giovedì 8 gennaio 2009

Michelangelo Misso torna al 41 bis



È stato scarcerato ma ha incassato subito dopo due anni di internamento
in una casa lavoro in quanto considerato dal Tribunale di Sorveglianza
un delinquente abituale. Adesso Michelangelo Misso, che
sarebbe dovuto essere un uomo “parzialmente” libero, si trova isolato
in una casa lavoro. Ha avuto infatti l’applicazione del regime del carcere
duro in quanto è possibile che sia applicabile anche per gli internati.
Misso sarebbe dovuto uscire dal carcere non prima del 2012 ma
dopo tre anni di reclusione ha lasciato la cella dove era recluso. Michelangelo
è il fratello dei pentiti Giuseppe ed Emiliano Zapata. Aveva
una condanna alle spalle per associazione camorristica a sei anni e
sei mesi, pena che aveva patteggiato in appello. Michelangelo era in carcere
dal 2005 per un reato minore e nel 2006 fu raggiunto dall'ordinanza
di custodia cautelare sulle truffe al Monte di Pietà. Nel frattempo è
intercorso l'indulto e per questo motivo il suo avvocato difensore, il penalista
Mauro Dezio è riuscito ad ottenere la cosiddetta fungibilità. I
mesi che ha trascorso in carcere prima della nuova ordinanza e che sono
caduti nell'indulto sono stati “abbonati” per la condanna per camorra
che ha incassato qualche anno dopo. Paradosso dei paradossi,
pare che Misso abbia addirittura un anno in più che ha scontato e non
avrebbe dovuto scontare. Nel frattempo però è in una casa di lavoro e
gli è stato applicato il 41 bis. Ha chiesto di lavorare ma neanche questa
possibilità gli è stata data a causa proprio della speciale situazione
alla quale è soggetta. L’ultima volta si era reso latitante fu nella Vigilia
di Natale del 2004 scappando da un’uscita secondaria di un appartamento
vicino al suo, in via Sanità. Ma la fuga in quell'occasione durò
veramente poco in quanto fu stanato dai Falchi l'8 gennaio del 2005. Michelangelo
Misso, 35enne nipote del boss Giuseppe detto “Peppe ’o
nasone”, si nascondeva nell’abitazione del padre Umberto in largo Donnaregina.
Gli era stato revocato l'indultino e dovette tornare dietro le
sbarre per scontare il residuo di pena dove fu successivamente raggiunto
da una ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere
di stampo camorristico. Michelangelo Misso fu rintracciato
dalla polizia intorno alle 13 presso l'abitazione del padre Umberto. Gli
agenti lo trovarono nella camera da letto, ben nascosto dietro un armadio.
Ma ormai non aveva scampo: i “Falchi” sapevano che era lì e non
poteva sottrarsi nuovamente alla cattura. Misso junior beneficiava dell'indultino
per un cumulo pene per associazione a delinquere di stampo
mafioso con obbligo , tra gli altri, di non frequentare pregiudicati. Essendo
però, stato sorpreso proprio in compagnia di persone con precedenti
penali, era stato segnalato al Tribunale di Sorveglianza, che
aveva disposto la sospensione del beneficio. La mattina del 24 dicembre
del 2004 Michelangelo Misso aveva beffato le forze dell'ordine grazie
alle sue doti acrobatiche.