giovedì 14 maggio 2009

Delitto Cangiano, sparito il teste oculare



È sparito, ha rifiutato la protezione riservata ai testimoni di giustizia e da allora
si sono perse le sue tracce e quelle della madre. È un 14enne di Secondigliano
che il 10 agosto del 2007 era in fila davanti alle casse del Magic
World di Licola quando i killer degli scissionisti di Secondigliano ammazzarono
Nunzio Cangiano. Lui vide in faccia un uomo e ne seppe indicare finanche
il nome, perché lo conosceva. Lo fece davanti ai carabinieri che seguivano
le indagini e le sue dichiarazioni sono entrate a far parte dell’ordinanza
che trattiene in carcere il presunto killer, Luigi Buono detto “Topolino”.
Ebbene il testimone chiave non si trova e adesso le sue dichiarazioni potrebbero
venire a mancare nel corso del processo in Corte d’Assise. Questa
mattina sarà celebrata una nuova udienza e per la quarta volta era stato citato
come testimone ma purtroppo la Procura non riesce a trovarlo. Sparito
nel nulla. All’epoca non fu richiesto un incidente probatorio, ovvero una assunzione
anticipata di prove, per poter cristallizzare le sue dichiarazioni. Proprio
grazie alle ricostruzioni del ragazzino, che ebbe il coraggio di fare il nome
e il cognome del presunto killer, gli inquirenti avevano indentificato Buono
fin dalle prime fasi delle indagini sull’omicidio di Nunzio Cangiano. Le
indagini che portarono all’arresto di “topolino” furono rapidissime. La risposta
dello Stato all’efferato omicidio consumatosi davanti agli occhi di tanti
bambini non si fece attendere. L’uomo conosceva la vittima: come accertato
dagli investigatori, avrebbe approfittato proprio della vecchia conoscenza
con Nunzio Cangiano per informarsi attraverso amici in comune sulle sue
abitudini e attenderlo davanti all’acquapark per ucciderlo. Secondo l’accusa
(fermo restando la presunzione d’innocenza per l’indagato fino a un’eventuale
sentenza definitiva di condanna) il presunto sicario avrebbe scartato
l’idea di un agguato nei pressi di casa della vittima per un motivo molto semplice:
via Vittorio Emanuele a Secondigliano è sotto il controllo del clan Amato-
Pagano, gli ex “scissionisti” con i quali era passato da alcuni mesi “’o mattone”
trasferendosi anche come abitazione. Perciò, saputo che spesso andava
al parco giochi acquatico, aveva pensato di aspettarlo lì armato. Ma
Buono non aveva messo in conto che l’omertà poteva cadere in determinate
circostanze e così due testimoni, che erano accanto alla vittima, tra i quali
appunto l’allora 13enne, collaborarono con gli inquirenti permettendo di
risalire al presunto killer. Le indagini, condotte dai carabinieri, avrebbero
successivamente scoperto altri indizi di colpevolezza e ricostruito lo scenario
complessivo: la vittima, Nunzio Cangiano, era uno di quelli che avevano
cambiato bandiera e per accreditarsi presso il clan Amato-Pagano avrebbe
assassinato Antonio Silvestro, il 1 giugno scorso. Perciò l’indagato si sarebbe
vendicato: in passato, nel corso della faida, era stato visto in qualche occasione
in compagnia di esponenti dei Di Lauro, senza però essere coinvolto
nella maxi-inchiesta culminata a dicembre 2004 in 92 ordinanze di custodia
cautelare. Subito dopo l’omicidio Cangiano, Buono si nascose nel rione
dei Fiori, roccaforte dei Di Lauro. Qui fu sorpreso nel sonno dai carabinieri.
In occasione della conferenza stampa il giorno dopo il suo arresto, il 22enne
fu così descritto come un elemento pericoloso dei Di Lauro.