sabato 1 novembre 2008

Muore in cella boss del clan Lago archivio


Come doveroso e' applauire e ringraziare le forze dell'ordine per il loro impegno contro il crimine,cosi' e' anche doveroso denunciare le tante angherie e soprusi che subiscono chi va in carcere,dove la legge specifica che deve essere un luogo educativo oltre che punitivo,ma non un luogo di tortura.Cosi' prendo da archivi i molti suicidi sospetti avvenuti nelle celle dei penitenziari nazionali.Non ha fatto in tempo ad arrivare in ospedale, a San Giovanni Rotondo, passando dal coma alla morte, probabilmente senza nemmeno accorgersene. Giacomo Talamo , presunto boss con ruolo di esecutore per il clan Lago, è morto domenica notte in cella, nel carcere di Foggia dove era stato rinchiuso dopo il mandato di cattura per una condanna a quindici anni, che lo inchiodava come esecutore materiale dell’omicidio di Bruno Rossi, ex boss della Nuova Mafia Flegrea, oggi collaboratore di giustizia. Giacomo Talamo non ce l’ha fatta, dunque, colpito da un improvviso acutizzarsi di un dolore ad uno degli arti inferiori, sul quale è possibile attendersi delle indagini di parte. Sarà infatti il penalista napoletano Ciro De Simone ad interessarsi della vicenda e a curare gli aspetti legali dell’ennesimo decesso in cella avvenuto per una morte non curata. Cinquantaquattro anni compiuti, Giacomo Talamo, parente e uomo di fiducia del boss di Pianura Pietro Lago, è solo l’ultimo nome iscritto nella galleria di morti napoletani dietro le sbarre, secondo statistiche che nel corso dell’ultimo anno hanno raggiunto picchi da brividi. Un evento luttuoso che non ha mancato di destare attenzione anche negli ambienti più popolari del quartiere della periferia ovest, dunque, dal momento che la morte di Talamo è stata già segnalata alle forze dell’ordine ed è apparsa iscritta nero su bianco su manifesti mortuari delle locandine di Pianura. Un personaggio noto, dunque, per il quale sono stati celebrati funerali ristretti ai parenti più prossimi, “blindati”, come si dice in questi casi, con tanto di controllo dell’ordine pubblico assicurato in modo discreto sul posto. Giacomo Talamo, secondo le indagini della Dda di Napoli, tentò di ammazzare il capoclan della camorra dell’area flegrea che riuscì a farla franca, nel corso della guerra degli anni Novanta. Per quell’omicidio mancato di Bruno Rossi, soprannominato il “corvo” e da tempo collaboratore di giustizia, lo scorso 20 luglio era stato spiccato un mandato di cattura eseguito dai carabinieri della compagnia del rione Traiano, all’epoca guidati dal capitano Francesco Rizzo. La condanna era stata spiccata dalla quinta sezione della Corte D’Assise di Napoli con l’accusa di tentato omicidio e detenzione e porto d’arma illegale. L’agguato contro il “corvo” risale agli inizi degli anni Novanta, quando Giacomo Talamo tentò di uccidere l’allora capo dell’omonimo gruppo camorrista operante a Cavalleggeri d’Aosta. Il malvivente lo affrontò sparandogli contro diversi colpi di pistola ma senza riuscire a portare a termine la spedizione di morte. In quell’agguato fu ferita anche una donna, colpita da un colpo vagante ad una gamba. Si rischiò l’ennesimo caso di omicidio di una persona innocente. Il pregiudicato si era reso irreperibile, dopo che era stato scarcerato e messo ai domiciliari il 20 gennaio dello scorso anno. A luglio scorso, i carabinieri lo hanno intercettato e arrestato nella notte. Il ricercato era stato individuato in via Campanile, a Pianura, nei pressi dell’abitazione della moglie, dove si era recato per una visita. Per lo spessore criminale dell’arrestato, gli inquirenti considerano la cattura un’operazione di notevole importanza considerato che Talamo, dopo il recente arresto del boss del gruppo camorrista facente capo al boss Antonio Varriale , sarebbe stato una persona potenzialmente in grado di riunire le frange sciolte dello storico clan Lago; cosca decimata dal martellante susseguirsi di arresti sul fronte della lotta al racket a Pianura, ad opera delle forze dell’ordine e della magistratura. Ma quello dello scorso luglio non fu l’unico arresto per il pregiudicato deceduto domenica notte. Talamo fu infatti arrestato il 27 giugno del 2001 e tornò in libertà nel gennaio dell’anno scorso per estorsione, un personaggio di primissimo piano, dunque, destinato a fare notizia anche da deceduto, dando vita all’ennesima polemica sulla mancanza di rispetto del diritto alla salute dietro le sbarre.