domenica 11 gennaio 2009

«Assunta Sarno non fu uccisa per errore»



Assunta Sarno non fu uccisa in quanto moglie di Giuseppe Misso, ma
«perché era una camorrista che reclamava la quota del bancolotto spettante
al marito». Parola di Luigi Giuliano detto “Lovegino”, ex boss di
Forcella passato dalla parte dello Stato e profondo conoscitore dei segreti
della malavita napoletana. A settembre 2002 si pentì e tre mesi
dopo parlò con i pm antimafia del clamoroso agguato sull’autostrada
costato la vita alla donna della Sanità e ad Alfonso Galeota. Le sue dichiarazioni,
insieme a quelle di altri 8 collaboratori di giustizia, sono
alla base dell’ordinanza di custodia cautelare scattata l’altro ieri nei
confronti di Vincenzo Licciardi “’o chiatto”, Giovanni Cesarano e Costantino
Sarno. Quest’ultimo, ras del contrabbando originario di Miano,
fu reo confesso prima di ritrattare tutto e ridiventare un irriducibile,
come viene definito dai magistrati nel provvedimento restrittivo.
Luigi Giuliano nell’interrogatorio del 30 dicembre 2002 puntò decisamente
il dito contro la “Cupola di Secondigliano”, ma non seppe indicare
i nomi dei presunti autori del duplice omicidio e del ferimento di
Giulio Pirozzi e Rita Casolaro. Fu il fratello Salvatore detto “’o montone”,
anch’egli pentito, a indicare sulla base di circostanze apprese da
altri coloro erano stati i killer. Alla fine delle indagini preliminari l’accusa
ha chiesto la misura cautelare per 8 indagati, ma il gip ha negato
l’arresto per Maria Licciardi “’a piccolina” e Gaetano Bocchetti “Nanà”,
entrambi di Secondigliano; Eduardo Contini “’o romano”, boss di
Vasto-Arenaccia; Francesco e Giuseppe Mallardo di Giugliano.
Ecco quanto affermò Luigi Giuliano. «Questa strage crudele fu commessa
dalla Cupola di Secondigliano. Quando ho discusso con loro e
soprattutto con Maria Licciardi, io rimproveravo loro il fatto che avevano
superato ogni limite e avevano infranto proprio quei vincoli all’origine
della Nuova Famiglia: in particolare, non si dovevano ammazzare
le donne, tanto più se mogli di detenuti. Con me gli esponenti
di Secondigliano ammettevano di aver commesso la strage, ma
inizialmente sostenevano che Assunta Sarno era morta per sbaglio.
Io non credevo a questa versione e asserivo che la moglie di Misso era
stata uccisa volontariamente. Alla fine mi fu detta la verità: Assunta
Sarno non era una donna moglie di un detenuto, ma una camorrista
che reclamava la quota del bancolotto spettante a Giuseppe Missi perché
gliel’avevo affidata anni prima. Lei cercava d difendere la suo quota
di interessi economici contro il potere dei Tolomelli e dei Vastarella,
alleati di Secondigliano».
Il 10 marzo 2005 invece del duplice omicidio Sarno-Galeota parlò Salvatore
Giuliano. «Che io sappia, all’agguato hanno partecipato Vincenzo
Licciardi, Patrizio Bosti, Salvatore Botta ed Eduardo Contini.
L’ho appreso dai miei fratelli e da mio cugino Ciro “’o barone”.
Come sempre, vale la precisazione che le persone tirate in ballo dai
pentiti devono essere ritenute estranee ai fatti narrati fino a prova contraria