lunedì 18 maggio 2009

Stanato il superboss Lello Amato



La latitanza è finita nella
hall di un albergo nel centro di
Marbella in Spaga. Ha tentato di
reagire ma quando ha capito che
per lui era finita allora ha alzato le
mani. È stato catturato così ieri sera
Lello Amato, capo incontrastato
degli scissionisti di Secondigliano,
che da alleato del capo Paolo
Di Lauro è diventato suo nemico
scatenando una faida da oltre
100 morti. Ma Lello Amato era libero
nonostante le gravissime accuse
che gli pendevano sulla testa
ovvero di essere il capo e il promotore
di una associazione di
stampo camorristico prima con i
Di Lauro poi con il nome dell’omonimo
clan. Libero perché erano
scaduti i termini di custodia
cautelare in carcere in attesa della
fissazione dell’udienza preliminare.
Ma da allora, gli instancabili
investigatori della squadra Mobile
di Napoli diretta da Vittorio Pisani
e gli inquirenti della Dda (Stefania
Castaldi e Luigi Alberto Cannavale)
coordinati dal Procuratore
Giandomenico Lepore, non lo hanno
perso di vista neanche un attimo.
Amato si era stabilmente trasferito
in Spagna dove aveva imparato
a parlare lo spagnolo perfettamente,
aveva documenti falsi,
una patente spagnola e viveva
tra Malaga e Marbella come fosse
un facoltoso imprenditore. Girava
spesso alberghi e aveva dei suoi
fedelissimi con i quali contrattava
i carichi di droga che poi faceva
arrivare a Secondigliano e Scampia,
droga-shop di tutta Italia.
Amato è il maggiore importatore
di cocaina forse di tutta Europa e
questa fama era conosciuta anche
in Spagna. Adesso però per lui si
sono aperte le porte del carcere e
presto sarà
trasferito in
Italia grazie
all’emissione
di un
Mandato di
cattura europeo
che
dovrebbe
accelerare i tempi di estradizione.
Nessun problema dunque: il ras
dovrebbe essere in Italia nel giro
di pochi giorni. L’ordinanza di custodia
cautelare in carcere è stata
emessa per la faida tra i Di Lauro
e il clan Ruocco, per il controllo
del territorio e degli affari criminali
della zona. Una faida che ha
provocato oltre 30 morti tra il 1991
e il 1993. Lello Amato è indicato
dai collaboratori di giustizia come
il responsabile di otto omicidi. Tra
i quali il raid contro Elena Moxedano
e Angela Ronga, oltre ai delitti
di Biagio Ronga e Alfredo Negri,
torturato per 15 ore di seguito
prima di essere stato bruciato vivo.
Oltre a lui, nell’ordinanza di custodia
cautelare in carcere sono finiti
anche Paolo Di Lauro, Enrico
D’Avanzo, Guido e Raffaele Abbinante
ma anche Gennaro Marino
detto “’o
Makkey”,
fautore della
scissione
con i Di
Lauro, e
Massimiliano
Cafasso.
Erano tutti
in carcere e oltre ad Amato, l’unico
ad essere stato arrestato è Carmine
Minucci, cognato di Maurizio
Prestiri che da qualche tempo
si è trasferito lontano da Napoli.