sabato 1 novembre 2008

Uccise due fratelli, preso l’assassino



Si era rifocillato e stava facendo colazione, godendosi finalmente la compagnia
della moglie e dei tre figli piccoli, quando la sorpresa si è materializzata
dietro la porta con la sagoma dei poliziotti della Mobile A Ciro
Prisco, 36enne napoletano di Barra imparentato con la potente famiglia
di mala degli Aprea, è caduto il mondo addosso: in un attimo è diventato
ex latitante e ora si trova dietro le sbarre con l’accusa di concorso
in duplice omicidio. Secondo gli inquirenti il 4 aprile scorso avrebbe
assassinato, con la complicità di Giuseppe Manco “o’ mostro”, i fratelli
Capasso: due giovani incensurati che pagarono con la vita una spedizione
troppo aggressiva nel feudo del clan e il conseguente furibondo
litigio con i due indagati.
Alle 10 e 30 di ieri gli investigatori della squadra Omicidi della Mobile
della questura partenopea (agli ordini del dirigente Vittorio Pisani e coordinati
dal vice questore Pietro Morelli) sono entrati in azione facendo
irruzione nell’abitazione in via Serino, nella zona delle “corti”. Sapevano
che Ciro Prisco, cognato dei fratelli Aprea per aver sposato una loro
sorella, prima o poi non avrebbe resistito al desiderio di abbracciare i
familiari (ha un figlio molto piccolo) e attendevano il momento opportuno.
Volutamente non si sono mossi all’alba, orario classico per i blitz anticamorra,
contando su una possibile tranquillità del ricercato. E così è
successo, tanto che mezz’ora il 36enne era già negli uffici al terzo piano
di via Medina in stato d’arresto. Nemmeno aveva pensato a opporre
resistenza o tentare la fuga.
Sulla testa di Ciro Prisco pendeva un decreto di fermo emesso dalla Dda
il 27 aprile, in quanto ritenuto responsabile della morte dei fratelli Vincenzo
e Mariano Capasso, originari di Ponticelli ma secondo gli investigatori
da qualche mese entrati in contatto con persone del clan Aprea.
I due proprio per il nuovo
ambiente che frequentavano,
il 4 aprile scorso si recarono
a Barra. Fu trovato riverso
sul selciato il corpo di
Vincenzo, 20enne, con diversi
colpi d’arma da fuoco
al torace e al capo mentre
poco distante si trovava Mariano,
appena 17enne, ferito
da due colpi d’arma da fuoco
al fianco e alla spalla.
Quest’ultimo morì al Loreto
Mare, ma ebbe il tempo di
pronunciare una frase che
mise gli investigatori sulle
tracce dl cognato degli
Aprea e di Giuseppe Manco.
“Peppe o’ mostro”, 43enne,
è stato arrestato il 27
maggio scorso, sempre dagli
agenti della sezione Omicidi della squadra mobile e anch’egli destinatario
del decreto di fermo emesso dalla procura antimafia di Napoli. Le
manette scattarono a Somma Vesuviana: si era rifugiato a casa di una
sua parente alla lontana. Proprio su questo labile legame aveva inutilmente
contato per farla franca.
Ora il caso è chiuso per la polizia e gli atti passano alla magistratura, tenendo
naturalmente conto della presunzione d’innocenza degli indagati
fino a un’eventuale condanna definitiva.