sabato 14 febbraio 2009

La decapitazione di giacomo frattini "bambulella"



Era l’unico libero degli indagati da arrestare sulla base delle indagini
dei carabinieri per l’omicidio Frattini (gli altri erano già detenuti) ed è
sfuggito alla cattura Renato Cinquegranella: 59enne di Borgo
Sant’Antonio Abate, all’epoca dei fatti legato al clan Giuliano di
Forcella. A tiralo in ballo ed ad accusarlo è stato il pentito Pasquale
Gatto. Ecco alcuni passaggi delle sue dichiarazioni, rese il 23 agosto del
2007 al pm Barbara Sargenti.
«Ho partecipato all’omicidio di “bambulella” avendo rubato
l’autovettura Bianchina 500 (nell foto), che è servita poi per caricare
il suo corpo fatto a pezzi, che io stesso ho trasportato a bordo di
questa autovettura. Il compito di procurare la macchina,che io
sapevo che doveva servire per trasportare il cadavere della vittima
mi venne affidato da Astuto Ciro e Cinquegranella Renato, che
avevano organizzato l’omicidio. “Bambulella” venne attirato in
trappola da tale “’a vicchiarella”, che è morto nel ’90. Costui
convinse la vittima che poteva fidarsi di lui, che lo avrebbe
presentato ai suoi amici al fine di consentirgli di “girarsi”, ossia di
passare con gli anticutoliani. Egli venne attirato in un bassodeposito
in vico Avvocata e lì venne ucciso da Cinquegranella
Renato, Bruno e Renato Torsi».
Il racconto di Gatto continuava con
dettagli raccapriccianti: «Io non
ero presente quando lo uccisero,
ma la dinamica e le modalità me
le raccontarono i miei compagni.
Io andai sul posto portando la
macchina che avevo procurato
quando mi chiamarono per dirmi
che l’omicidio era stato
commesso. Quando arrivai il
cadavere di “bambulella” veniva
fatto a pezzi da Cinquegranella
Renato e Paolo di Lauro