mercoledì 7 gennaio 2009

Ammazzò il cognato per un fatto d'onore

Era il l’8 gennaio del 2001 quando Salvatore Mignone all’ora 30enne, aspettò il cognato Giulio Panepinto, pregiudicato 22enne, sotto l’abitatazione del fratello di questi in via Chioccarelli, nella zona della Duchesca, e gli tese un agguato mortale. Il giovane, che era il compagno di Giuseppina Pilla, sorella di Giovanna, moglie di Mignone, che aveva avuto due figli (un maschio e una femmina) da un matrimonio precedente, doveva pagare con la vita per aver molestato la ragazzine 14enne. E così fu. L’agguato fu portato a termine e Mignone si consegnò nel carcere di Avellino qualche giorno dopo il delitto. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, fu proprio Giuseppina Pilla a raccontare a Mignone delle molestie subite dalla figlia da parte del compagno. Ma durante il processo al killer emerse che la ragazzina aveva riferito di molestie nell’estate del 2000, quando Panepinto era detenuto. Così la ragazza venne denunciata per falsa testimonianza e Mignone fu condannato a 22 anni e poi a 16 in appello. A settembre poi, i presunti complici di Mignone nel delitto Panepinto furono assolti. Alla sbarra c’erano Aniello Rapicano, Simona, Giuseppina e Giovanna Pilla. La richiesta del pm era stata di 16 anni di reclusione per aver istigato all’omicidio il parrucchiere di Melito. Per il presunto delitto d'onore il pm aveva chiesto in primo grado una condanna ben più pesante, 26 anni di carcere, contestando anche la premeditazione. Una vicenda familiare brutta finita in modo ancora più tragico. Una vendetta per una vendetta, una lunga scia di sangue che rischia di non finire mai.