sabato 14 febbraio 2009

Ucciso e fatto a pezzi: 13 ordinanze



Aveva partecipato, secondo i rivali di camorra all’epoca della guerra tra Nco
e Nf, alla strage di Poggioreale e perciò doveva essere punito in maniera
eclatante. Il suo corpo fu trovato in una Fiat 500 familiare: senza cuore, testa
e mani. Il “tribunale della camorra” aveva deciso che Giacomo Frattini,
detto “bambulella”, doveva essere ucciso e così fu. Ma come anticipato dal
nostro giornale la settimana scorsa, dopo 27 anni da quell'omicidio, la Procura
di Napoli ha ricostruito il movente, i mandanti e le fasi dell'esecuzione.
Così, ieri mattina sono state notificate 13 ordinanze di custodia cautelare
per omicidio ad altrettanti ras di camorra mentre un solo indagato è latitante:
Renato Cinquegranella. Le indagini, a suo tempo archiviate per essere
rimasti ignoti gli autori, erano state riaperte dopo che Luigi Giuliano decise,
nel 2002, di collaborare con la giustizia, insieme successivamente anche
ad altri affiliati che secondo l’accusa a quel delitto presero parte. Giacomo
Frattini, esponente della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, fu
ucciso il 21 gennaio del 1982 perché doveva essere punito, come scrive il
capo della Procura di Napoli Giovandomenico Lepore. Rientrava tutto nella
guerra di camorra, che agli inizi degli anni '80 insanguinò Napoli e provincia,
tra la Nco di Raffaele Cutolo e la Fratellanza Napoletana delle famiglie cresciute
nel dopoguerra all'ombra dei siciliani con il contrabbando di sigarette.
Il movente della vendetta di cui rimase vittima Frattini sta nella strage
del 23 novembre del 1980. Quando, approfittando della concitazione creatasi
per il terremoto, nel carcere di Poggioreale un gruppo di cutoliani fece irruzione
nel reparto occupato dagli avversari, uccidendo varie persone. Di
quell’eccidio la Fratellanza napoletana, guidata all'epoca da Luigi Giuliano
detto “Lovigino”, individuò proprio l’allora 23enne come uno dei responsabili.
E così scattò la punizione esemplare: c'era chi voleva crocifiggerlo davanti
all'abitazione di Cutolo, chi decapitarlo. Si optò per la seconda possibilità.
Nel clan c'era un macellaio che asportò il cuore e poi tagliò la testa e
le mani: pezzi che furono collocati nell'auto insieme al cadavere, ricoperto da
un lenzuolo. La perizia medico-legale accertò anche la presenza di ferite da
taglio al viso inferte quando Frattini era ancora in vita. Un sedicente gruppo,
i Nuovi giustizieri campani, rivendicò il delitto. Ma era un depistaggio:
grazie ai pentiti, è venuto fuori tutt'altro scenario. Il 23nne, a distanza di un
anno dalla sua scarcerazione, era stato attirato con l'inganno in una trappola
e giustiziato. Tredici le ordinanze di custodia cautelare notificate in carcere
ai boss: Raffaele Abbinante detto “Papele ’e Marano”; Edoardo Contini
“’o romano”; Paolo Di Lauro; Giuseppe, Mario e Salvatore Lo Russo dei “capitoni”;
Francesco e Giuseppe Mallardo; Rosario Pariante; Costantino Sarno;
Renato e Bruno Torsi; Luigi Vollaro “’o califfo”.