martedì 28 aprile 2009

Il 17enne “avvertito” già una volta



Voci confidenziali, sempre più inquietanti, raccolte dai carabinieri. A
Ciro Fontanarosa (nella foto il luogo dell’agguato) addirittura sarebbe stato
intimato di lasciare il quartiere, ma lui aveva fatto orecchie da mercante.
E così le minacce sarebbero continuate per almeno un mese, fino
all’epilogo tragico. Probabilmente il 17enne le aveva sottovalutate e
invece non avrebbe dovuto.
Per gli investigatori la chiave dell’omicidio è ora molto chiara: i ripetuti
avvertimenti, che non avevano sortito effetti. Almeno non quelli desiderati
dagli uomini che l’altra notte l’hanno ucciso barbaramente nonostante
avesse soltanto 17 anni. Ma quali erano i comportamenti sbagliati
che la camorra del Vasto-Arenaccia (Contini-Licciardi) imputava
al minorenne? È proprio questo il punto cruciale delle indagini dei carabinieri,
i quali pensano più a una serie di spacconerie che a un episodio
singolo: una rapina o un furto, per esempio. Tanto che stanno cercando,
come primo passo, di risalire agli autori delle intimidazioni. Sperando
nel frattempo che qualche familiare o amico della vittima possa aiutarli,
facendo uno o più nomi; purtroppo però, per adesso sta vincendo
l’omertà.
Ormai gli investigatori dell’Arma (con
il maggiore Lorenzo D’Aloia del Nucleo
investigativo) stanno lavorando sul caso
da più di due giorni. Un tempo trascorso
a cercare soprattutto una traccia
utile all’identificazione dei due sicari
in motocicletta, a volto scoperto e
probabilmente conosciuti nella zona.
Il movente è sempre più chiaro con il
passare delle ore, anche se non viene
ancora esclusa la possibilità di un collegamento
tra l’agguato e le frizioni che si registrano tra pregiudicati di
malavita del quartiere. Era Ciro Fontanarosa, e solo lui, il bersaglio: il cugino,
in sua compagnia e testimone oculare inutilmente messo sotto torchio,
è stato “risparmiato” in maniera evidente. Le sue dichiarazioni comunque,
non sono state utili agli uomini dell’intelligence