchi, nel corso della valutazione dell’attendibilità dell’ex re di Forcella. Il giudice del tribunale capitolino fa infatti riferimento ad una doppia attendibilità del boss-pentito, di tipo oggettivo, per la competenza sugli argomenti trattati, e di tipo soggettivo, per la straordinaria mole di informazioni che il pentito avrebbe reso sin dalle prime pagine della sua collaborazione. Il gip fa dunque riferimento alle motivazioni che hanno spinto le autorità giudiziarie ad accordare premi e benefici al boss-pentito: «Vi è anche un’essenziale attendibilità “soggettiva”, che si evince dal contenuto della proposta di definizione dello speciale programma di protezione redatta dalla Procura di Napoli il 28 marzo del 2003, nella quale si traccia la storia dell’intero percorso di collaborazione del Giuliano, collaboratore che ivi si definisce come «uno dei risultati investigativi più importanti per la Dda di Napoli» e che ivi si qualifica come «di straordinaria novità e rilevanza». E il gip sottolinea: «Si dice nella proposta di programma di protezione redatta dalla Procura di Napoli, che il Giuliano ha, tra l’altro, «fornito dichiarazioni utili per la ricostruzione dei fatti e l’individuazione delle responsabilità di mandanti ed esecutori di quasi cento omicidi ed agguati commessi sul territorio napoletano fra il 1978 ed il 2002 circa». Dunque: «I dati forniti dal collaboratore hanno consentito di individuare le persone effettivamente coinvolte in uno straordinario numero di episodi gravissimi accaduti nell’arco temporale di oltre vent’anni nel territorio napoletano, fino a quel momento rimasti impuniti. Infatti, la Procura di Napoli chiarisce in quella proposta che le dichiarazioni rese dal collaborante sono già state sottoposte a verifiche investigative attraverso il Centro Operativo della Dia di Napoli e che tutto ciò ha consentito di acquisire i primi riscontri alle dichiarazioni del collaborante. Un attestato al merito, dunque, per un collaboratore di giustizia che in altri contesti è stato invece bollato come scarsamente attendibile. Va infatti ricordata la sentenza di assoluzione di Giuseppe Misso, come presunto mandante dell’omicidio Esposito: qui i giudici della terza Assise, presidente Achille Scura, sostengono il carattere tendenzioso che sottende alle dichiarazioni di Giuliano: odio e bugie dietro un impianto accusatorio motivato da un rancore personale verso l’imputato. Un personaggio sempre al centro delle inchieste napoletane, dunque, la cui testimonianza avrebbe reso notizie su più di cento omicidi.