mercoledì 3 dicembre 2008

«Chiedo scusa per la morte di Silvia Ruotolo»


«Come prima cosa voglio precisare che la morte di Silvia Ruotolo non ha addolorato solo tutta l’opinione pubblica, la cittadinanza, ed ha inflitto un dolore indimenticabile nella mente della famiglia. Ma pure io ho un cuore che pulsa e posso capire il dolore. Ed è per questo che lo condivido pienamente, aggiungendo le mie scuse se potessero fare ritornare questa vita spezzata per colpa della situazione creatasi allora ». Il boss del Vomero-Arenella Luigi Cimmino, a distanza di undici anni e mezzo, chiede in qualche modo perdono per la morte di Silvia Ruotolo, innocente stroncata a salita Arenella dalle pallottole dei killer del clan Alfano, proiettili destinati proprio a Cimmino. E lo fa in una lettera, scritta di proprio pugno, fatta arrivare in redazione tramite una persona di fiducia dopo sette giorni dalla sua scarcerazione per “fine pena”. Aveva promesso di venire di persona in redazione Cimmino, “per spiegare quello che sono oggi”, ma non ha potuto farlo perché è stato sottoposto al divieto di dimora a Napoli ma anche perché non sta molto bene in salute. Eppure, nei giorni scorsi c’erano stati festeggiamenti con tanto di botti nella zona di via Conte della Cerra. Ma nella lettera Cimmino parla anche della sua dissociazione, del modo in cui vuole rinnegare la camorra (che non nomina mai) e la malavita per godersi la famiglia. «Vi invio questa mia lettera per spiegare la mia situazione da libero cittadino. Finalmente, dopo aver scontato la mia lunga pena e pagato il debito con lo Stato. Bene, io ora ho deciso di fare il grande passo verso un futuro diverso, per potermi godere la mia famiglia. Con questo dico che rinnego e mi dissocio dalla malavita, sia da quella vomerese che da quella di ogni altro genere. E addirittura lascio la zona del Vomero per trasferirmi fuori Napoli». Ed è a questo punto che Cimmino si rivolge anche a “chi collabora con lo Stato” per ribadire che lui non ha più niente a che vedere con la camorra. «Appunto, per dare una svolta e convincere tutta l’opinione pubblica, lo Stato e tutti coloro che collaborano con lo Stato. Do il mio rispetto ai giornalisti che fanno il loro dovere, sia con il diritto di cronaca sia perché ci tengono quotidianamente informati sui fatti della vita attuale. Chiedo scusa per la mia mancata visita al vostro giornale, ma appena mi sarò ristabilito con la salute verrò di persona». Poi Cimmino ha affrontato l’argomento “nemici”, ha parlato del suo rapporto con il ras latitante Antonio Caiazzo, suo amico sin da quando insieme stavano nel clan Alfano, con i,l quale ci sono stati poi contrasti documentati dagli investigatori anticamorra ma raccontati anche dai pentiti. «Aggiungo che con la famiglia Caiazzo io non ho nessuna faida, di qualsiasi genere. Anzi, aggiungo che il Caiazzo è mio fraterno amico da sempre. Come, d’altronde, accade verso ogni qualsivoglia fantasma che mi giro attorno». Una frase alquanto criptica quest’ultima, aperta a diverse interpretazioni. Le ultime righe della missiva di Cimmino sono dedicate alle raccomandazioni nei confronti del cronista. «Vi ringrazio e sono fiducioso che questa mia lettera sarà pubblicata mettendo in risalto la mia dissociazione dalla malavita, puntualizzando che lascerò per sempre la zona del Vomero .