mercoledì 20 maggio 2009

Capuozzo ammazzato perché voleva vendicare il padre



«Sapemmo che il giovane
cercava vendetta ed era
solito accompagnare la madre
al cimitero di Miano per onorare
la salma del padre. Pertanto
io, Paolo Di Lauro, Raffaele
Abbinante e Rosario Pariante
decidemmo di ucciderlo.
E così avvenne, proprio nelle
vicinanze della tomba».
Cominciò così, il 28 maggio
2008, il racconto di Maurizio
Prestieri a proposito dell’omicidio
di Pasquale Capuozzo, figlio
di Rocco detto “Rocchino”.
Quest’ultimo fu eliminato perché
nel clan Di Lauro-Prestieri
erano convinti che avesse
fatto la filata davanti al bar
“Fulmine” a Secodigliano in
occasione dell’agguato costato
la vita ai fratelli Rosario e
Raffaele Prestieri. Padre e figlio
furono assassinati a distanza
di pochissimo tempo: il 13 aprile
’93 il primo, il 9 maggio il secondo.
Ecco alcuni passaggi
delle dichiarazioni del pentito,
con la consueta premessa della
presunzione d’innocenza per
le persone tirate in ballo.
«Diedi il compito- ha sostenuto
Maurizio Prestieri- a Salvatore
Esposito detto il “Formaggiaro”
di controllare fuori al cimitero
di Miano quando arrivavano
madre e figlio. Il “Formaggiaro”
svolse il suo compito,
ma io compresi che non potevo
partecipare all’agguato in
quanto la polizia avrebbe subito
intuito che ero stato io e
in particolare un ispettore che
ben mi conosceva. Quindi io
organizzai la regia dell’agguato:
su una moto Transalp montarono
Cicciotto Irace alla guida
e Francesco Fusco dietro,
armato di una calibro 38 corta
e di una 9x21. Il “Formaggiaro”
ci avvertì con una chiamata
dal cellulare e io feci partire
i killer dal Monterosa. Appena
Fusco giunse sul posto e vide
il figlio del “Rocchino” gli sparò,
finendolo con la calibro 38
corta, mi sembra nelle vicinanze
della tomba del padre. I
killer poi andarono a casa mentre
il “Formaggiaro” andò a posare
le armi in un nostro appoggio,
in un’abitazione delle
tante famiglie disponibili a nasconderle
anche se usate dietro
compenso. In ogni caso era
gente conosciuta da lui, che
non sono in grado di indicare”.
Dell’omicidio di Rocco Capuozzo,
“Rocchino”, ha parlato
invece anche Antonio Pica il
7 novembre 2008. «Tutti gli
omicidi commessi per vendicare
mio zio Raffaele sono stati
decisi da Paolo Di Lauro, Raffaele
Abbinante e Rosario Pariante.
“Rocchino” fu ucciso
durante questa faida e mi fu
raccontato come da mio zio
Carmine Minacci e da Massimiliano
Cafasso detto “Magnetella”,
in quanto quest’ultimo
si è sempre vantato con noi
nipoti di aver vendicato la morte
di mio zio Raffaele. Il “Rocchino”
era amico di mio zio
Raffaele, ecco perché gli poteva
aver tirato la “filata”».