mercoledì 26 novembre 2008

«Nocera ucciso da Cosimo»



Nel verbale del 19 febbraio
del 2008, Giovanni Piana, ex fedelissimo
del gruppo Abbinante, ha
raccontato ai magistrati della Dda i
retroscene di un omicidio avvenuto
a Secondigliano il 3 settembre del
2004, quando i sicari assassinarono
il 27enne Mariano Nocera. Ecco il
racconto del collaboratore di giustizia.
«I particolare in merito all'omicidio
di Nocera ce li riferì direttamente
Cosimo Di Lauro nel corso di
un incontro avvenuto in mezzo all'Arco.
Ricordo che il Cosimo Di Lauro,
mandò a chiamare me attraverso
Pasquale Fabbrocino che mi disse
di recarmi da Cosimo che mi voleva
parlare quale rappresentate degli
Abbinante. Io andai insieme a
Riccio Pasquale dopo aver avvertito
Francesco Abbinante che mi disse
di andare tranquillamente. In quel
periodo l'Abbinante non si poteva
muovere in quanto latitante. Ci recammo
in mezzo all'Arco, precisamente
ad un bar accanto al negozio
Finizio. C'erano molte persone tra
cui Marco Di Lauro, Ciro Di Lauro,
Nunzio Di Lauro ed “'o cavallaro". Ciro
ed il cavallaro si misero su di uno
scooter e noi li seguimmo a bordo
del nostro scooter. Ci allontanammo
di poco dal bar ed entrammo dentro
ad un portone sempre in mezzo all'Arco
dove c'era un cortile su cui insisteva
un piccolo cancello che portava
nella terranno dove il Cosimo ci
incontrò. Questa fu l'occasione in cui
partendo proprio dall'omicidio del
Nocera e dal fatto che questi era stato
ucciso per aver ottenuto preventivamente
la sua autorizzazione per
commettere l'omicidio del bar Zelinda,
per spiegarci come stavano le
cose da quel momento in poi. Egli ci
disse che lui pretendeva da tutti
quanti gli affiliati al clan Di Lauro,
anche dagli esponenti di spicco, di
essere preventivamente informato
di qualunque reato si dovesse commettere
in particolare gli omicidi. Mi
disse anche che era sua intenzione
di far avvicendare i figli dei capi del
clan Di Lauro al posto dei padri.
Quando io gli feci presenti che il Nocera
era amico di Francesco Abbinante
e che questi era rimasto molto
male dell'uccisione dell'amico il
Cosimo mi rispose che lui sapeva di
questo legame ma che doveva dare
l'esempio per gli altri di modo che si
capisse che per commettere un omicidio
a Secondigliano si doveva avere
il suo permesso. In precedenza
quando a comandare era Paolo Di
Lauro è capitato che Abbinante,
piuttosto che Pariante, piuttosto che
Prestieri abbiano commesso o dato
ordine di commettere omicidi ed abbiano
infromato solo successivamente
Paolo Di lauro, senza che questi
decidesse di rispondere a tale fatto
uccidendo chi aveva commesso
l'omicidio. Io dissi a Cosimo che era
un semplice ambasciatore e che
avrei riferito quanto da lui dettomi
ad Abbinante Francesco che non era
potuto venire da lui poiché latitante.
Quando andai via e ritornai da
Abbinante commentammo con il
Francesco che era poprio come ci
aveva detto Arcangelo Abete e cioè
che Cosimo voleva diventare il capo
assoluto del clan Di Lauro, inoltre
Abbinante mi disse ed io concordavo
con lui che prima o poi avrebbe
colpito tutti i capi del clan per lui da
solo con i fratelli. Infatti per provare
ciò io feci finta di aprire una piazza
di cocaina lì nel Monterosa, concorde
Abbinante Francesco, alle spalle
vi era una piazza dei Di lauro. Dopo
pochi giorni Ciro Di Lauro venne e
disse che dovevamo spostare un poco
più in là la piazza di droga».