giovedì 19 febbraio 2009

Misso e Florino, confronto dopo 25 anni




Il colpo di scena è arrivato dopo una trentina di minuti di interrogatorio. I pm hanno chiesto un confronto e lui lo ha accettato. Una mossa a sopresa che ha creato non poca tensione ai piani alti della Procura di Napoli: da un lato Michele Florino, ex senatore di An, un passato in Commissione parlamentare antimafia, indagato come mandante di un triplice omicidio; dall’altro, l’ex boss del rione Sanità Giuseppe Misso, oggi collaboratore di giustizia, grande accusatore del leader della Destra.
Tensione, il confrnto fa calare il gelo. Il tema è da incubo, per un ex parlamentare che ha speso la propria carriera a chiedere a viva voce l’alto commissariato per la lotta alla camorra: Florino è stato raggiunto da un invito a comparire, firmato dai pm della Dda Sergio Amato e Giuseppe Narducci. È accusato di essere il mandante del triplice delitto di Domenico Cella, Ciro Lollo e Ciro Guazzo, avvenuto al rione Sanità il 24 settembre del 1983. Un movente politico, secondo il boss pentito: il delitto serviva ad impedire che uomini di Forcella montassero nella sanità un palco per un comizio elettorale di un candidato legato al clan Giuliano. Un candidato del Psi, che non piaceva a Misso, al suo amico d’infanzia Alfondo Galeota (ucciso negli anni Novanta), né a Florino (secondo il racconto del pentito). Difeso dal penalista Catello Di Capua, Florino si è difeso. Il confronto è durato meno di mezz’ora: i due si sono confrontati in modo acceso, tanto che l’ex senatore ha negato su tutta la linea le accuse del boss del rione Sanità. Accanto al suo avvocato, Misso ha insistito. Rivolgendosi con il «tu» all’ex parlamentare, ha raccontato delle campagne elettorali degli anni Ottanta, coinvolgendo anche ex parlamentari, citando finanche un incontro al Vomero con l’ex leader del Msi Giorgio Almirante (incontro di cui non c’è alcuna traccia, ndr). Ecco la risposta di Florino: «Sono millanterie. Non c’è stato alcun incontro tra Misso e Almirante, né ho mai organizzato campagne elettorali con Misso. Posso averlo incontrato in qualche manifestazione politica, nient’altro. Qui, al mio posto, Kafka sarebbe impallidito. Misso ci accusa, per il livore accumulato negli anni: dice di essere stato scaricato dal Msi nel corso del processo per la strage del rapido 904. Tutto qui. La mia sezione di riferimento era «Giovanni Berta», in via Foria 169, la mia storia politica è negli atti parlamentari: ho fatto sciogliere comuni per infiltrazione camorrista, nel 2003 mi sono battuto per far confiscare le case dei boss Giuliano e la stessa casa di Misso dal comune di Napoli. In questa vicenda ci sono sei vittime innocenti: i miei figli, costretti a leggere calunnie sul proprio genitore». ARTICOLO PRESO DA NAPOLI ONLINE.