mercoledì 20 maggio 2009

«Così sono morti i miei fratelli



È il racconto di un fratello,
che pur se camorrista, pur se
reo-confesso di atroci delitti, parla
di una strage che lo ha colpito nel
profondo e in prima persona. In un
agguato studiato a tavolino dai camorristi
del clan Ruocco, prima alleati
e poi nemici giurati dei Di
Lauro, furono assassinati Raffaele
e Rosario Prestieri, fratelli di Maurizio,
il 18 maggio del 1992, nel loro
quartier generale, il rione Monterosa.
Un delitto nel quale moriroro
cinque persone e fu ribattezzato
“strage” del Monterosa. E sono
oltre 20 i delitti ricostruiti dai pentiti.
Questa una parte del racconto
di Maurizio Prestieri ai pm della
Dda di Napoli: «Mio fratello Raffaele
il lunedì mattina come suo solito
si recò presto al bar “Fulmine”
per cambiare degli assegni. Lì trovò
Raffaele Abbinante, Guido Abbinante,
Antonio Esposito, che è
vigile urbano ed è fratello di Gennaro
’o curto affiliato alla Masseria
Cardone, Franco Cimmino affiliato
al clan Limelli-Vangone, Francesco
Murolo nostro affiliato, Domenico
Abbate nostro affiliato, Aniello
Quarto, nostro affiliato e Rosario
Prestieri». Nessuno poteva neanche
immaginare quello che sarebbe
accaduto di li a pochi istanti. Un
commando di fuoco era già pronto
con le armi in pungo per sferrare
un colpo decisivo alla cosca nemica.
«Mio fratello si intratteneva a
parlare con Franco Cimmino, ad un
certo punto Raffaele Abbinante si
allontanava verso la salumeria del
“casaro”, si attendeva anche l’arrivo
di Rosario Pariante, il quale non
raggiunse mai il Montererosa perché
quando era giunto al ponte di
Melito ebbe già la notizia della strage
», dice il pentito. Poi il racconto
dell’azione di fuoco così come gli
è stata riferita da chi era presente
al raid. «Improvvisamente sopraggiunsero
due autovetture con a
bordo il gruppo di fuoco dei Ruocco
di cui faceva parte sicuramente
Giuseppe Ruocco. I killer in totale
sono cinque muniti di mitragliette
i quali scendono simultaneamente
dalle auto e iniziano a far fuoco
sugli uomini presenti fuori al bar
“Fulmine”». Parole precise anche
sulla fine dei due fratelli. «Per come
mi è stato riferito Giuseppe
Ruocco munito di kalasnikov si dirige
direttamente su mio fratello
Raffaele colpendo con una sferragliata
di mitra, mio fratello Rosario
nell’intento di distogliere il killer da
“Elluccio” prende il braccio di Peppe
“Capececcia” attirando il kalasnikov
verso il proprio petto e morendo
egli stesso». Nell’agguato veniva
colpito anche Domenico Abbate
e Aniello Quarto. Solo Franco
Murolo pur se gravamente ferito
sopravvisse per poco morendo poi
in ospedale. Furono solo feriti Franco
Cimmino, Antonio Esposito e
miracolosamente sopravvissero
Guido e Raffaele Abbinante. Questo
degli Abbinante fu un giallo che
è scritto nero su bianco a pagina
51 dell’ordinanza di custodia cautelare.
«Era strano che da quello
scempio siano sopravvissuti solo
gli Abbinante, ben noti a “Capececcia”.
Per quanto è successo dopo
la strage e per il modo in cui
hanno agito gli Abbinante non
escludo - riferisce Prestieri - che in
quella occasione i due possano
aver indicato ai killer la presenza
di mio fratello»