giovedì 21 maggio 2009

A 17 anni fece pestare ladro d’auto



Aveva solo 17 anni
quando ordinò il pestaggio di un
ladro che aveva sfidato il clan rubando
il motorino della sua fidanzata.
Raffaele Amato jr, nonostante
fosse minorenne, era già
una figura di vertice degli scissionisti.
Detenuto per una rivolta
contro le forze dell’ordine, Amato
jr è stato raggiunto in carcere dall’ordinanza
di custodia cautelare
che ieri mattina ha decimato il
gruppo Amato-Pagano. La rapina
dell’autovettura della fidanzata del
giovane boss e il successivo sequestro
di persona e pestaggio
del ladro da parte degli affiliati,
realizzano il concetto di controllo
del territorio e delle attività criminali
da parte dell’organizzazione
camorristica. Nella serata del
6 aprile 2006 Maurizio Errichelli
telefonò a Oreste Sparano ed a
Antonio Ciccarelli, affiliato ai Licciardi,
chiedendo il loro aiuto in
quanto aveva bloccato un ladro
che si era impossessato dell’auto
di Valeria Ostetrico, allora fidanzata
di Amato jr. Arrivati sul posto,
Ciccarelli scopriva di conoscere
il rapinatore che era originario
del suo stesso quartiere. Per
punizione il rapinatore, che aveva
agito in concorso con tale “Umberto
’o biondo”, fu ammanettato
e poi pestato violentemente. Decisiva
per ricostruire la vicenda è
l’intercettazione ambientale tra
Sparano, Ciccarelli, Errichelli e
Antonio Amoruso (il ladro).
Ciccarelli: «Antonio (ndr lo chiama
per nome il ladro, in quanto lo
riconosce)...ma come ti sei trovato
a rubare qua...?».
Sparano: «Pure con la pistola te
la sei presa?...Mannaggia la Madonna.
Senti, “Capa Janca” (ndr,
Raffaele Amato jr) adesso che
esce, non sai con chi stai avendo
a che fare? Era meglio che ti prendevano
le guardie...fratello».
Amoruso: «Ma io stavo a rubare
».
Sparano: «A Secondigliano non
si ruba».
Il giovane rapinatore viene sequestrato
dagli affiliati al clan, per
conto dell’Amato jr. Il primo a
bloccarlo è Errichelli, poi interviene
Sparano che lo investe con
insulti e minacce, tant’è che il ragazzo
viene portato in un altro
luogo rispetto a quello dove viene
bloccato, ossia un box nella
219 di Melito. Dopo il pestaggio
Sparano commenta con Amato jr
quanto successo.
Amato jr: «Stava fatto a cocaina
».
Sparano: «Hai visto quanti
schiaffi che ha avuto?».
Amato jr: «Io lo vedevo tutto “appappagallato”,
tutto imballato,
quello adesso è uscito da carcere...
che cazzo ne sa lui...Secondigliano
».
Sparano: «’O Lello proprio a guardie
proprio abbiamo lavorato...con
i vetri neri».
Anche da questa conversazione
emerge chiaramente che Sparano
e gli altri hanno picchiato il
giovane e si gloriano del fatto che
il loro intervento si è pienamente
sostituito in maniera efficace a
quello delle forze dell’ordine, nel
senso che è come se lo avessero
arrestato con conseguente punizione
che, secondo la loro ottica,
avviene immediatamente attraverso
la aggressione e le sevizie.