sabato 1 novembre 2008

I nomi dei killer in punto di morte



Già la notte successiva al delitto polizia e procura antimafia avevano le idee
chiare, grazie a un nome e a un soprannome pronunciati da Mariano Capasso
con un filo di voce poco prima di morire. E così scattò il decreto di fermo
della procura distrettuale antimafia, (procuratore aggiunto Franco Roberti,
pm Claudio Siracusa). Gli inquirenti scoprirono subito, attraverso il lavoro
degli esperti della “scientifica” della questura, che i fratelli Ponticelli
erano stati uccisi all’interno dell’abitazione di Ciro Prisco al termine di un
furibondo litigio (nella foto il luogo del delitto) . Ma ancora oggi non è chiaro
chi dei due indagati (fermo restando per entrambi la presunzione d’innocenza
fino all’eventuale condanna definitiva) materialmente fece fuoco con
una pistola. Pochi minuti dopo Mariano Capasso con il proprio cellulare chiamò
il 113 e riferì che avevano sparato a lui e al fratello. Soccorso e trasportato
all’ospedale Loreto Mare, inutilmente fu sottoposto a un intervento chirurgico.
Morì pochi attimi dopo aver rivelato, a un ispettore del commissariato
San Giovanni-Barra, i nomi dei presunti assassini. I poliziotti, in prossimità
del civico 7 di via Serino, riverso sul selciato trovarono invece già cadavere
Vincenzo Capasso, colpito al torace e alla testa. Già nella prima fase
delle indagine si capì che a sparare ai fratelli Capasso erano stati due pregiudicati
vicini al clan Aprea, tra cui Giuseppe Manco. Gli elementi raccolti
a carico trovavano poi riscontro nel sopralluogo eseguito nell’appartamento
di Prisco in via Serino, all’interno del quale avvenne il duplice omicidio. Inoltre
sia quest’ultimo che il presunto complice si erano resi subito irreperibili:
circostanza che da sola non rappresenta un elemento di colpevolezza, ma
che si aggiunse agli altri indizi a carico dei “sospetti”. L’inchiesta è stata coordinata
dai sostituti procuratori Cristina Ribera e Stefania Castaldi.