martedì 28 aprile 2009

Fontanarosa, sì ai funerali pubblici



Si terranno questa mattina nella chiesa di Tutti i Santi al borgo Sant'Antonio
Abate i funerali di Ciro Fontanarosa, il 17enne ucciso in un agguato
sabato notte in via Pietro Antonio Lettieri. Secondo le prime indagini,
il ragazzo potrebbe essere stato ammazzato a sangue freddo (crivellato
da sette colpi di pistola esplosi da due coppie di centauri in sella a scooter
Beverly) per uno sgarro. Tra le ipotesi, tutte da verificare, quella che
il diciassettenne volesse assumere il controllo dei vicoli a ridosso di corso
Garibaldi. Vicoli dove a governare il territorio è il clan dei Contini. Proprio
gli affiliati alla cosca storicamente guidata dal boss “Edoardo ’o romano”
potrebbero essere i killer che hanno freddato con sette colpi di arma
da fuoco Fontanarosa. Un ragazzo la cui vita è stata segnata, anni fa,
dalla tragica morte del padre, Antonio. Era il 5 gennaio 1999, quando l'uomo,
legato al clan Licciardi, rimase ucciso nel corso di una rapina in un
ufficio postale di Secondigliano. Un episodio che è rimasto impresso nella
mente del piccolo Ciro, che allora aveva appena sette anni. Tant'è che
quella disgrazia che aveva colpito la sua famiglia, il ragazzo l'aveva più
volte raccontata nei temi a scuola. Laddove parlava della figura paterna
come un uomo che aveva fatto tanto per i suoi tre figli, di cui Ciro era il
maggiore. Due gli altri fratelli, di cui uno fa il garzone in un bar poco distante
da piazzetta Volturno, dove il 17enne abitava con la madre, collaboratrice
domestica, col convivente di lei, ora in carcere e i suoi fratelli
(oltre al fratellino acquisito di 2 anni, nato dalla relazione di mamma Stefania
col nuovo compagno). Sono proprio loro, la madre, i fratelli, la nonna,
Angela De Rosa, e gli amici del quartiere che hanno rivolto un appello
alla questura, affinché fosse dato il permesso per celebrare le esequie
del giovane in maniera degna. “Non chiediamo null'altro - fanno sapere
familiari e amici - che poter dare l'ultimo saluto a Ciro, che era un bravo
ragazzo e non un delinquente, come è stato detto”. Molti, infatti, nel quartiere
San Lorenzo avevano descritto Ciro, all'indomani della sua tragica
fine, come un ragazzo dedito alle rapine di Rolex, ad atti vandalici ed episodi
di bullismo. Falsità, secondo parenti e amici del minorenne, che non
avrebbero fatto altro che sporcare la memoria di un giovane cresciuto in
mezzo a mille difficoltà dopo la morte del padre. Di papà Antonio, morto
in tragiche circostanze, Ciro conservava e indossava ancora i vestiti. Fiero
di essere figlio di un padre che pure gli aveva donato la vita e lo aveva
cresciuto fino a sette anni. Ora, nelle stesse tragiche circostanze, ha
perso la vita anche Ciro. Figlio di quei vicoli dove ai giovani come lui non
si offrono valide alternative alla strada e dove è facile incorrere nelle trame
della malavita pur di sbarcare il lunario. I funerali saranno celebrati dunque,
stamattina, nella piccola chiesa di Tutti i Santi, senza però il corteo
che è di rito in questi casi.