venerdì 20 febbraio 2009

ERGASTOLO CANCELLATO PER GIOVANNI CORTESE "O'CAVALLARO"



Giovanni Cortese detto “’o cavallaro”, esponente di spicco di quello che
è rimasto del clan Di Lauro, è stato assolto dall’accusa di omicidio aggravato.
La quarta Corte d’Assise d’Appello di Napoli, presieduta da Pietro
Lignola, ha cancellato un ergastolo. Ha avuto ragione la difesa sostenuta
dagli avvocati Claudio Davino e Saverio Senese che ha sin dall’inizio
avevano sostenuto che le ricostruzioni investigative non portavano
con certezza a lui così come le telefonate intercettate poco dopo il delitto:
non erano tutte addebitabili a lui e quelle sue non riguardavano l'omicidio
di Enrico Mazzarella. Ma l'accusa ha sempre sostenuto il contrario
cercando di dimostrare che “'o cavallaro" facesse parte della spedizione
di morte che il 5 dicembre del 2004 mise a segno a Bacoli un feroce omicidio
contro un presunto affiliato agli scissionisti legati ai ras Amato e
Pagano. Enrico Mazzarella era ritenuto il braccio economico di Rosario
Pariante, boss originario di Secondigliano trasferitosi a Bacoli come ras
per il clan Di Lauro. E per questo il 47enne imprenditore pregiudicato, titolare
di un ristorante famoso per la buona cucina, fu assassinato. All’agguato
assistettero la convivente e la sorella della vittima oltre a una
decina di altre persone tra lavoranti e i pochi clienti ancora nel locale. Enrico
Mazzarella fu ucciso nel suo locale “Da Enrico”, in via Scalandone a
Bacoli, sul litorale flegreo. Un killer, unico entrato nel ristorante di un commando
di quattro, ha chiesto di lui a un cameriere e una volta avutolo
sotto tiro sulla soglia della cucina, ha aperto il fuoco con spietata ferocia.
Sette proiettili hanno centrato l’uomo alla testa e al volto e inutile si sono
rivelate le cure dei medici dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” a
Pozzuoli. Morì poco dopo il ricovero. Enrico Mazzarella (che abitava a Bacoli
in via Mercato di Sabato ed era soltanto omonimo dei Mazzarella di
San Giovanni a Teduccio) veniva indicato dai carabinieri come “braccio
destro” del boss Rosario Pariante, attualmente detenuto per associazione
camorristica e ritenuto a capo dell’unico clan locale. L’agguato scattò
alle 15 e 50 ed apparse subito di chiaro stampo camorristico. Il commando
giunse a bordo di un’auto in via Scalandone, ma soltanto un sicario
a volto scoperto entrò nel locale per non destare sospetti. Non conosceva
Enrico Mazzarella e se lo fece indicare da un cameriere. Sul luogo accorsero
per primi i carabinieri di Bacoli e del nucleo operativo di Pozzuoli,
i quali ricostruirono le fasi dell'agguato attraverso le testimonianze del
personale impegnato in cucina e nel servizio ai tavoli, oltre alle due congiunte
della vittima. Enrico Mazzarella non aveva precedenti per camorra
e l’unico arresto di rilievo subito nella sua vita era avvenuto il 17 settembre
2002. In quell’occasione fu fermato dai carabinieri con l’accusa di
estorsione insieme ad altre 10 persone, tra le quali i Pariante padre e figlio:
Rosario e Gennaro. Secondo gli inquirenti il gruppo aveva creato una
holding del crimine con attività di facciata e gestiva un giro di estorsioni
nel campo della ristorazione