mercoledì 18 febbraio 2009

«Delitto Verde, azione vile e sporca



L’omicidio di Gelsomina Verde è stata un’azione vile, posta in essere da
un soggetto descritto da tutti i collaboratori come particolarmente spietato
e considerata dai criminali un’azione sporca. Così commenta il giudice
estensore della quarta Corte d’Assise, Isabella Iaselli, la morte della
20enne, brutalmente assassinata e poi data alla fiamme nel corso della
faida di Secondigliano. Per quel delitto è stato condannato alla pena
dell’ergastolo Cosimo Di Lauro. Qualche giorno fa sono state depositate
le motivazioni della sentenza, 75 pagine fittissime nella quali il magistrato
ripercorre tutte le fasi dell’inchiesta e del processo. «Sul motivo
abietto - scrive - l’aver ucciso una ragazza, estranea ai gruppi in guerra,
solo al fine di avvantaggiare il proprio clan camorristico integra senza
dubbio l’aggravante dell’omicidio perché ripugna il sentimento morale
collettivo - sottolinea la Iaselli, rapprestando la visione dell’intera
Corte, presieduta da Giustino Gatti, con sei giudici popolari - come dimostrato
peraltro dal grande scalpore e la vicenda ebbe nei medesimi ambienti
criminali dove fu considerata una azione “sporca”, che metteva a
repentaglio la vita delle altre donne, colpevoli solo di avere come compagni
o amici o parenti, persone del gruppo contrapposto».
Poi continua: «Rispetto ad un’azione così vile non è possibile nessuna attenuante
e quindi la condanna dell’ergastolo può essere l’unica pena da
irrogare». L’ergastolo era la pena che aveva chiesto dopo una lunga requisitoria
il pubblico ministero della Dda Stefania Castaldi. La sentenza
fu pronunciata il 12 dicembre scorso dopo due ore di camera di consiglio.
Cosimo Di Lauro è ritenuto il mandate del delitto di Gelsomina
Verde, la 20enne assassinata e bruciata nella sua auto a San Pietro a Patierno,
per non aver rivelato il nascondiglio di un nemico della cosca dei
Di Lauro. Era in corso la spietata faida di Secondigliano e quell’omicidio
segnò il momento più drammatico della guerra intestina che ha lasciato
al suolo oltre 70 persone. Quell’omicidio segnò il cambiamento di
rotta della cosca di Ciruzzo “’o milionario”: uccidere non solo affiliati ma
anche persone a loro vicine o addirittura vittime innocenti. Innocente
come lo era Gelsomina che nulla aveva a che fare con la camorra, con la
faida. La sua unica colpa: essere stata amica di uno scissionista che si
nascondeva per non essere ammazzato e loro, i killer, volevano sapere a
tutti i costi dove fosse. E quella sua colpa l’ha pagata purtroppo con la
vita. In aula la mamma e il padre di Gelsomina che non hanno perso
un'udienza e per giorni si sono tormentati ripercorrendo quelle drammatiche
ricostruzioni fatte nei minimi dettagli dal pubblico ministero
Stefania Castaldi, che ha seguito passo dopo passo il processo. Resta
ovviamente l’appello che sarà proposto dagli avvocati Vittorio Giaquinto
e Saverio Senese. Contro Cosimo Di Lauro ci sono le ricostruzioni soprattutto
dei collaboratori di giustizia ma anche intercettazioni telefoniche
e ambientali.