mercoledì 20 maggio 2009

Uccisa perché cercò di salvare il marito



«Mia cognata, Elena Moxedano,
per proteggere il marito
aveva aggredito uno dei killer e
questi voltandosi verso di lei fece
fuoco sparandole due volte al petto.
La cosa mi addolorava profondamente,
per cui non mi sono fatto
raccontare con esattezza le modalità
dell’agguato. Mio fratello,
sebbene ferito, riuscì a salvarsi; lei
rimase uccisa».
Era il 7 ottobre ’94 quando Antonio
Rocco, il boss di Mugnano soprannominato
“Capececce” passato
quell’anno tra le file dei collaboratori
di giustizia, raccontò ciò
che aveva saputo in famiglia sull’omicidio
della cognata, moglie
del fratello Sebastiano. L’agguato
avvenne il 19 ottobre ’91 e rientrava
ovviamente nella faida con i
Di Girolamo, spalleggiati e aiutati
militarmente dai Di Lauro. Ecco
alcuni passaggi delle sue dichiarazioni
sulla tragica vicenda,
con la premessa (e vale lo stesso
anche per le dichiarazioni di Maurizio
Prestieri, riportate più avanti)
che le persone tirate in ballo devono
essere ritenute estranee ai
fatti narrati fino a prova contraria.
«A causa dell’incendio presso
l’abitazione di mia madre avevo invitato i miei fratelli
a stare attenti, pregandoli di
non recarsi a lavorare e dicendo
loro che avrei provveduto io in
quel periodo a sostenerli economicamente.
Sempre in questo
frangente mio fratello Giuseppe
aveva collocato un grosso cancello
in ferro davanti alla porta della
sua abitazione, proprio per evitare
che potesse ripetersi ciò che era
accaduto presso la casa di mia
madre. Un giorno, mentre preparavo
l’agguato a “Mimì ’o lupanare”,
ritornando all’abitazione di
mia suocera a Marano, appresi
che avevano sparato a mio fratello
Sebastiano e che anche la moglie
di quest’ultimo era rimasta ferita
in maniera grave. Sulle modalità
del fatto, posso riferire quanto
mi venne detto in famiglia; e cioè
che mentre Sebastiano stava
aprendo con le chiavi la portiera
della propria auto, qualcuno gli
aveva sparato alle spalle. La sua
fortuna era stata quella di essersi
chinato verso la serratura proprio
nel momento in cui il colpo partiva.
Perciò era stato ferito solo di
striscio. Mia cognata invece, che
si trovava di fronte al punto in cui
si trovava il marito, avendo visto
la scena aveva aggredito i sicari e
uno di questi voltandosi verso di
lei, aveva fatto fuoco due volte al
petto. Appresi in seguito il nome
della persona che aveva indicato
la vittima ai killer, un tale Pirozzi.
Uno di essi era una persona bassa
e tarchiata che individuammo in
un tale “Ciruzzo ’o tappezziere”».
Anche Maurizio Prestieri, pentito
di ultima generazione tra i malavitosi
di Secondigliano, ha parlato
dell’omicidio di Elena Moxedano.
Esattamente il 23 maggio 2008 sostenne
che «vi fu più di un omicidio.
Il primo ebbe come vittima un
tale Baldassarre, mi sembra un fratello
del “Capececce”. Ricordo che
per errore fu uccisa una donna, la
cognata del “Capececce”, Anna
Moxedano».
È evidente che Prestieri fa confusione
sui nomi, ma gli inquirenti
hanno ugualmente inserito nell’ordinanza
le sue dichiarazioni