mercoledì 26 novembre 2008

LE ZIZZANIE DI GENNARO MARINO HANNO SCATENATO LA FAIDA DI SCAMPIA


La faida di Scampia poteva
essere evitata: c’era un accordo
segreto per uno smembramento
pacifico del clan Di Lauro.
Patto che poi è stato disatteso da
tutti quanti i ras. Questo perché
c’era chi non si schierava perché
confuso, chi tergiversava e chi «faceva
il doppio gioco creando ancora
più tensione». Fino poi al duplice
omicidio di Fulvio Montanino e
Claudio Salierno che segnò la fase
armata della scissione.
IL RETROSCENA
Il quadro fino ad ora sconosciuto
della guerra dell’area Nord di Napoli
che ha mietuto tra il 2004 e il
2005 oltre 70 vittime, lo hanno tratteggiato
in centinaia di pagine di
verbali trascrittivi e riassuntivi
quattro collaboratori di giustizia
che hanno fatto parte sia del clan
Di Lauro che della fazione degli
scissionisti. Maurizio Prestieri, suo
nipote Antonio, l’altro nipote Antonio
Pica ed infine Giovanni Piana.
Dal racconto di Maurizio Prestieri
contenuto in un verbale di sei mesi
fa sottoscritto dal pubblico ministero
della Dda Stefania Castaldi e
depositato nel processo che vede
imputato Cosimo Di Lauro per
l’omicidio di Gelsomina Verde, la
colpa della faida è dovuta all’atteggiamento
di alcuni ras scissionisti.
L’AGGUATO A LELLO AMATO
«Durante il passeggio - dice Maurizio
Prestieri - io parlavo sia con
Vincenzo Di Lauro che con Salvatore
Britti. Il primo mi disse che
Gennaro Marino si era recato da
Cosimo Di Lauro e gli aveva proposto
di uccidere Raffaele Amato
in quanto lui aveva la possibilità di
andare in Spagna a trovarlo e
l’Amato si fidava di lui. Cosimo
aveva assolutamente vietato al
“Mecchey” di fare una cosa simile
dicendogli che loro volevano bene
ad Amato e che lui sarebbe potuto
tornare quando voleva senza che
nessuno lo avrebbe toccato né a lui
né alla sua famiglia». C’è poi l’altra
versione conosciuta dal collaboratore
di giustizia ed è quella, che a
passeggio in carcere, gli ha riferito
un altro ras del clan, Salvatore Britti.
«Mi disse che Cosimo Di lauro
aveva dato mandato a Gennaro
Marino di recarsi in Spagna per
ammazzare Raffaele Amato ma lui
si era ribellato all’ordine di Cosimo
ed era andato sì in Spagna ma per
mettere in guardia Amato». Ma
quale la versione reale? Quale la verità
dei fatti? Secondo il pentito la
verità era quella raccontata da Vincenzo
Di Lauro: «Marino aveva portato
a compimento il suo progetto
di odio e di vendetta nei confronti
dei Di Lauro in quanto egli già nel
2001 fu schiaffeggiato in “mezzo all’arco”
da Enrico D’Avanzo subendo
una gravissima offesa e non
avendo il coraggio di reagire. Inoltre,
che fosse stato lui a mettere zizania
tra lui Amato e Di Lauro, mi
fu confermato anche dalle lettere
che D’Avanzo dal carcere cercava
di far arrivare agli scissionisti, per
cercare un accordo. Egli non avrebbe
fatto questa mossa se il nipote
Cosimo avesse veramente dato
mandato a Marino di uccidere
Amato, non era così ingenuo da fare
mosse inutile e dannose in un
momento così delicato per lui e per
il gruppo che rappresentava».
IL DUPLICE OMICIDIO
Tutto poi precipitò con il duplice
omicidio di Fulvio Montanino e di
Claudio Salierno. «Già nel gennaio-
febbraio del 2004, dal carcere
esce la notizia che gli Abbinante
stanno con Pariante e quindi si fa
comprendere all’esterno e ai rispettivi
affiliati che si sta costruendo
un clan avverso a quello
dei Di Lauro. Dopo l’omicidio di
Annalisa Durante noi veniamo allontanati
da Napoli e portati in altre
carceri mentre Rosario Pariante
va al 41 bis. In questa fase - spiega
Maurizio Prestieri - Raffaele Abbinante,
approfittando della situazione
di isolamento di Pariante ed io
non avendo ancora capito come dovevo
comportarmi, prende in mano
la situazione e ad insaputa mia
e del Pariante decide di fare uccidere
Montanino e Salierno. Vengo
a conoscenza dell’omicidio quando
ero detenuto ad Avellino con
D’Avanzo, ma in celle diverse. Ricordo
che quando ho appreso la notizia
dell’omicidio urlai dalla mia
cella per farmi sentire da D’Avanzo.
Parlammo il giorno dopo al passeggio
». Poi è il giorno del processo: nella stessa cella i ras dell’una
e dell’altra fazione che via via si
stanno conformando.
LA FAMIGLA ABBINANTE
«Quando scendiamo a processo
Enrico D’Avanzo parla con Abbinante
e gli chiede spiegazioni e
questi con una faccia tosta gli dice
che non sa niente indicando Pariante
che sta collegato in videoconferenza,
dando di fatto la colpa
a lui del duplice omicidio, fatto questo
impossibile in quando Pariante
era al 41 bis in isolamento. A
quel punto capiamo che è iniziato
uno scontro armato tra noi e gli
scissionisti, che un tempo erano i
nostri compagni. Io faccio venire a
colloquio mia madre e le dico di riferire
ai miei nipoti Antonio, Antonio
Pica ed Esposito Vincenzo che
dovevano andare da Cosimo e
schierarsi con lui. Successivamente
nel corso di un’altra udienza del
processo si fece un patto tra
D’Avanzo, Abbinante Raffaele, ed
Antonio secondo cui le donne che
venivano ai colloqui con noi non
dovevano essere toccate, mentre
tutti gli altri nostri parenti potevano
essere colpiti. I miei nipoti non
vennero più a colloquio da me», ha
concluso nel suo racconto Maurizio
Prestieri.