sabato 1 novembre 2008

Raffaele Stolder lascia il 41 bis(archivio)




Dopo molti anni di ininterrotta detenzione al 41bis, da ieri il boss della Maddalena Raffaele Stolder non è più costretto al carcere duro. Gli avvocati difensori, Raffaele Chiummariello e Massimo Vetrano, hanno vinto la battaglia giudiziaria e il Tribunale di Sorveglianza di Ancona ha revocato il provvedimento. Con la conseguenza immediata che il detenuto eccellente è stato trasferito dal carcere di Ascoli Piceno a un altro istituto penitenziario. La decisione dei magistrati di Sorveglianza alleggerisce la posizione carceraria di Raffaele Stolder, fratello di Amalia, vedova di Carmine Giuliano “’o lione”. Ma i penalisti non si fermano e puntano a smantellare le accuse a carico del loro assistito non ancora condensatesi in sentenze definitive. Infatti il ras della Maddalena, in carcere dal ’93, ha subito l’ultimo dispiacere giudiziario a marzo del 2000, ricevendo dietro le sbarre un nuovo provvedimento restrittivo. Era stato il pentito Gugliemo Giuliano di Forcella, “o’ stuorto”, a tirarlo in ballo a proposito del triplice omicidio Cella-Lollo-Guazzo. Ma sulla vicenda c’è stata una doppia assoluzione per Raffaele Stolder. La prima Corte d’Assise d’appello del tribunale di Napoli il 10 febbraio scorso ha infatti confermato il dispositivo di primo grado, giudicandolo innocente rispetto all’accusa di aver fatto parte del commando di morte che il 14 settembre del 1983 liquidò Cella, Lollo e Guazzo, al termine di una spedizione punitiva che avrebbe avuto una matrice ideologica, oltre che squisitamente camorristica. La prima Corte d’Assise non ha creduto dunque alla tesi sostenuta dai pentiti Guglielmo e Luigi Giuliano circa i moventi e i responsabili dell’agguato. In particolare il boss-pentito della camorra napoletana aveva sostenuto che Cella, Lollo e Guazzo vennero ammazzati per aver montato, per conto suo, un palco nel rione Sanità, dove avrebbe dovuto tenere un comizio il candidato del partito socialista in occasione di una delle tante tornate elettorali della prima Repubblica. Secondo il collaboratore di giustizia i tre “guaglioni” di Forcella avrebbero pagato con la vita il rifiuto di Giuseppe Misso di sostenere il candidato socialista nella zona di largo Donna Regina. Una tesi suggestiva, che non ha trovato riscontro per tre volte consecutive nel corso degli ultimi anni: con l’assoluzione passata in giudicato di Giuseppe Misso, e con la doppia assoluzione di Raffaele Stolder, ritenuto all’epoca legato al sodalizio del rione Sanità. Decisivo, ai fini dell’assoluzione di Stolder, il lavoro difensivo del penalista Raffaele Chiummariello, che ha evidenziato le contraddizioni delle rivelazioni di Luigi Giuliano: il pentito avrebbe infatti collocato il triplice omicidio in un momento in cui le candidature per le amministrative del 1983 non erano state ancora decise dal vecchio Psi.