domenica 7 dicembre 2008

«Così fu ucciso Vincenzo Rinaldi



«Franco Mazzarella, figlio di Gennaro, volle fare un regalo al padre detenuto:
l’omicidio di un affiliato al clan Rinaldi. Dopo la morte di Salvatore Mazzarella
(ucciso sul corso San Giovanni a Teduccio, ndr), proprio Gennaro era tra
i più determinati a portare a termine la vendetta: non voleva assolutamente
perdonare l’omicidio del fratello». Il 5 febbraio 2007 Ciro Spirito rivelò ai magistrati
antimafia ciò che sapeva, avendovi partecipato in prima persona,
sull’omicidio di Vincenzo Rinaldi. L’organizzazione dell’agguato, secondo
l’ex killer del clan Mazzarella, fu molto laboriosa e in diverse occasioni gli appostamenti
non erano andati a buon fine. Vi parteciparono, ha raccontato il
collaboratore di giustizia, in molti con vari ruoli e la pistola sarebbe stata procurata
da Paolo Ottaviano, nipote dei ras della cosca recentemente finito in
carcere per associazione. Naturalmente, va sottolineato che le persone tirate
in ballo devono essere ritenute estranee ai fatti narrati fino a prova contraria.
Ecco le sue dichiarazioni. «Vincenzo Rinaldi era tra gli obiettivi che si era deciso
di colpire già prima che Gennaro Mazzarella fosse arrestato. Si era già
decisa l’esecuzione dell’omicidio, ma non si riusciva a portarlo a compimento.
La decisione era stata presa proprio da Gennaro ed era “parcheggiata” fino
quando non sarebbe potuta andare in porto. Proprio per questo motivo, quando
fu arrestato Gennaro, il figlio Franco riprese la volontà del padre e pensò
di fargli un regalo. Vincenzo Rinaldi fu ucciso all’interno di un bar al corso
Malta». Come già accennato, l’organizzazione del delitto fu articolata e andò
avanti in varie fasi. «Per Gennaro Mazzarella - ha sostenuto il collaboratore
di giustizia - era un vero e proprio pallino e perciò ripetutamente ci inviava
presso il bar di Vincenzo Rinaldi a vedere se si trovasse lì. Ricordo che
frequentemente ci recavamo al bar, ma trovavamo solo la moglie. Tornati indietro
lo raccontavamo e Gennaro si innervosiva dicendoci che avevamo
sbagliato l’ora. In realtà noi andavamo anche di mattina, comunque non riuscimmo
a portare a termine l’omicidio fino a quando Gennaro Mazzarella restò
libero. Ecco perché il figlio Franco pensò a un regalo al padre detenuto».
Si arrivò, sempre secondo il racconto del pentito Ciro Spirito, allora al momento
dell’accelerazione della preparazione dell’agguato. «La decisione di
passare alla fase esecutiva fu dei figli di Gennaro, Ciro e Franco, i quali dissero
in mia presenza che bisognava portare a termine l’omicidio. C’era anche
Paolo Ottaviano, che si attivò di persona per recuperare una delle pistole
di cui disponevamo. Fu prelevata da uno dei bidoni di plastica utilizzati
dai pescivendoli e che noi usavamo per nascondere le armi: si trattava di una
pistola calibro 9x21. Franco Mazzarella, figlio di Salvatore, volle partecipare
all’azione delittuosa per vendicare il padre. Fui però io a entrare nel bar a volto
scoperto e a sparare a Vincenzo Rinaldi».