domenica 7 dicembre 2008

L'avvocato ucciso dal genero di PIETRO LICCIARDI






«Avvocato, questa storia
finisce male». La frase, accompagnata
da un tono minaccioso,
sarebbe stata pronunciata al termine
di una delle udienze da Salvatore
Altieri ad Antonio Metafora,
il civilista di Chiaia ammazzato
l’altro ieri sera nel suo studio in
corso Umberto. Lugubre premessa
alla tragedia, provocata semplicemente
dalla professionalità
del 70enne: aveva vinto la causa
e il 24enne presunto assassino, genero
del boss detenuto Pietro Licciardi
detto “Pierino ’o fantasma”,
il prossimo 25 dicembre avrebbe
dovuto lasciare il garage a Secondigliano
che gestiva da anni e per
il quale non stava pagando l’affitto.
Ecco perché la società immobiliare
proprietaria, con sede in via
Parco Margherita, aveva chiesto
e ottenuto, attraverso la vittima,
lo sfratto per morosità. Di Salvatore
Altieri anche ieri non sono state
trovate tracce. Anche se formalmente
appariva la madre nella
gestione del garage (che si trova
in corso Secondigliano), la donna
è assolutamente estranea alla
vicenda. Il 24enne aveva chiesto
di incontrare l’avvocato Antonio
Metafora, che gli aveva dato appuntamento
per venerdì presso lo
studio di corso Umberto. Già il mese
scorso il civilista aveva acconsentito
a una proroga di un mese
(nel caso di morosità non vale
quella decisa dal governo fino a
giugno 2009), ma si era mostrato
irremovibile a una nuova richiesta
per telefono. Perciò secondo gli investigatori
della polizia, e fermo
restando la presunzione d’innocenza
dell’indagato fino a
un’eventuale condanna definitiva,
il genero di “Pierino” Licciardi aveva
già ideato il piano per ucciderlo:
ecco perché l’ipotesi d’accusa
a suo carico è di omicidio premeditato.
Non c’è stata lite infatti, prima
dei quattro spari. Salvatore Altieri
è originario della zona dei Tribunali,
in particolare di via Teatro
San Ferdinando. Ma da quando ha
sposato Regina Licciardi, 27enne
figlia di Pietro, si è trasferito a Secondigliano.
Proprio in quel quartiere
lo stanno cercando i poliziotti
della squadra mobile della Questura
(la Omicidi, diretta dall’attivissimo
vice questore Pietro Morelli):
finora però (almeno fino a
quando il giornale è andato in
stampa) inutilmente. Erano le 20
e 15 e nello studio Metafora (in cui
lavoravano in due stanze diverse
Antonio e il figlio Vincenzo, anch’egli
avvocato, di 48 anni) i due
civilisti erano soli quando l’assassino
e un complice non ancora
identificato hanno bussato alla
porta. Proprio il più giovane ha
aperto, indicando alla coppia dove
si trovasse in quel momento il padre.
Poi è rientrato nel suo ufficio,
ma ha fatto appena in tempo a sedersi
dietro la scrivania che è letteralmente
sobbalzato. Distintamente
ha sentito tre colpi di pistola
ed è corso con il cuore in gola
verso il corridoio. In quel momento
gli sono passati davanti i
due uomini e ha capito che qualcosa
di gravissimo era accaduto
all’anziano genitore.
Avevano quello studio insieme dal
dicembre dell’anno scorso, ma lui
lavorava con l’esperto genitore fin
dal giorno successivo alla laurea.
Ed entrambi abitavano a Chiaia,
a dimostrazione di un legame molto
forte: il padre in via Morelli, il figlio
in via dei Mille.