giovedì 8 gennaio 2009

“'o stagntiello” fu assolto nel processo sigfrido



Probabilmente solo il suo passato era ancora
legato all’organizzazione malavitosa stabiese, ma per questo non significava
che qualche suo sgarro non dovesse essere punito con il sangue.
Antonio Vitiello, 56 anni, un tempo affiliato al clan D’Alessandro con
il soprannome di “'o stagntiello”, ha visto finire la sua esistenza mentre
andava a lavoro. Da alcuni anni impiegato nell’ex Maricorderia di Castellammare
di Stabia, secondo gli inquirenti non era più attivo come un
tempo all’interno dell’organizzazione camorristica. E forse anche questo
suo “allontanamento dalla famiglia” potrebbe essergli costato caro. Per
la Dda di Napoli, il suo era un passato “importante” all’interno del sodalizio
diretto da “Luigino” D’Alessandro. Era uno “specchiettista” del clan
D’Alessandro. Durante la sua affiliazione alla cosca stabiese, “o’stagntiello”
ha segnalato ditte a cui formulare richieste estorsive e comunicato spostamenti
di persone da eliminare. Per questi motivi la seconda sezione del
tribunale di Torre Annunziata aveva riconosciuto la sua appartenenza allo
storico sodalizio criminale stabiese e l’aveva condannato a 7 anni di
reclusione, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.
La condanna comminata dal tribunale oplontino aveva superato le richieste
della pubblica accusa: l’antimafia aveva chiesto, infatti, una condanna
a 5 anni di reclusione escludendo l’aggravante dell’utilizzo di armi
da parte del sodalizio introdotta nel 2005. I fatti in contestazione risalgono
al 1998, anno fino al quale l’imputato ha fatto parte del clan stabiese.
Con altri rappresentanti dello stesso clan è stato giudicato dalla
prima sezione della Corte d’Assise di Napoli per l’omicidio di Casimiro
Longobardi, reato scopo per cui venne, però, assolto con formula piena,
e per cui era accusato di aver comunicato gli spostamenti della vittima
prima del delitto. Nel medesimo processo, si discuteva di altri 6 casi di
omicidio, tutti commessi tra il 1990 e il 1993, nella lotta tra gli Imparato
e i D’Alessandro. Si trattava dell’inchiesta della Dda napoletana, denominata
“Sigfrido 1”. In quel processo, furono comminati ergastoli a Michele
Abruzzese, Luigi D'Alessandro (due ergastoli), Ugo Lucchese, Vincenzo
Cuomo e Francesco Vollaro, mentre fu condannato a 30 anni di reclusione
l’ex collaboratore di giustizia Raffaele Di Somma. L’unico assolto “per
non aver commesso il fatto” fu proprio Antonio Vitiello.