lunedì 18 maggio 2009

Coinvolti tutti i boss di Secondigliano






Nove boss, tutti carismatici
e descritti dai collaboratori
di giustizia come “sanguinari”:
Raffaele Amato e Carmine Minacci,
gli unici che erano in libertà;
Paolo Di Lauro, Enrico
D'Avanzo, Rosario Pariante, Antonio
Abbinante, Raffaele Abbinante,
Gennaro Marino e Massimiliano
Cafasso, già detenuti in
carcere. Ma tra essi il nome ancora
oggi maggiormente di spicco
è quello di Di Lauro, soprannominato
“Ciruzzo ’o milionario”,
nei tempi della lira evidentemente.
Nato a Napoli il 26 agosto 1953,
dichiaratosi per anni “rappresentante
di biancheria”, Paolo Di Lauro
non ha ereditato dal padre la
fortuna accumulata ma
il soprannome: “Ciruzzo”,
come il genitore.
Mentre l’altro che evoca
grandi fortune, “’o
milionario”, se l’è guadagnato
sui tavoli del
gioco d’azzardo: famoso per le sue
puntate da brivido e anche per
vincite clamorose, sulle quali però
nessuno può dire con certezza
se siano state reali o se si tratti di
leggende.
Infatti gli investigatori sono molto
più propensi a credere che il
boss della camorra si sia costruito
negli anni la fortuna di padrino
praticando la prudenza e stando
ben attento a non lasciare mai
tracce del suo passaggio.
Ecco perché volontariamente si
rese irreperibile per la prima volta
nel 1994. Poi ricomparve, ma
nel 1997 sparì definitivamente fino
al 16 settembre 2005, quando
fu arrestato da latitante dai carabinieri.
Il primo a parlare di lui come
boss fu il pentito Antonio
Ruocco, alias “capececce”, il ras
di Mugnano poi diventato collaboratore
di giustizia.
Da allora è cominciata la leggenda
dell’ex rappresentante di biancheria.
È anch’essa una famiglia sconvolta
dalla faida di Secondigliano
quella dei Marino, di cui l’esponente
di spicco è Gennaro detto
“Genny Mecchei”. Era uno dei
luogotenenti più fidati del padrino
latitante “Ciruzzo ’o milionario”
prima della scissione provocata
da una partita di droga proveniente
dalla Spagna, i cui proventi
non furono versati nelle casse
dei Di Lauro dagli “scissionisti”
secondo la ripartizione che il
clan di cupa dell’Arco riteneva
giusta.
E che fosse nel mirino degli avversari,
“Mecchei” lo sapeva da
tempo. Cosicché agli inizi di novembre
2004 la polizia, attraverso
un’intercettazione telefonica lo
localizzò a Rimini. Tornò a Napoli
qualche giorno dopo e l’11 novembre
fu arrestato durante un
summit interrotto dagli uomini del
commissariato Scampia in via
Fratelli Cervi.
Lui e Arcangelo Abete erano i
principali esponenti di un gruppo
di sette bloccato e ammanettato.
Ugualmente molto conosciuti, sia
in ambienti criminali che investigativi,
Enrico D’Avanzo (cognato
di Paolo Di Lauro), Rosario Pariante
e gli Abbinante, originari
di Scampia ma trasferitesi a Marano
nel corso della faida 2004-
2007.