domenica 23 novembre 2008

Verde, Di Lauro accusato da 4 pentiti



Il processo per l’omicidio di Gelsomina Verde è ad una svolta. Lo crede
la Procura Antimafia e lo crede il pubblico ministero Stefania Castaldi che
sostiene l’accusa dal giorno in cui ha firmato il decreto di fermo che raggiungeva
Cosimo Di Lauro. Per la prossima udienza ha citato Antonio e
Giovanni Pica e Maurizio e Antonio Prestieri. I quattro testi saranno collegati
in videoconferenza entro fine mese.
Il primo dei pentiti a parlare dell'omicidio è Maurizio Prestieri che ha
raccontato dell'omicidio di Gelsomina Verde e le sue dichiarazioni saranno
l'asso nella manica della Procura per chiedere la condanna all'ergastolo
per Cosimo Di Lauro quale mandante dell'omicidio di Gelsomina
Verde. È questa la svolta alle indagini sull'omicidio di viale privato
Agrilli a San Pietro a Patierno. Ieri intato è stato ascoltato Salvatore Torino
che ha confermato di aver saputo dal Salvatore Torino che il mandato
omicidio per l'omicidio di Gelsomina Verde era stato dato da Cosimo
Di Lauro. Lo Russo sarà sentito nella prossima udienza come testimone
di riferimento. Ieri come testimoni di riferimento alle dichiarazioni
di Michelangelo Mazza sono stati sentiti quattro presunti affiliati
ai clan di Secondigliano: Cortese e Penniello che si sono avvalsi della facoltà
di non rispondere perché imputato di reato connesso; Chiariello
Manganiello e Cafasso che hanno invece riferito di non essere a conoscenza
di ciò che diceva Mazza. Nella scorsa udienza, l'ex ras del rione
Sanità aveva riferito che aveva saputo in carcere, dal alcuni esponenti
di Secondigliano quello che era successo durante la faida e che Cosimo
aveva potere di decire la morte di tutti. Il processo, istruito dinanzi al
quarta Corte d'Assise di Napoli (presidente Giustino Gatti, giudice a latere
Isabella Iaselli) si chiuderà non più tardi della metà di dicembre.
Contro Cosimo Di Lauro hanno fino ad ora testimoniato Pietro Esposito
“'o Kojack" uno degli specchiettisti dell'atroce delitto, poi gli investigatori
che hanno seguito passo dopo passo le indagini ed hanno captato
le parole di uno degli affiliati ai Di Lauro che commentando l'omicidio,
faceva intendere che l'ordine era arrivato dall'alto, «perché senza Cosimo
non si muove una foglia» e infine i Misso. A tirare in ballo ?Cosimino?
(difeso dagli avvocati Vittorio Giaquinto e Saverio Senese) fu per
primo la ?gola profonda? della cosca Pietro Esposito detto ?'o Kojack?.
Era il 27 novembre del 2004, sei giorni dopo il crudele delitto di Mina, amica
dello scissionista Gennaro Notturno, fratello dei più noti Salvatore e
Vincenzo. Ma le indagini sull'omicidio del viale privato Agrilli a Secondigliano
sono andate avanti. Arrestato e condannato il boss Ugo De Lucia,
l'esecutore materiale della spedizione di morte, l'attenzione degli
inquirenti si è focalizzata sul mandante. Era il 22 maggio del 2005 quando
una microspia captò nell'auto di un affiliato al clan Di Lauro una conversazione
che confermava in pieno il quadro sostenuto dal pentito. Così
il castello accusatorio dei magistrati della Dda di Napoli pian piano
ha preso corpo fino a quando, il gip del Tribunale di Napoli ha emesso
un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del padrino Cosimo Di
Lauro, capo indiscusso della cosca che fu del padre, e di Luigi De Lucia,
nipote di ?Ugariello?, quest'ultimo totalmente scagionato in quanto il
caso è stato archiviato. Secondo i magistrati anticamorra l'omicidio di
Mina Verde è da inquadrare nell'ambito di una sorta di ?strategia militare?
pianificata dal clan Di Lauro durante la faida di Scampia finalizzata
non solo all'eliminazione fisica dei rivali, ma anche di tutte le persone
che avevano rapporti con gli scissionisti. La 23enne, infatti, fu eliminata
dopo essere stata torturata.