mercoledì 20 maggio 2009

IL DUPLICE DELITTO DI “CAPECECCIA”



Lo pedinarono fino a
quando non ebbero la certezza
di eliminarlo. Purtroppo con
lui c’era anche un’altra
persona: testimone scomodo
che per questo fu assassinato.
È il duplice omicidio di
Annibale Cirillo detto “Mimì
“’o lupanaro” e Luigi Pirozzi,
avvenuto il 25 marzo del 1992.
È lo stesso esecutore
materiale, Antonio Ruocco, a
raccontarlo ai magistrati della
Direzione distrettuale
antimafia di Napoli. «Colui che
reggeva le fila del mio ex
gruppo era “Mimì ’o lupanaro”
e perciò doveva essere
ammazzato». Comincia così il
suo racconto che poi entra nel
vivo precisando una serie di
particolari che non sarebbero
mai potuti essere scoperti
senza le confessioni. «Io e
Negri ci fermammo a dormire
in un albergo a Roma. Il
pomeriggio successivo, intorno
alle 16, ritornammo a
Mugnano, ma questa volta solo
io ed il Negri. Girammo per il
paese per diverso tempo e solo
in serata, ricordo più o meno
all’orario in cui stava iniziando
una partita di calcio, notai
“Mimì ’o lupanaro” in una via
chiamata del Ritiro». Poi il
racconto dei particolari del
delitto: «Mimmo era in
compagnia di una persona che
io sapevo chiamarsi Pirozzi e
che non aveva mai visto in
precedenza, sapevo che
Pirozzi era il vero proprietario
dell’auto e che lo stesso era
stato indicato come uno degli
autori dell’agguato a mio
fratello Sebastiano. Fermai
l’auto a circa dieci metri di
distanza e aprii lo sportello
silenziosamente. Scesi
dall’auto e mi portai vicino alla
macchina. Ero armato con un
fucile safari nel cui caricatore
avevo inserito otto cartucce. Il
finestrino dell’auto era aperto.
Non mi curai delle persone che
si trovavano a bordo di
un’altra auto. A circa tre metri
esplosi il primo colpo che
ammazzò Pirozzi. E poi colpì
Mimmo. Dopo mi misi in
macchina e con Negri
percorremmo la strada
dell’andata. Lunga il percorso
buttai il fucile in un cassonetto
della spazzatura.