giovedì 21 maggio 2009

«Nocera giustiziato dal suo clan»



Non c’erano sconti per
chi sbagliava. La punizione arrivava
implacabile e a distanza di
poco tempo. Chi osava agire di
propria iniziativa e disobbedire agli
ordini dei capi sapeva già di non
avere scampo. Da quando aveva
ucciso una persona fuori al bar Zelinda
a Scampia senza chiedere il
permesso al capo-clan, Mariano
Nocera era diventato un morto che
cammina. E lo sapeva. E sapeva
anche che la richiesta di intercessione
ad Abbinante non lo avrebbe
salvato: fu ucciso il primo settembre
del 2004 su ordine del boss
Cosimo Di Lauro come punizione.
A riferire i particolari è il pentito
Giovanni Piana. «Ho conosciuto
personalmente solo Cosimo Di
Lauro, Ciro Di Lauro, nonché Nunzio
e Marco, ma con questi ultimi
due ho avuto solo sporadici incontri.
Ho incontrato Cosimo e Ciro
prima della faida di Secondigliano
e precisamente nel periodo in cui
a Secondigliano venne ucciso Mariano
Nocera, questa persona legata
al gruppo Abbinante. Cosimo
Di Lauro ci mandò a chiamare. Il
Cosimo Di Lauro voleva fra capire
alla famiglia Abbinante che lui era
il capo e che tutto veniva gestito
da lui. Ci disse che lui aveva preso
il posto del padre e che voleva
eliminare tutte le persone anziane
del gruppo per lasciare spazio ai
giovani. Ci disse che a Secondigliano
non si poteva fare niente
senza il suo preventivo consenso;
in particolare Di Lauro si riferiva al
fatto che Mariano Nocera, prima
di essere ucciso aveva commesso
l’omicidio di una persona che non
conosco ma posso precisare che
detto omicidio è stato commesso
fuori dal bar Zelinda. Il Nocera aveva
commesso detto omicidio senza
avvisare nessuno e lo aveva
commesso perché l’ucciso doveva
dargli dei soldi derivanti dal traffico
di sostanza stupefacente. Detto
omicidio è stato commesso dal
Mariano Nocera da solo e senza
l’appoggio di nessuno. Cosimo Di
Lauro ci fece capire che era stato
lui a commissionare l’omicidio del
Nocera». Continua Piana: «Dopo la
consumazione da parte del Nocera
dell’omicidio davanti al bar Zelinda,
questi temeva per la sua incolumità
tanto è vero che si impressionò
del fatto che una motocicletta,
a suo dire, la stava seguendo.
Mi riferì detta circostanza
ed io lo accompgnai da Francesco
Abbinante, all’epoca latitante,
il quale mi invitò di mandare a Cosimo
Di Lauro l’imbasciata che il
Nocera aveva sbagliato ma comunque
era suo amico e pertanto
poteva essere perdonato. Io ed Giovanni
Esposito ci recammo da Fulvio
Montanino, all’epoca braccio
destro di Di Lauro, e gli dicemmo
quanto riferitoci da Abbinante con
la preghiera di informare Di Lauro.
Fatto è che lo stesso pomeriggio il
Nocera venne ucciso».
«Quando è stato ammazzato l’Arciello
io mi trovavo a Forte dei Marmi
con Francesco Abbinante, all’epoca
latitante. Dimoravamo in
una villetta presa in affitto. Durante
detta permanenza a Forte dei
Marmi io comunque all’incirca
ogni settimana facevo rientro a Napoli
e, durante uno di questi viaggi,
ho saputo dell’omicidio Arciello,
per come riferitomi dallo stesso
Nocera. Io, risalito a Forte dei Marmi,
riferii il tutto ad Francesco Abbinante,
all’epoca unico della famiglia
ad essere libero».