martedì 6 gennaio 2009

Ucciso davanti al carcere di Secondigliano



Nell’area nord si torna a sparare
e torna l’incubo faida. Tre
morti in tre mesi. Ieri sera, poco
prima delle 22, nei pressi del
carcere di Secondigliano, in via
Roma Verso Scampia, un uomo
di 37 anni, Salvatore Mignone
è stato assassinato da
due sicari in sella ad una moto.
L’uomo era in semilibertà e stava
tornando in carcere. Questa
circostanza i sicari la conoscevano
bene e non hanno esitato a colpirlo con la massima calma e freddezza.
Hanno aspettato che parcheggiasse la sua auto, una Fiat Multipla.
Mentre stava per scendere i due assassini, con i caschi integrali,
su una moto di grossa cilindrata, hanno acceso il motore e sono sbucati
dal buio armi in pugno. Lo hanno colpito più volte
al torace e alla testa, esplodendogli da distanza
ravvicinata il colpo di grazia alla nuca. Sono stati
esplosi almeno sei colpi di pistola proprio per non dare
scampo all’uomo. Dopo la sparatoria i killer sono
fuggiti in direzione del Monterosa ed hanno fatto perdere
le tracce tra le Vele di Scampia. I colpi sono stati
chiaramente avvertiti dai piantoni del penitenziario
che ovviamente non hanno lasciato il gabbiotto
ma hanno prontamente allertato i carabinieri che sono
giunti sul posto nel giro di pochi minuti a sirene spiegate dal vicino
comando di Scampia. L’uomo era riverso al suolo in una pozza di
sangue. E’ stata chiamata una autoambulanza del 118 che ha trasportato
la vittima al vicino ospedale San Giovanni Bosco ma è deceduto
mentre i medici tentavano invano di rianimarlo. Scene di disperazione
dei familiari che sono stati allertati dell’accaduto dalle forze dell’ordine.
Intanto gli uomini dell’Arma, coordinati dal capitano Sica e dal
maggiore D’Aloia, hanno iniziato a circoscrivere la zona in attesa della
scientifica. Nessun testimone, anche perché la zona è scarsamente
trafficata di sera ma dai palazzoni che affacciano sul carcere in molti
erano affacciati a guardare lo spettacolo di morte. Di sicuro, qualche elemento
utile sarà dato dalla visione delle telecamere di sorveglianza del
penitenziario. Mignone, che era residente nel comune di Melito, aveva
piccoli precedenti penali alle spalle e reati contro il patrimonio. Stava
scontando una pena per omicidio: il 9 settembre del 2001 aveva assassinato
il violentatore della nipote però dal novembre del 2007 aveva
ottenuto la semilibertà. La mattina lasciava il carcere per farvi ritorno
solo la sera dopo le 22. Ma probabilmente il 37enne aveva pestato
i piedi a qualcuno o si era messo in brutto giro e la camorra non glielo
ha perdonato. Ma gli investigatori non escludono la pista che porta
direttamente all’omicidio che aveva commesso. L’aria che tira a Secondigliano
non è delle migliori. Dopo una lunga pax
sancita tra quel che rimaneva dei Di Lauro e gli scissionisti
del clan Amato-Pagano si è tornato a sparare.
Questa volta per la frattura interna al clan Licciardi.
E stato ucciso per questo il 29 dicembre scorso,
mentre era a bordo della sua auto, Antonio Pitirollo 41
anni. La zia di Pittirollo è la madre del presunto killer
di Gelsomina Verde, la ragazza torturata e uccisa durante
la faida di Scampia. Il presunto killer è stato anche
arrestato. Pochi giorni prima, a cadere sotto i colpi
dei killer era stato Carmine Guerriero, 26 anni, soprannominato “Ronaldo”,
ucciso il 23 novembre sempre a Secondigliano