giovedì 27 novembre 2008

LA SPREGIUDICATEZZA DI UGARIELLO



«Mentre ci recavamo da Cosimo
a piedi incrociammo su di un
motorino Ugo De Lucia (nella
foto, ndr), io mi limitai a
salutarlo e non mi intrattenni a
parlare con lui in quanto
qualche giorno prima con
estrama superficialità e senza
che gli chiedessi nulla mi disse
che aveva ammazzato in una
tabacheria Domenico Riccio. Mi
disse che gli aveva sparato un
sacco di “botte” intendendo
colpi di pistola».
È quanto ha dichiarato Antonio
Prestieri ai magistrati della
Dda.
Parlando dell’incontro che ha avuto con Cosimo Di Lauro, il
giorno dopo il delitto di Gelsomina Verde, fa riferimento ad Ugo
De Lucia e al suo ruolo di killer all’interno della cosca di
Secondigliano. «Del gruppo di fuoco facevano parte oltre che ad
Ugo De Lucia, Emolo Ferdinando che ha fatto sicuramente
l’omicidio nell’autosalone di Mugnano, “O mellone” che ha ucciso
il nipote di Papele ’e marano” e quello del casaro ossia del
salumiere, e lui stesso che mi li ha confessati». Quando fu
assassinato Domenico Riccio con lui c’era anche Salvatore
Gagliari. L’agguato fu compiuto in una tabaccheria di Melito e
l’agguato scattò di domenica, poco dopo le 10,30. I killer, secondo
le prime ricostruzioni, arrivarono a volto scoperto in sella ad una
moto di alta cilindrata. Ciascuno impugnava la sua pistola, ed
esplosero decine di proiettili calibro 9, mirando alle due sagome
impaurite, segno evidente che non ci furono errori di persona
nell’esecuzione del raid. Nessuna possibilità di fuga per le due
vittime, in una dinamica mozzafiato che fu consumata sotto gli
occhi di alcuni clienti dell’esercizio commerciale: Riccio e
Gagliardi furono finiti dietro il bancone.
L’agguato avvenne in modo plateale, frutto della volontà del clan
Di Lauro di eliminare chiunque possa essere ritenuto gravitante
nel gruppo degli scissionisti, dei non allineati alla ragion di stato
di Ciruzzo ’o milionario, durante la tremenda faida di
Secondigliano.