sabato 1 novembre 2008

Sequino e castaldi,teniamo acceso il ricordo.


Poche settimane fa',la rai attraverso il programma (un giorno in pretura)ha voluto portare alla ribalta il barbaro assassino dei due ragazzi di pianura,massacrati perche' scambiati per sentinelle della famiglia dei lago,frazione opposta a quella dei killer che quella maledetta sera ne decretarono la morte,ripropongo i fatti a distanza di di tempo per tenere acceso il ricordo di questi due bravi ragazzi ammazzati da un'ignoranza atavica di nome camorra.Era una serata calda quel maledetto 10 agosto del 2000. Luigi Sequino e Paolo Castaldi erano fermi sotto la casa di Rosario Marra, genero del capoclan Pietro Lago e stavano discutendo dei programmi per le vacanze estive. Faceva caldo in casa e decisero di uscire. Poco dopo le 22 si udirono dei colpi di pistola. Uno, due, tre, dieci: fu una strage. I due giovani, scambiati per sentinelle del boss, caddero a terra in un lago di sangue. Fu uno scambio di persona perché Paolo e Luigi erano dei bravi ragazzi che la camorra l’avevano vista solo in televisione. Quattro anni dopo arrivò l’arresto dei responsabili. Il 21 dicembre in un blitz delle forze dell’ordine finirono in cella: Luigi Pesce, Pasquale Pesce, Luigi Mele, Eugenio Pesce. Dello stesso commando faceva parte anche Carmine Pesce, ucciso in agguato nel febbraio dell’anno scorso. Ieri c’è stato il rito abbreviato per uno dei presunti killer che ha confessato l’omicidio ed ha fatto luce sul ruolo degli altri. Luigi Pesce, collaboratore di giustizia, da gennaio dello scorso anno, è stato giudicato per omicidio. Ieri nel corso dell’udienza usufruendo dello sconto di pena per il rito abbreviato e per essere un collaboratore di giustizia è stato condannato a 18 anni di carcere. La sentenza è stata emessa nei suoi confronti dal giudice del Tribunale di Napoli, Gentile. Gli stessi capi di imputazione sono addebitabili per i cugini Pasquale ed Eugenio Pesce e Luigi Mele, esponente di punta del clan Marfella, la cui posizione sarà al centro del giudizio della Corte d’Assise di Napoli il prossimo 19 gennaio. La condanna del giudice è più alta rispetto alla richiesta del pm della Direzione distrettuale antimafia Luigi Frunzio, che aveva chiesto una condanna a 12 anni in considerazione della collaborazione fornita alla giustizia da parte dell’imputato. L’avvocato Antonio Maio, difensore di Vincenzo Sequino, il padre di Luigi, insieme all’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, aveva chiesto una condanna all’ergastolo evidenziando la premeditazione, l’uso di armi da guerra, la ferocia e la superficialità degli assassini. Il giudice ha tenuto conto evidentemente della collaborazione prestata alla giustizia, in ordine ad altri reati, da Luigi Pesce. L’accusa è stata “mite” perché aveva da parte sua evidenziato che l’uomo aveva contribuito a fare luce sulla posizione degli altri imputati in merito al duplice omicidio. L’avvocato Maio si definisce «parzialmente soddisfatto» per la sentenza, «soprattutto di fronte alla richiesta del pm». Secondo gli investigatori e grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia si è stabilita anche al dinamica dei fatti: I killer notarono la Lancia Y con i giovani a bordo. Luigi Pesce scambiò Luigi Sequino, seduto sul sedile anteriore dell’auto, per Salvatore Racise detto “Bemar”, un affiliato al clan Lago, e iniziò a sparare contro di lui gridando “muori bastardo”. Pasquale Pesce, invece, con la pistola calibro 9 sparò a Castaldi che, seduto alla guida dell’auto, venne però ferito anche da pallettoni destinati all’amico.