martedì 24 febbraio 2009

Una faida con 80 omicidi e meno di 10 killer condannati


Una faida lunghissima durata quasi un anno e di quei delitti purtroppo di colpevoli ne sono stati scovati pochissimi (nella foto il delitto di Salvatore Cipolletta). Com'è che a Secondigliano improvvisamente scoppiò la faida tra il clan Di Lauro e gli scissionisti. Uno dei primi a raccontarlo è stato Giuseppe Misso detto “'o chiatto”. Lo ha fatto parlando agli inquirenti che lo hanno ascoltato durante il suo periodo di collaborazione con la giustizia. Il suo primo interogatorio risale ad un anno fa e oramai i 180 giorni sono passati da un pezzo. «Quando Paolo Di Lauro diventò latitante passò tutto nelle mani del figlio Cosimo che iniziò un repulisti all'interno del suo clan. A Raffaele Amato fu intimato di abbandonare proprio il territorio di Napoli facendo intendere che l'avrebbero ucciso se no l'avesse fatto e che egli non si motivava a tale gesto per rispetto del padre che sapeva avere grande affetto per lui che conto suo gestiva i canali di approvvigionamento dal Sud America. L'Amato fece buon viso a cattivo gioco e si allontanò. Dalla Spagna si mise in contatto con i capi facendo leva sulla irragionevolezza del Cosimo. Egli riuscì a portare dalla sua parte queste perone che non sopportavano di essere comandare da un giovane e posso dire che questa è la cosa che è capitata all'interno del nostro clan con la faida della Sanità. Il primo passo lo fecero i Di Lauro con l'assassinio di Luigi Aliberti detto Giggino “'o luongo” che fu commesso da Ugo De Lucia e da Fulvio Montanino». Dopo Giuseppe Misso è sono stati Antonio e Maurizio Prestieri a fare luce sui quanto è accaduto all'ombra delle Vele durante i mesi bui del 2004 e del 2005. Ma nonostante i tanti nomi che ci sono segnati nei verbali, nonostante gli incroci tra le dichiarazioni, al momento non ci sono prove schiaccianti che possano incastrare i killer.